Corriere della Sera, 6 febbraio 2026
Da Berlino a Parigi e Madrid l’Europa punta i piedi e mette limiti alle Big Tech
La Groenlandia è apparsa, è improvvisamente diventata un’emergenza e poi sempre di colpo è scomparsa – per ora – dall’agenda. La tensione fra i principali governi europei e l’amministrazione di Donald Trump invece rimane. E ormai somiglia a una guerra fredda per la salute pubblica, il dominio tecnologico e la regolarità dei prossimi cicli elettorali. La partita riguarda la fusione fra social media e intelligenza artificiale per condizionare milioni di minorenni e massimizzare gli utili realizzati nell’Unione europea dalle piattaforme tecnologiche.
Che questa sia la posta in gioco lo ha sostenuto Pedro Sánchez al World Governments Summit di Dubai martedì scorso. Il premier spagnolo si è chiesto se l’Europa vuole davvero «una tecnologia che normalizza e amplifica l’inganno, che trasforma la privacy in una materia prima» da sfruttare, e «una società in cui un tecno-oligarca può fare intrusione nei telefoni mobili di milioni di cittadini per propagare menzogne». Sánchez ha continuato: «La risposta dev’essere un chiaro no e non ci spezzeranno, perché la voce della ragione e della democrazia non si piegherà».
Il presidente aveva in mente due protagonisti del settore. Giorni prima Elon Musk lo aveva insultato su X, la piattaforma di sua proprietà dove ha 234 milioni di follower, definendolo un «tiranno» e un «traditore del popolo» per la regolarizzazione di mezzo milione di immigrati (Sánchez ieri ha difeso la sua scelta in un editoriale sul New York Times). In contemporanea Pavel Durov, il fondatore e proprietario di Telegram, nato in Russia ma con passaporti francese, emiratino e del paradiso fiscale di Saint Kitts and Nevis, ha mobilitato la sua piattaforma per attaccare il premier di Madrid per la legge in approvazione sui limiti all’uso dei social media fra i minori.
La legge spagnola in questo è simile a quelle in preparazione a Londra e già approvata all’Assemblea nazionale a Parigi. La proposta di Madrid vieta l’accesso ai social ai minori di 16 anni e impone stringenti meccanismi sulle verifiche dell’età; rende i vertici delle piattaforme responsabili penalmente per la mancata rimozione di contenuti illegali, carichi di odio o dannosi; stabilisce il reato di manipolazione degli algoritmi finalizzata ad amplificare falsità o messaggi volti ad estremizzare l’opinione pubblica e catturare così l’attenzione degli utenti per far crescere i fatturati delle piattaforme. Queste ultime peraltro pagano in Europa tasse minime: l’Irlanda, dove hanno sede, ha introdotto una norma che interagisce con la riforma fiscale voluta da Trump nel 2018 in modo che le società tecnologiche siano di fatto libere di decidere quanto versare al fisco.
Dopo il discorso di Dubai, Musk e Durov sono tornati a scagliarsi contro Sánchez. Il fondatore di Telegram ormai parla di «eccesso di censura» per «erodere l’anonimato» degli utenti, «silenziare il dissenso, il giornalismo e le opinioni di tutti i giorni» e di «passi verso il controllo totale». Musk definisce il premier spagnolo «sporco Sánchez» e «vero fascista totalitario».
Ma non è semplicemente uno scontro fra quei tre. In Europa si stanno muovendo per bloccare l’accesso dei minorenni alle piattaforme, oltre a Francia e Spagna, anche Gran Bretagna (il premier Keir Starmer ha lanciato una consultazione in vista di una legge), Danimarca, Norvegia, Grecia e Slovenia. In Italia una proposta di legge bipartisan di impianto simile è stata fermata in Consiglio dei ministri a metà ottobre, per ragioni mai realmente spiegate.
Tutti gli altri grandi Paesi si stanno coordinando. La Germania studia l’idea di imporre ad Amazon e Netflix di reinvestire nel Paese parte dei loro fatturati tedeschi. Altri governi lavorano sui rischi posti dalle piattaforme alla salute mentale dei minorenni, dopo vari studi che li hanno documentati. Martedì, Francia e Gran Bretagna hanno agito su Grok; l’antefatto è che il modello di intelligenza artificiale di X ha reso possibili abusi e oscenità, difeso il nazismo e scritto che le camere a gas di Auschwitz servivano «alla disinfezione». In settimana la procura di Parigi ha perquisito la sede francese del social media e convocato Musk e la sua manager Linda Yaccarino. A Londra si muovono le autorità per la privacy e per le comunicazioni.
A Washington la maggioranza repubblicana al Congresso sta reagendo a difesa del Big Tech. La Commissione giustizia della Camera accusa i governi europei di «censura» e tiene bellicose audizioni in proposito. Il governo italiano resta in mezzo, in silenzio. Ma tra il mondo di Donald Trump e l’Europa la tregua sembra ancora lontana.