Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 06 Venerdì calendario

Roma ballava fino all’alba: quei vent’anni di club, discoteche e vinili che hanno cambiato le notti italiane

Un’epoca, mille suoni. Dal 1975 al 1995 l’Italia vive nelle discoteche la sua piccola, grande rivoluzione culturale (e di costume). Sono gli anni d’oro del «clubbing»: disco music, house e techno esplodono in pista. I dj (all’epoca ancora «dee-jay» o «disc-jockey») erano le star della nightlife italiana. Quei vent’anni, che hanno segnato per sempre un’intera generazione, sono diventati un libro, il racconto di notti e albe mitiche, di consolle, locali e atmosfere irripetibili: Disco Playlist Italia 1975-1995 (edizioni Vololibero), di Cristiano Colaizzi e Corrado Rizza, due protagonisti della scena disco dell’epoca, è una finestra spazio-temporale che si apre sul mondo della notte. E un viaggio per immagini e musica, attraverso 246 playlist originali – da ascoltare grazie a un QR code su Spotify – quasi 4.500 brani scelti da 196 dj attivi in 180 discoteche di tutte le regioni, da Nord a Sud. Un lavoro meticoloso di recupero della musica che ha fatto ballare un intero Paese in un periodo unico, narrato da chi quella notte l’ha vissuta e creata.
Ma come si è arrivati dai vinili da 12 pollici a Disco Playlist Italia? Cristiano Colaizzi, dj attivo sin dai primi anni Novanta e già direttore artistico delle iniziative dall’A.I.D. (Associazione Italiana Disc Jockey) ha collezionato per anni le cassette dei locali romani e italiani, archiviandole e ricavandone con grande pazienza le tracklist. Corrado Rizza era il dj dei locali più rappresentativi di Roma e non solo: dall’Histeria e Gilda di Roma al Miraggio di Fregene, dal Delano e Faena di Miami Beach al Lavo di New York. È anche produttore musicale dai tempi della «Italo Disco» e ha firmato diversi documentari, tra cui Roma Caput Disco e Piper Generation. Insieme hanno deciso di lavorare per salvare un patrimonio di note e melodie che il tempo minacciava di dissolvere. «Verso la fine degli anni ’80, ho iniziato a raccogliere cassette mixate nei locali più rappresentativi della Capitale, durante il Covid le ho digitalizzate e estratto i titoli dei brani – spiega Cristiano Colaizzi – Un lavoro complesso, ma che ha permesso di rendere disponibile un repertorio immenso raccolto nel nostro primo progetto, Roma Disco Playlist. Il nuovo libro ne è la naturale conseguenza. Ma da Roma abbiamo fatto rotta sull’Italia intera. Dai dj più noti a quelli meno noti, ma una cosa è certa: tutti, nella propria zona, hanno segnato un’epoca straordinaria». Un esempio nella foto che apre il reportage, scattata all’Alien di Roma a fine anni ’80, con Peter Mincioni e un giovanissimo Lorenzo Cherubini, che ancora non era diventato Jovanotti.
I giganti della consolle  e la geografia dei club
Pista dopo pista, club dopo club, la mappa che emerge dalla Valle d’Aosta alla Sicilia è quella dei “locali-mito”: dalla Baia degli Angeli (Gabicce) al Cosmic (Lazise), dal Nepentha, Plastic e Rolling Stone a Milano al Piper (il club più famoso), Easy Going e Histeria a Roma, fino al Pascià, Peter Pan, Byblos e Cocoricò sulla Riviera romagnola, Divinae Follie e Empire al Sud. Il libro tiene insieme “dining club”, privè e discoteche mentre si affermavano i primi after hour e rave intercettati da radio e programmi come Planet Rock e Weekendance.
C’è la storia della musica da discoteca nelle playlist di questi dj, armati di vinili e cassette, tra cui appaiono Albertino, Claudio Cecchetto (al “Divina” di Milano), Fiorello (ad Augusta), Roberto D’Agostino (al “Titan”), Jovanotti (nel 1986 al “Veleno” di via Sardegna 27 a Roma), Linus (“Deejay Parade”), e ancora Joe T. Vannelli, Daniele Baldelli, Molella, Ralf, Mozart, Dj Ringo, Nicola Guiducci, i compianti Marco Trani e Claudio Coccoluto, Faber Cucchetti, Riccardo Cioni, Luca De Gennaro, Mauro Ferrucci, Elio Fiorucci, Stefano Fontana, Franco Moiraghi e tanti altri personaggi mitici del clubbing e delle radio. 
C’è spazio anche per l’aneddoto pop ricordato da Rosario Fiorello, una testimonianza di quanto la figura del dj stesse diventando centrale nell’immaginario collettivo: «Alla fine degli anni Settanta a cavallo con gli anni Ottanta ci fu anche da noi la “Febbre del sabato sera”, ma quella vera! E quindi anche io sono nato con quella storia del disc jockey – Serata danzante a Los Amigos con il famoso disc jockey Fiorello a lire 2.000!». 
