corriere.it, 6 febbraio 2026
Sara Conti e Niccolò Macii, pattinatori azzurri alle Olimpiadi di Milano Cortina: «Ci siamo lasciati: non smettere di lavorare insieme è stata dura, ci salva lo psicologo»
Ricordate Sandra Mondaini e Raimondo Vianello? Scaramucce e sguardi complici, ironia tagliente e sorrisi affettuosi. «Siamo stati fidanzati 4 anni, ci conosciamo bene – pregi e difetti, punti di forza e debolezze –, sappiamo quando l’altro ha bisogno di ridere e quando invece gli serve sostegno. Questa è la nostra forza». Così si presentano Sara Conti e Niccolò Macii, la coppia del pattinaggio di figura che oggi scende sulla pista ghiacciata della Milano Ice Skating Arena al Forum di Assago, prima dell’avvio ufficiale dell’Olimpiade. «Meglio», sorride il 30enne milanese. «Questi Giochi vogliamo goderceli minuto per minuto. Pomeriggio saremo allo stadio di San Siro dove si terrà l’inaugurazione. Come Paese ospitante entreremo per ultimi, già immagino l’emozione. Domani riposo e poi l’8 di nuovo sul ghiaccio con il programma libero». Dopo il secondo posto nel Grand Prix di Nagoya dello scorso dicembre, hanno rinunciato all’Europeo per concentrarsi sull’Olimpiade. «Sono caduta su un lanciato: solo un piccolo stiramento, ma meglio non rischiare. Dovrò gareggiare con il tutore al ginocchio e questo mi scoccia, sono un’esteta», precisa la 25enne di Alzano Lombardo che incontriamo all’IceLab di Bergamo, dove la coppia si allena tutti i giorni. «Il nostro è uno sport complesso, alle sessioni sul ghiaccio si aggiungono ginnastica, pilates, preparazione atletica e balletto classico».
La prima volta sui pattini?
Sara Conti: «Avevo circa 4 anni e un’amica festeggiava il compleanno in una pista vicino a casa. Dopo quella volta ho iniziato a chiedere a mia mamma di portarmi sempre più spesso. È stato subito amore».
Niccolò Macii: «Io ero molto più grande, dieci anni. Passavo da uno sport all’altro, senza grande entusiasmo. Poi una compagna di classe mi ha suggerito di andare con lei al PalaSesto, pensavo: mah sì, solo per provare. Mi ha preso subito: all’inizio è tutto bello e, senza rendermene conto, mi sono trovato rapito in un mondo che non potevo più lasciare. Nemmeno volendo».
Tante rinunce?
N.M.: «Non le definirei così. Certo per arrivare a certi livelli devi essere votato al sacrificio. Un esempio? La sera non esco mai, alle nove devo essere a letto, sento il bisogno di riposare e, se non dormo abbastanza, mi viene l’ansia».
Com’è stato conciliare la vita da atleti con la scuola?
N. M.: «Difficile, ma sono stato fortunato perché ho trovato insegnanti che capivano il valore dello sport e mi supportavano. Ho fatto il liceo artistico, parliamo di 7 ore di lezione! Durante il quarto e quinto anno preparavo le tappe di Grand Prix Junior: mi allenavo sul ghiaccio dalle 6.30 alle 8.30 del mattino, entravo a scuola un’ora dopo con un permesso speciale e, nel pomeriggio, ancora allenamenti. La sera ero sfinito. Per fortuna disegnare non mi è mai pesato, potevo farlo per 3-4 ore di fila. La mia materia preferita era Plastiche, mi piacerebbe dedicarmici ancora, magari quando avrò un po’ di tempo libero».
S. C.: «Anch’io son stata fortunata, i professori erano comprensivi. Non ero proprio una studentessa modello. Quando ho iniziato il serale, mi sono appassionata di più tanto che mi sono anche iscritta all’università, Scienze dell’educazione. Qualche esame, ma ora sono ferma».
Avete tatuaggi?
N. M.: «No. Da ragazzino ci ho pensato più volte, ma non sono mai stato convinto fino in fondo… Ho fatto invece un pircing all’orecchio. Se cambi idea, quello lo chiudi».
S. C.: «Io invece ne ho due: sul fianco ho il ritratto di una foto con mio papà e sul piede la scritta “amor” o “roma”, dipende da come la leggi, che condivido con la mia migliore amica».
Coppia in pista, dicevamo, e prima anche nella vita privata: come si resta uniti?
