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 2026  febbraio 06 Venerdì calendario

Donald prova ad archiviare Epstein. Ma sui «file» il partito è diviso

Il presidente Donald Trump e il vicepresidente JD Vance sembrano avere posizioni diverse su quello che dovrebbe succedere adesso, dopo la pubblicazione dei tre milioni di «Epstein files» sul sito del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Trump ha detto martedì che è «tempo che il Paese si sposti su qualcos’altro», mentre lo stesso giorno, in un’intervista con il tabloid britannico Daily Mail, Vance ha indicato di essere aperto all’idea che Andrea Mountbatten-Windsor (l’ex principe Andrea) possa testimoniare davanti al Congresso sul caso.
La differenza tra queste due affermazioni mostra – osserva il sito Axios – come il partito repubblicano non abbia mai trovato un vero accordo sull’opportunità di continuare le indagini oppure mettere da parte politicamente la questione. Il vicepresidente ha detto martedì che sarebbe «certamente aperto» all’idea che Andrea possa testimoniare al Congresso, pur aggiungendo che sta ai parlamentari decidere se chiamarlo a deporre. Vance ha aggiunto che i file mostrano «la natura incestuosa delle élite americane, ed è abbastanza disgustoso». Ha citato come esempi Bill Gates, i Clinton «e molti altri» ma ha insistito che Trump era «fuori dalla cerchia sociale» del finanziere e che «conosce molte di queste persone, certamente ha un simile benessere e potere, ma non è stato mai amico di Epstein nel modo in cui lo era quest’altra gente».
Anche se Trump ed Epstein sono stati amici, il presidente ha affermato che i loro rapporti si interruppero nel 2004, prima dell’incriminazione del finanziere poi condannato per traffico sessuale di minorenni e trovato morto nella sua cella nel 2019. Vance non ha fatto cenno a Peter Thiel, imprenditore della Silicon Valley che è stato anche il suo principale benefattore politico.
Quando a Trump è stato chiesto di commentare sul fatto che Elon Musk e il segretario del Commercio Howard Lutnick appaiono nei file, ha replicato: «Sono sicuro che è tutto a posto, altrimenti ci sarebbero stati grossi titoli di giornale». Il presidente ha ripetuto di non essere mai stato in rapporti «amichevoli» con Epstein. «Adesso che non è venuto fuori nulla su di me, al di là del fatto che c’era letteralmente una cospirazione contro di me da parte di Epstein e altra gente, penso che sia l’ora che il Paese si sposti su qualcos’altro».
Mercoledì sera, in un’intervista televisiva, Trump si è detto anche dispiaciuto che Bill e Hillary Clinton debbano testimoniare davanti al Congresso su Epstein, dopo che la Camera ha minacciato di votare contro di loro per oltraggio. «È un peccato, a essere onesti. Lui mi è sempre piaciuto», ha detto dell’ex presidente. «Lei? Sì, è una donna molto capace, più brava nei dibattiti di altra gente, questo ve lo garantisco. Era una donna intelligente». Hillary fu la sua rivale nel 2016, quando Trump spingeva i suoi sostenitori a gridare in coro «Lock Her Up» (rinchiudetela in carcere).
Dall’Italia intanto arriva anche il commento di Salvini: «Non conosco Epstein, non ho mai visto un dollaro, un rublo... Putin non mi ha mai dato un euro. Bannon l’ho visto una volta, non mi ha mai dato un euro o un dollaro, mai preso soldi da Mosca o dagli Usa».