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 2026  febbraio 05 Giovedì calendario

"Buen Camino", valori e turismo

Charles De Gaulle diceva che era impossibile governare un Paese, la Francia, con 246 tipi di formaggi diversi. L’Italia oltre a più di 300 Dop di specialità casearie, conta circa 8mila campanili (i Comuni), e più di 120 Cammini (religiosi, senza contare quelli naturalistici e di puro trekking: si superano così i 200). In Spagna ce n’è uno, il Cammino di Santiago de Compostela, e vale in termini economici più di tutti i nostri messi insieme. Molti lo hanno scoperto andando a vedere l’ultimo film di Checco Zalone, Buen Camino. A certificare l’esplosione dell’interesse degli italiani per il Cammino spagnolo sono i dati di Google Trends, che mostrano un’impennata delle ricerche online. Il picco è stato raggiunto il 28 dicembre, quando l’incremento ha sfiorato il 600%.
La Xunta de Galicia (il governo regionale della Galizia, il territorio dove si svolge la maggior parte del Cammino di Santiago) dal 1993 promuove ininterrottamente il Cammino come attività turistica, sostenendo e finanziando ostelli, alberghi, ristoranti, bar, ogni forma di struttura ricettiva per le migliaia di frequentatori. E a oggi si misurano i vantaggi: i camminatori di Santiago (arrivati ormai alla soglia di mezzo milione in un anno) generano un indotto economico stimabile in oltre 300 milioni di euro.
In Italia? Il “cammino” più noto è certamente la Via Francigena. Un percorso tracciato nel Medioevo, in realtà internazionale parte da Canterbury per arrivare a Roma che si snoda in 79 tappe, più della metà in Italia, dal Colle San Bernardo a Pavia, Piacenza, Fidenza, la Toscana (val d’Orcia), lambisce l’Umbria, percorre il Lazio, fino alla Capitale. Indotto economico italiano: si stimano 25 milioni di euro. Perché i cammini possano crescere ci vogliono investimenti. Il ministero del Turismo ha stanziato oltre 30 milioni di euro per finanziare interventi di promozione e valorizzazione dei cammini religiosi in quanto asset strategici per lo sviluppo di un turismo sempre più sostenibile e competitivo. Turismo sostenibile, destagionalizzato, promozionale per molte aree interne del Paese. Per Paolo Piacentini, ideatore della Giornata nazionale del Camminare, commentando gli effetti del film di Zalone, «il tema dei Cammini produce una inevitabile ricaduta positiva sul turismo». Non inciderà molto su un fatturato di quasi 240 miliardi (tanto è il giro d’affari del turismo nazionale), ma è uno dei tanti strumenti per completare un’offerta per necessità diversificata. Ed è di pochi giorni fa l’approvazione della Camera dei Deputati della proposta di legge sui Cammini d’Italia. Il provvedimento si inserisce in una più ampia strategia di promozione del turismo lento, una modalità di fruizione del territorio che privilegia itinerari percorribili a piedi o con mezzi di mobilità dolce. «Si va verso una storica legge a supporto del turismo lento e sostenibile commenta il ministro del Turismo Daniela Santanchè e in direzione della riscoperta dei territori più nascosti, che sono tanto custodi di tradizioni autentiche quanto vettori di destagionalizzazione. Uno strumento che, in virtù di un investimento da 5 milioni di euro 2026-2028 più 1 milione annuo a partire dal 2029, che si aggiungono agli oltre 30 già stanziati per questo segmento, sarà fondamentale per aumentare la nostra competitività a livello internazionale».
Forse non siamo ancora ai livelli della Spagna, ma anche nel nostro Paese si registra una crescita costante: nel 2024, quasi 200mila persone hanno affrontato un Cammino. I numeri li fornisce l’ultimo dossier “Italia, Paese di Cammini”, realizzato da Terre di Mezzo, arrivato all’ottava edizione. I dati 2025 non sono ancora disponibili, ma nel 2024 il fenomeno è cresciuto del 29% rispetto al 2023, quando i camminatori erano circa 148mila (ed era già un +24,4% sull’anno precedente). I Cammini italiani contribuiscono già a muovere l’economia, non solo strettamente del turismo: i camminatori prima della partenza acquistano libri e guide (47%), abbigliamento (40%), attrezzature (39%), scarpe (34%). Durante un cammino il 16% spende al giorno meno di 30 euro, il 55% tra 30 e 50 euro, il 24% tra 50 e 100 euro (solo il 3% supera i 100 euro). Turismo povero? Sì e no, perché una volta arrivati alla meta, oltre metà dei camminatori aggiunge qualche giorno di vacanza, o pensa a un ritorno. Nel 2024 sono state distribuite oltre 122mila “Credenziali” (+21% rispetto al 2023), il documento personale che registra le tappe realizzate, e rilasciati circa 73mila “Testimonium” (i documenti che attestano il completamento di un cammino). Si tratta di “documenti” forniti per i 120 cammini spirituali, dove il percorso segue spesso le tracce di un santo o una meta religiosa: dalla via di San Benedetto ai diversi cammini di San Francesco, o la via Lauretana, che in verità nacque come cammino “laico”, collegando Roma al mare Adriatico, e poi finalizzata alla Casa di Maria a Loreto.
Questo reticolo di strade e di tracciati si snoda per lo più lungo l’Appennino. Sulle Alpi si parla più spesso di trekking, cioè di percorsi performanti anche dal punto di vista fisico e sportivo. Lungo l’Appennino il cammino religioso e spirituale è preponderante, anche se, secondo il sondaggio di Terre di Mezzo, lo scorso anno il cammino più percorso dagli italiani è stato la “Via degli dei” (tra Bologna e Firenze: anche qui c’è una memoria cinematografica, anche se non recente, quella di Pupi Avati, Una gita scolastica). «Nell’Appennino centrale dichiara Guido Castelli, Commissario sisma 2016 abbiamo avviato un importante investimento sul turismo lento, una scommessa per i territori colpiti dal terremoto, che oggi potranno contare su una leva di rilancio economico, sociale e culturale. Nei 70 posti tappa lungo i nove cammini del cratere contiamo che in breve tempo nasca una rete di accoglienza, sia presso le abitazioni dei residenti, sia attraverso la riconversione di strutture dedicate. Scommettere sulla “lentezza” significa accelerare la rinascita dell’Appennino centrale».