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 2026  febbraio 06 Venerdì calendario

Leo Gassmann: «Non alziamo muri nella musica»

È dalle cose semplici che nascono le rivoluzioni», dice Leo Gassmann, convinto che in questo momento sia quanto mai necessario «cantare d’amore», come farà con «Naturale», il brano con cui è in gara a Sanremo. Il cantautore e attore 27enne il 10 aprile pubblicherà poi «Vita vera paradiso», suo terzo album che vira verso country, folk e world music, «generi che mi danno un’identità, con un disco sincero che fa uscire la mia umanità».
Rispondendo con gentilezza disarmante a ogni domanda che inevitabilmente gli ricorda il peso del suo cognome nell’aver scelto una (doppia) carriera artistica, Leo dice di aver appreso proprio dai genitori l’importanza dell’umiltà: «Mio papà mi ha tramandato quel che gli disse mio nonno, “se ti trovi in un sentiero, meglio la strada in salita che quella in discesa, dà più soddisfazione”. Essere figli d’arte a volte è un ostacolo, ognuno ha i propri, ma io gioco con le carte che ho – sottolinea —. Vengo da una famiglia di persone umanamente straordinarie che sono anche grandi artisti e questo mi rende fiero». Nelle sue due passioni dice di far convergere parti diverse di sé: «Nella musica ho sempre cercato di rimanere positivo e sorridente, ma ho anche momenti introspettivi e nuvolosi e quelli li comunico con la recitazione».
Con lo stesso spirito positivo, sottolineando che «tutti avremmo bisogno di pace con quel che sta succedendo intorno a noi», ai boicottaggi di Eurovision per la presenza di Israele contrappone una riflessione: «Vedo la musica come lo sport. Le Olimpiadi erano un evento che permetteva di fermare le guerre per un periodo e dialogare. Così mi chiedo se la musica non dovrebbe essere libera dalle questioni politiche. Non è una scelta facile, io sono pro-Palestina, l’ho già dichiarato e mi sono sempre schierato con i più deboli. Ma siamo sicuri che impedire a dei Paesi di gareggiare sia la scelta giusta? Alzare altri muri, chiudere al dialogo non lo è. Viviamo in un contesto complesso, meno del 40% delle persone va a votare, tante non si sentono rappresentate dai nostri leader, ma chi non ha neanche la possibilità di votare? Questo argomento divide, invece bisogna essere più uniti, almeno fra cittadini, sennò è tutto finito».
Al Festival, dove torna dopo la vittoria nelle Nuove proposte del 2020 e la partecipazione fra i big nel 2023, dice che arriverà «più consapevole»: «L’altra volta mi sono ammalato ed è diventato molto complesso, basta una sciocchezza per cambiare la percezione della gara. Stavolta mi sto allenando, ho smesso di bere da due mesi, nemmeno la birretta con gli amici. È un palco che merita rispetto anche per i tanti che volevano essere lì, ma non sono stati selezionati».
Nella sua vita la musica c’è sempre stata: «Con papà sentivo gli artisti stranieri, con mamma i cantautori italiani. È stata lei a regalarmi la chitarra a 9 anni, poi ho fatto il conservatorio. Avevo vinto anche una borsa di studio per Berkeley, ma poi sono arrivati Sanremo e il ruolo di Califano e sono rimasto qui. Non ho pretese altissime, se non quella di emozionarmi». E un ruolo attoriale insieme al padre? «Sarebbe un grande onore, non ho mai escluso niente nella vita. Se dovesse arrivare una storia da raccontare padre e figlio ci penserei... Ci penseremmo».