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 2026  febbraio 06 Venerdì calendario

Meloni vara il decreto Sicurezza «Scarcerati a Torino, mi indigna»

Un decreto legge di 33 articoli e un disegno di legge di 29: è il «pacchetto sicurezza» che il Consiglio dei ministri ha varato ieri sera, dopo una riunione di due ore. «Non sono misure spot, ma un ulteriore tassello della strategia che questo governo porta avanti fin dal suo insediamento – ha scritto la premier Giorgia Meloni sui social —. Uno Stato che non gira la testa dall’altra parte, che difende chi ci difende e che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini». Più tardi, ospite di Paolo Del Debbio a Dritto e rovescio su Rete 4, la presidente del Consiglio ha voluto anche dire la sua sui tre del corteo violento di Torino scarcerati il giorno dopo. E torna lo scontro con la magistratura: «Sono abbastanza indignata – ha detto —. Ma purtroppo non mi stupisce, ci sono già stati troppi precedenti nello stesso senso». Durissima, la premier: «Questa non è gente che vuole manifestare le proprie idee, sono strutture organizzate per fare male: avevano le catapulte, i jammer, hanno messo i chiodi nelle bombe carta. Le leggi bisogna farle rispettare, se invece c’è un pezzo della filiera che si ferma diventa tutto inutile...».
Meloni ha ricordato così il caso dell’agente che a Rogoredo ha sparato allo spacciatore che gli puntava contro la pistola, uccidendolo: «Poi si è scoperto che la pistola era a salve, ma il poliziotto è stato indagato per omicidio volontario», mentre i violenti di Torino che hanno massacrato il poliziotto col martello non hanno avuto neanche il tentato omicidio: «Questo doppiopesismo di certa parte della magistratura – la conclusione della premier – ci rende difficile essere efficaci nella difesa dei cittadini».
Il decreto legge prevede il «fermo» preventivo di 12 ore, la stretta sui coltelli e uno scudo penale per poliziotti e cittadini in presenza di una «causa di giustificazione»: «Ma non chiamatelo così – avverte il ministro della Giustizia Carlo Nordio —. Non c’è nessuna impunità per nessuno»; «quello ce l’hanno solo i centri sociali», commenta Meloni. Entra in vigore subito («dopodomani, dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale», ha detto ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi), quindi le norme varranno già per Milano Cortina. Alla vigilia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva chiesto attenzione sul piano del diritto costituzionale: «L’interlocuzione con il Quirinale è stata molto proficua – ha confermato Piantedosi —. E il testo esce esattamente come era stato proposto all’inizio: il fermo preventivo non è una misura liberticida». Ma il decreto – ha precisato il ministro – non è una risposta al sabato di violenza e follia di Askatasuna: «Ci stavamo già lavorando». Però i fatti di Torino ora tengono banco: «Una delle mie prime inchieste, 50 anni fa – ha ricordato Nordio – riguardò la colonna veneta delle Brigate rosse, un fenomeno nato proprio per una insufficiente attenzione, anche da parte dello Stato. Ora cerchiamo, a livello di prevenzione, di evitare che certi tristi momenti si ripetano».
La Lega esulta: «Dalle parole ai fatti». Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, ospite ieri sera di Otto e mezzo da Lilli Gruber a La7, è stato chiaro: «Sempre grazie al presidente Mattarella», ha esordito il vicepremier, sottolineando però che nel pacchetto varato «non c’è la cauzione che continua a starmi a cuore (per gli organizzatori dei cortei, ndr) ma la Lega la porterà in Parlamento e sono convinto che la maggioranza si troverà». Ed è soddisfatto anche l’altro vicepremier, Antonio Tajani, leader di FI: «Sono misure prese nel rispetto della Costituzione». E il capo di Noi moderati, Maurizio Lupi: «Risposta efficace ed equilibrata».
L’opposizione, però, contrattacca: «Vere misure cercasi – il commento al vetriolo del leader M5S Giuseppe Conte —. L’obiettivo del governo è solo uno: soffocare il dissenso. Hanno accolto, è vero, le nostre proposte su ladri e borseggiatori. Le hanno sempre respinte, si svegliano ora».
«C’è un salto verso una svolta illiberale», secondo Riccardo Magi di +Europa. Per Angelo Bonelli (Avs) «il fermo preventivo rappresenta un grave vulnus al diritto costituzionale di manifestare. Saremo tutti sospetti, anche solo per aver portato in piazza una bandiera della Palestina». Durissimo, il capogruppo Pd alla Camera, Francesco Boccia: «È un dl di propaganda e paura. E Nordio misuri le parole, la Repubblica non si governa evocando le Br. Continuiamo ad aspettare lo sgombero di Casapound».