N.M.: «Con l’aiuto di un bravo psicologo. Abbiamo perso un anno intero, il tempo necessario per ricostruire il nostro rapporto e trovare la stabilità sul ghiaccio. Dietro le nostre vittorie c’è il lavoro fatto con lui».
S.C.: «Quando un amore si rompe, spesso anche la coppia artistica va in frantumi. Credo che noi dobbiamo essere orgogliosi perché abbiamo tenuto duro e siamo riusciti a ritrovare la forza di rimetterci insieme in pista e di riprendere a perseguire i nostri obiettivi. Ora litighiamo anche molto meno».
Fate ancora terapia?
N.M.: «Sì, anche se il ruolo dello psicologo oggi è un po’ cambiato: ci aiuta a gestire la tensione delle gare e, in questi ultimi mesi, la pressione dell’Olimpiade. Ad accettare per esempio quelle parole che tutti ci dicono, in buona fede, ma che mettono tanta ansia: “Ehi, mi raccomando…” Ogni volta mi chiedo: mi raccomando cosa?».
Avete trovato l’amore?
N.M.: «Sono felicemente fidanzato con Vanessa, a fine agosto ci sposiamo. È quasi tutto pronto, tranne il viaggio di nozze, non ha ancora deciso dove vuole andare…».
S.C.: «Da nove mesi sto con il pattinatore spagnolo Tim Dieck, la sua specialità è la danza. Telefonate, incroci in aeroporto, alle gare… Dopo l’Olimpiade e il Mondiale mi ritaglierò almeno un paio di settimane di tempo per una vacanza come si deve».
C’è un nutrizionista che vi segue?
S.C.: «Sì, e nel mio caso lo fa nel vero senso della parola. Dopo l’infortunio ero molto giù e ho preso peso, così ho iniziato a evitarlo: non rispondevo al telefono, non lo richiamavo. Fino a quando una mattina me lo sono ritrovato in palestra… (ride). Rispettare la dieta non è semplice, ci sono giorni che non ho quasi fame e altri in cui mangerei anche le gambe del tavolo. In questi ultimi magari ho davanti Niccolò che manda giù etti di carboidrati…».
N.M.: «Eh, sì, io ho il problema contrario: devo mettere massa per riuscire a fare le prese, a pranzo mi capita anche di dover mandare giù 800 grammi di patate. Mangiare quando sei sazio, non è facile».
Piatto preferito?
N.M.: «Risotto giallo con l’ossobuco, classico milanese».
S.C: «Cacio e pepe, senza esitazioni».
Cosa rappresentano per voi i pattini?
N.M.: «Tutta la vita, ormai sono quasi vent’anni che fanno parte di me».
S.C.: «La cosa più comoda da indossare, come quelle vecchie scarpe che non vorresti mai buttare».
Testa o tecnica, cosa serve di più?
N.M.: «Testa, senza dubbio. L’abbiamo visto quando ci siamo lasciati: ci allenavamo tanto, forse anche più del solito, ma senza la testa non veniva nulla».
Quanta fiducia ci vuole per affidarsi durante un salto?
S.C.: «Ci sono state cadute, anche brutte, ed è capitato che dopo avermi lanciata in aria vedessi Nic scivolare a terra… ma mi sono sempre sentita sicura e non ho mai avuto paura».
Niccolò: «Devo mettere massa per fare bene le prese. A pranzo mi capita di dover mangiare anche 800 grammi di patate»
Che musica avete scelto per i Giochi?
N.M.: «Per il libero un versione di Lara Fabian di Caruso».
S. C.: «Per in corto invece faremo un flamenco. Ci spostiamo verso la Spagna, ma restiamo fedeli al ritmo latino»
Una persona che ha creduto tanto in voi e con cui vorreste condividere l’emozione di questo debutto olimpico?
N.M.: «Avrei voluto qui mio nonno. Si chiamava Pino, è mancato nel 2021 senza riuscire a vedere i nostri successi. È lui la persona che porterò con me sul ghiaccio, mi manca tanto».
S. C.: «Avrei tanto desiderato avere qui la persona più importante della mia vita, papà Tommaso. Se n’è andato nel 2020. So che mi tiene d’occhio, mi sgrida quando lo merito. E credo che sarebbe molto fiero di me come persona, perché sono riuscita a comprare casa da sola e per le soddisfazioni ottenute sul ghiaccio. Oggi pensare a lui non è un ricordo triste, ma una presenza costante che mi accompagna per tutta la vita. Vorrei abbracciarlo, ma so che è vicino a me. E lo sarà anche in pista».