Avvenire, 5 febbraio 2026
Marfa, Ihar e tutti gli altri detenuti. Così Minsk ha soffocato il dissenso
Qualche giorno fa Marfa Rabkova ha compiuto 31 anni: è stato il suo sesto compleanno dietro le sbarre. Prima che la polizia di Lukašenko la privasse della libertà, era uno dei volti più noti delle proteste scoppiate in Bielorussia dopo le elezioni del 2020. Sempre presente nelle piazze di Minsk che manifestavano contro il regime, Rabkova documentava violenze e arresti arbitrari in qualità di coordinatrice dell’Ong bielorussa per i diritti umani Viasna. Finché non è stata accusata di aver organizzato disordini di massa e condannata a una lunga pena detentiva. Oggi sta scontando una condanna a quattordici anni e nove mesi di reclusione nella famigerata colonia penale femminile n. 4 della città di Homel, dove le detenute vivono in condizioni orribili, tra celle gelide, cibo scarso e lavoro forzato, e sono punite duramente anche per i motivi più pretestuosi. La sua vicenda personale è diventata emblematica della repressione del dissenso in Bielorussia e del tentativo del presidente Aleksandr Lukašenko di soffocare ogni forma di opposizione civile nel Paese. Gli ultimi dati resi noti dalla stessa Ong bielorussa Viasna – che da anni opera in esilio dalla Lituania – sono impietosi: nonostante le 123 scarcerazioni del dicembre scorso, nel 2025 la repressione politica in Bielorussia ha raggiunto livelli parossistici. Almeno 1.254 persone sono state condannate per motivi legati al dissenso – 899 uomini e 355 donne – trasformando la vita quotidiana dei bielorussi in un costante stato di allerta. I prigionieri politici sono rinchiusi in decine di carceri e colonie penali disseminate in tutto il Paese: in quella dov’è detenuta Rabkova ce ne sono 113. Secondo lo stesso rapporto, l’anno scorso 490 persone sono state incarcerate per le loro opinioni politiche nel Paese alleato del Cremlino.
Ma dietro questi numeri ci sono storie di vite spezzate, adolescenze rubate, famiglie sconvolte. Il 2025 ha confermato che in Bielorussia dissentire significa rischiare tutto: libertà, sicurezza e dignità. Tra gli adolescenti condannati ci sono i membri dei cosiddetti “Black Nightingales”: sei ragazzi e ragazze, tra i 16 e i 18 anni, accusati di terrorismo e alto tradimento. Altro caso emblematico è quello delle chat online delle comunità di quartiere considerate “formazioni estremiste”: le autorità di Minsk hanno perseguito almeno 39 persone, in gran parte donne, che hanno ricevuto condanne complessive superiori a cento anni di carcere. Tra loro ci sono insegnanti, pensionate, fotografi e artigiane Persone comuni trasformate in criminali agli occhi dello Stato. Secondo quanto emerge dal rapporto di Viasna, ogni aspetto della vita sociale può diventare terreno di persecuzione. Sette dipendenti dei fondi di aiuto BYSOL e BY_Help, che si occupavano di fornire sostegno ai più vulnerabili, sono stati trasformati in criminali di Stato e hanno ricevuto pene tra i 16 e i 18 anni: condanne poi confermate anche dalla Corte Suprema.
L’attività civica digitale è stata messa sotto assedio in maniera altrettanto dura. Anton Matolka, fondatore del progetto Belaruski Hajun, che permetteva di monitorare i movimenti dell’equipaggiamento militare russo sul territorio bielorusso, è stato condannato in contumacia a vent’anni di carcere e a una multa ingente per 14 capi d’accusa, tra cui alto tradimento e cospirazione. Altre 78 persone coinvolte nel progetto sono finite in carcere nel corso dell’anno. La stretta repressiva del regime non ha risparmiato neanche la Wikipedia bielorussa, che è stata paralizzata da arresti e condanne. Uno degli amministratori della piattaforma, Illia Baryskevich, ha ricevuto due anni di carcere e una multa per il reato di “discredito della Bielorussia”. Decine di bielorussi sono stati infine condannati a lunghe pene detentive per aver combattuto con le forze ucraine nella guerra contro la Russia o semplicemente per averle sostenute economicamente. Tra i casi più emblematici c’è quello del 37enne Ihar Karatkou, condannato a cinque anni di carcere nella Colonia penale n. 2 di Babruysk per aver donato l’equivalente di dieci dollari a un reggimento di volontari bielorussi che combattono al fianco di Kiev. La stessa condanna è stata inflitta anche a Vasil Hrachykha, 44 anni, che ha combattuto per alcune settimane con il Reggimento Kalinouski nella primavera del 2022. I due uomini fanno parte di un elenco di circa duecento bielorussi condannati in base a una legge che vieta la partecipazione a conflitti armati all’estero ma anche il finanziamento di tali attività senza autorizzazione statale.
Il quadro che emerge è drammaticamente chiaro: la criminalizzazione del dissenso in Bielorussia non risparmia nessuno. Manifestazioni pacifiche, attività civiche, iniziative culturali e contributi online possono trasformarsi in reati penali. Le pene colpiscono cittadini di tutte le età e professioni, dai minorenni agli anziani, studenti, insegnanti e volontari. Chiunque sia percepito come ostile al regime di Lukašenko è sottoposto a una repressione sistematica e politicamente motivata. Ogni azione, anche la più piccola e all’apparenza insignificante, può avere conseguenze drammatiche, e l’intera società bielorussa vive sotto la costante pressione della sorveglianza e del controllo politico. Ciononostante, la leader dell’opposizione bielorussa Maria Kalesnikava, rilasciata un mese fa dopo aver trascorso cinque anni in carcere, ha chiesto ai leader europei di cercare un riavvicinamento con Lukashenko: «Più il mio Paese è isolato dall’Europa, più sarà costretto ad avvicinarsi alla Russia», ha dichiarato alcuni giorni fa in un’intervista al Financial Times.
Battute offensive, comico in cella per terrorismo
Il tribunale Meshchansky di Mosca ha condannato il comico Artemy Ostanin a 5 anni e 9 mesi di reclusione in colonia penale per offese ai sentimenti religiosi e incitamento all’odio.
Lo ha riferito l’agenzia Ria Novosti.
La sentenza “punisce” alcuni passaggi di due suoi spettacoli: uno del 7 marzo 2025 in cui aveva fatto «esternazioni offensive» sulla preghiera di Gesù nel Giardino di Getsemani e uno del 15 marzo in cui aveva ironizzato su un veterano amputato.
Le due performance avevano suscitato una dura levata di scudi di nazionalisti e blogger militari.
L’uomo era stato arrestato il 18 marzo 2025 e inserito nella lista dei terroristi ed estremisti.