«È stato un lavoro di ricerca immenso e certosino – sottolinea Corrado Rizza – Decine di dj da contattare e contributi musicali da archiviare e classificare. Le discoteche, in quegli anni, erano veri e propri luoghi di culto, punti di riferimento fondamentali per la vita notturna e la musica dance. Proprio nella capitale, nel 1965, al Piper, era comparso per la prima volta la figura del dj, che 10 anni più tardi diventa già un punto di riferimento assoluto: si andava in discoteca sapendo che c’era quel personaggio a mettere dischi tutti da ballare. E i ragazzi aspettavano con trepidazione i missaggi del dj che aveva una sua scaletta musicale personalizzata. Poi dal 1995 il dj smette di essere resident e comincia a girare di locale in locale, portando la sua musica in più luoghi».
Erano notti vissute ad alto volume, ma sempre nel segno dell’eleganza del suono. Molte delle tracce più ballate tra il 1975 e il 1995 hanno varcato le barriere temporali e sono diventate una colonna sonora transgenerazionale. Dalle centinaia di playlist affiorano anche alcuni “classici italiani” come Kalimba de Luna di Tony Esposito, People from Ibiza di Sandy Marton e Ti pretendo di Raf. Una ventina circa i pezzi forti che girano più spesso sui giradischi firmati da Barry White, Black Box, Chic, Earth, Wind & Fire, Inner City, Lil Louis, McFadden & Whitehead, Michael Jackson, Nightcrawlers, Snap!, Sugarhill Gang, Sylvester e The Bucketheads, giusto per citarne alcuni. Si volava a Londra per comprare i dischi, perché lì i negozi avevano spesso le hit in anteprima, e a volte perfino i primi segnali di nuovi generi emergenti. Si andava nella City per essere un passo avanti, per scoprire ciò che in Italia sarebbe arrivato solo mesi dopo, e spesso in pochissime copie. Era un viaggio per avere il futuro tra le mani.
Gli anni dal 1975 al 1995 segnano il ventennio cruciale nella storia della musica. La fine degli anni ’70 rappresenta l’epoca d’oro del vinile, con LP e singoli che dominano il mercato mondiale. Le vendite globali raggiungono 4-5 miliardi di dollari annui, trainate soprattutto dalla disco music. Con l’inizio degli anni ’80, entra in scena anche la musicassetta, più economica e portatile; poi arriva il cd, destinato a rivoluzionare il settore. Il mercato cresce fino a 8-10 miliardi di dollari, con il cd che conquista rapidamente la leadership. Nei primi anni ’90, l’industria discografica tocca il suo massimo storico: il cd supera il 50% del mercato già nel 1991 e oltre il 70% nel 1995, quando il valore globale del settore oltrepassa i 20 miliardi di dollari. 
«I miei cinque pezzi preferiti? Un pezzo che amo molto è Ain’t Nobody di Rufus e Chaka Khan, ma anche Relax dei Frankie goes to Hollywood, I love music degli O’Jays, Walk This Way dei Run DMC, People Hold On dei Coldcut e Lisa Stansfield e Killer di Adamski», dice Colaizzi. «Per me The Best Disco in Town delle Ritchie Family resta unico come pure The Girl from Ipanema di Tom Jobin, Love to love you baby di Donna Summer, Heroes di David Bowie e Sex Machine di James Brown», gli fa da contraltare Rizza, che sconfina nei classici del rock e di tutti i generi.
«La mia passione per la musica nacque davanti ad un juke-box negli anni Sessanta, ma quella per la professione del disc-jockey sbocciò negli anni Settanta, durante una vacanza a Noto Marina, in una sala da ballo situata accanto a una pista da bowling. Avevo 14 anni. Quel luogo, fino a quel momento sconosciuto, mi trasmise una sensazione stranissima di libertà e trasgressione. Avevo scoperto il mondo della notte», ricorda Rizza.
«Con la nostra mega compilation abbiamo cercato di ricostruire la storia di quel ventennio, una storia che non può essere né riscritta né reinventata. Possiamo solo ascoltarla attraverso le playlist e raccontarla alle generazioni future», spiega Colaizzi. «L’auspicio è che altre persone raccolgano il testimone e proseguano il percorso che abbiamo tracciato, per mantenere viva la storia della nostra musica, perché altrimenti, col tempo, viene dimenticata». L’idea è questa: le nuove tracce e i brani del momento possono attingere forza da quelli che li hanno preceduti; condividere le passioni aiuta anche a ritrovare un senso di appartenenza e, perché no, un’identità comune. E magari ad aprire un dialogo (!) con le nuove generazioni tutto trap e drill.