Avvenire, 5 febbraio 2026
Nave Ong avvista due cadaveri in mare Tragedia nell’Egeo, 15 migranti morti
«Sebbene non si sappia nulla delle circostanze che hanno portato alla morte queste persone è chiaro che il loro destino non è un caso isolato». È una chiara denuncia, quella della Ong Humanity che, dopo aver soccorso 33 persone nelle ultime 24 ore in acque internazionali, ha avvistato alcuni cadaveri in mare. Corpi di uomini e donne, irriconoscibili. «L’avvistamento è avvenuto in una zona marittima dove, da metà gennaio, sono state segnalate numerose persone in cerca di protezione come disperse».
Sono oltre mille infatti i migranti partiti da Libia e Tunisia e che non rispondono all’appello di amici e familiari, come ha denunciato la Ong Mediterannea Saving Humans secondo le testimonianze raccolte da Refugees in Libya. In quei giorni sul Mediterraneo si abbatteva il ciclone Harry. Molti migranti, allontanati dai centri, sono stati costretti a prendere la via del mare.
«Il mar Mediterraneo è un cimitero a cielo aperto. Ed è la flotta civile che sta facendo quello che le Autorità europee dovrebbero fare: dispiegare missioni di ricerca e soccorso, individuare e recuperare i corpi dei naufraghi, restituire nome e dignità a queste persone» commenta l’avvistamento dei cadaveri Mediterranea Saving Humans.
Anche nell’Egeo si muore. È salito a 15 il bilancio dei migranti morti in una collisione con la Guardia costiera greca. Il motoscafo che trasportava migranti si è scontrato con una nave pattuglia dei guardacoste al largo dell’isola di Chio, nell’Egeo orientale. Secondo i militari, la motovedetta ha attivato le sirene e i lampeggianti per segnalare la presenza di un motoscafo che viaggiava «ad alta velocità e senza luci di navigazione, con passeggeri stranieri a bordo», ma l’imbarcazione «non ha obbedito» e «ha fatto dietrofront». Il motoscafo si é poi scontrato con la motovedetta della guardia costiera ed é «affondato». Quattordici persone sono state trovate morte in mare, tra cui tre donne. Una quarta donna, che era tra i 25 feriti trasportati in ospedale a Chio, é morta in seguito. Tra i feriti c’erano anche undici bambini. E due membri della guardia costiera sono rimasti feriti e sono stati trasportati nello stesso ospedale. Non si sa ancora con precisione quanti migranti fossero a bordo dell’imbarcazione ed é in corso la ricerca di eventuali dispersi.
Intanto proseguono i viaggi nel Mediterraneo verso l’Europa. «Dal 3 febbraio, l’equipaggio della nave Humanity 1 ha salvato 33 persone durante due operazioni di soccorso in acque internazionali provenienti tra l’altro da Iraq, Pakistan, Somalia e Sud Sudan». La nave si sta dirigendo verso nord, verso il porto assegnato, Napoli. «Nonostante il maltempo – sottolineano dalla Ong – le numerose richieste di un luogo sicuro più vicino sono rimaste senza risposta da parte delle autorità italiane. Abbiamo bisogno di un porto più vicino». Anche Sea Eye, con l’aiuto di Pilotes Volontaires, ha soccorso 47 persone in pericolo a bordo di una “carretta del mare”. Malgrado le condizioni sanitarie precarie dei naufraghi, la nave Ong è costretta a raggiungere il porto di Vibo Valentia, a 32 ore di navigazione dal area di soccorso.
E proprio le politiche messe in campo dall’Italia in fatto di migrazioni e gestione dei flussi migratori sono al centro delle critiche mosse da Human Rights Watch. “L’Italia ha perseguito un modello repressivo di controllo dell’immigrazione che includeva la detenzione di persone in Albania in attesa di espulsione e l’ostacolo ai soccorsi umanitari in mare” si legge nel rapporto, e “ha ignorato un mandato di arresto internazionale nei confronti di un funzionario libico” ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi) “per crimini contro l’umanità”.
L’organizzazione critica poi “le nuove misure di sicurezza”, che sollevano “serie preoccupazioni in merito alla libertà di espressione e di associazione”, oltre che “il profiling razziale da parte della polizia e la violenza contro le donne”. “Gli sforzi compiuti dalle istituzioni dell’Ue e dagli Stati membri per limitare a tutti i costi l’immigrazione nell’Unione hanno continuato a causare gravi rischi e violazioni dei diritti umani”. “L’esternalizzazione dei controlli sull’immigrazione – si aggiunge ha continuato a minare la politica estera dell’Ue in tutto il Mediterraneo e oltre, con critiche attenuate o addirittura un aperto sostegno politico e finanziario alle misure restrittive adottate dai paesi di transito, come Tunisia, Libia e Mauritania”. Nel rapporto si denunciano poi “il razzismo e altre forme di discriminazione” una preoccupazione costante nell’Ue, “aggravata dalla normalizzazione delle narrazioni di estrema destra da parte dei partiti tradizionali”. Il documento critica anche i continui “passi indietro” degli Stati membri rispetto agli “impegni assunti in materia di Stato di diritto”. “Il Consiglio dell’Ue non ha intrapreso alcuna azione efficace e la Commissione europea ha dato seguito in modo incoerente a queste preoccupanti tendenze”, si aggiunge. Tra le criticità rilevate, anche la mancata condanna dell’Ue nei confronti dell’Ungheria e dell’Italia per non aver arrestato “individui ricercati dalla Corte penale internazionale”.