Il Messaggero, 5 febbraio 2026
La grande carica dei robot umanoidi: così si sfida la Cina
L’intelligenza artificiale applicata alla robotica è la scommessa delle scommesse del 2026. Lì dove la sfida si gioca nel ritorno dei massicci investimenti, ma soprattutto nei tempi di questo ritorno. Lo dice chiaramente il piano di remunerazione di Elon Musk, legato all’ambizione di Tesla di diventare un leader globale nella robotica e nei robotaxi. Ma è la base anche del nuovo piano quinquennale della Cina, che punta sull’automazione per sostenere produttività, competitività e risposta all’invecchiamento demografico. Questo mentre applicazioni robotiche stanno già emergendo anche nei servizi, dall’ospitalità alla pulizia, un tempo dominio del lavoro umano. La sfida è qui, nell’IA fisica. I robot umanoidi escono dai laboratori ed entrano nella vita reale, dice Barclays. E i dati confermano una crescita già in atto. Secondo la International Federation of Robotics, le installazioni di robot industriali aumentano a un ritmo medio annuo del 7% dal 2019. Nel 2024 sono stati installati nel mondo 542.000 nuovi robot, più del doppio rispetto a dieci anni fa. L’Asia vale il 74% delle nuove installazioni e la Cina, da sola, oltre metà del mercato mondiale.
L’evoluzione tecnologica e l’estensione delle applicazioni oltre la manifattura tradizionale, spiega Bertrand Born di Swisscanto, stanno ampliando il mercato potenziale e rafforzando le prospettive di crescita. Al tempo stesso, il settore rimane sensibile alla congiuntura economica: le aziende attive nell’automazione tendono a seguire i cicli industriali, con una volatilità di breve termine che può incidere sulle valutazioni. «In una prospettiva strutturale», spiega l’esperto, «la diffusione dei robot nell’economia digitale può favorire l’apertura di nuovi mercati e tradursi in una crescita superiore alla media e in ritorni del capitale interessanti per gli investitori».
Le potenzialità sono in questi numeri. Il mercato, oggi tra i 2 e i 3 miliardi di dollari, potrebbe esplodere fino a 200 miliardi entro il 2035, spiegano da Barclays. L’IA fisica porterà alla ribalta aziende industriali produttori di attuatori, componenti di precisione, leader dell’automazione spesso assenti nella prima ondata di IA, incentrata sul software. La geopolitica della produzione sarà cruciale. Oggi la Cina è leader nella produzione e nello spiegamento, grazie a prezzi aggressivi, supporto governativo e controllo delle materie prime critiche. Ma l’Ue può giocare un ruolo da protagonista grazie alla solida eredità automobilistica. L’Europa, con la Germania in testa, è il principale fornitore mondiale di sistemi ad attuatori (con una quota del 34%), e il know-how nella meccanica di precisione dell’auto può essere riconvertito. L’impatto sul lavoro può essere trasformativo. Non per sostituire l’uomo, ma per integrarlo, soprattutto nei compiti più gravosi. In settori sotto pressione demografica, dall’assistenza sanitaria all’agricoltura, può alleviare carenze croniche.