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 2026  febbraio 05 Giovedì calendario

Zero o poco alcol, resta la qualità italiana

Luca Argentero: «Non si deve rinunciare a un piacere condiviso». E che c’entra il bello e bravo attore piemontese in un articolo sul vino? Presto detto: è uno dei tanti investitori che puntano al mercato No-Lo (no e low alcol) dopo il via libera alla produzione arrivato a fine anno con un decreto dei ministeri dell’Agricoltura e delle Finanze. Tenuto conto del divieto appena caduto, i «cinque amici al bar», come Argentero definisce i suoi soci nell’etichetta Sodamore, non saranno più costretti a imbottigliare in Germania. Stessa storia per giganti del settore come Argea o Mionetto, solo per fare due esempi. Intanto dalla Spagna ha già avviato il trasferimento della produzione in Alto Adige la Schenk Italia. Altri stanno rientrando dalla Francia. «I numeri parlano chiaro: tra il 2022 e il 2025 in Italia il mercato delle bevande analcoliche è cresciuto del 14,8%, mentre il consumo di alcol tradizionale ha registrato un calo», sintetizza Ettore Nicoletto, tra i manager più autorevoli del settore enologico, ceo della giovanissima Compagnia del gusto (obiettivo di 200 milioni di fatturato nel settore food&wine in cinque anni). «Abbiamo intercettato questa evoluzione spiega investendo con convinzione nel progetto Arya, che interpreta una nuova idea di spumante leggero e contemporaneo, con solo 2% di alcol».
Secondo Iwsr e Federvini, entro il 2028 questa tipologia di vino raggiungerà i 4 miliardi di dollari a livello mondiale. Salute, lifestyle e divieti religiosi, tra le spinte al nuovo mercato. Al momento il 63% dei consumatori sono negli Usa e il 10% in Germania. In Italia ancora è poca cosa solo lo 0,1% del vino venduto ma con un significativo salto dagli 8 milioni di euro di giro d’affari del 2021 ai 55 dello scorso anno. «I mercati internazionali precisa il direttore di Federvini, Gabriele Castelli chiedono prodotti che sappiano coniugare la qualità e il sapere enologico italiano con una gradazione alcolica ridotta o assente. Vogliamo preservare l’identità e l’eccellenza che rendono unico il vino italiano nel mondo esplorando i vini dealcolati, ma anche il nuovo spazio dei vini a bassa gradazione naturale».
Uno studio di Nomisma per Coop stima che 15,4 milioni di italiani preferirebbero bevande No-Lo alle alcoliche, che il 47% dei Millennials è interessato, il 24% è curioso di provare, il 15% vuole spirits low-alcol, l’8% preferisce spirits zero alcol. Il trend riguarda quindi tutto il beverage, anche spirits e superacolici (che smettono di esserlo) come il primo limoncello analcolico prodotto dalla romana Pallini, il Bellini Zero di Fonte Margherita, l’Amaro Lucano. E, più di tutti per ora, la birra. Secondo i dati Crest di Circana, dal 2019 al 2025 gli acquisti di birre analcoliche sono aumentati del 79%, con un +18% solo nell’ultimo anno. Dati che saranno al centro di Beer&Food Attraction, l’evento di riferimento europeo di Italian Exhibition Group che apre a Rimini la prossima settimana. Investimenti quindi al via per attrezzare le cantine, rispettando i vincoli indicati dal decreto del 29 dicembre: primo fra tutti il divieto di dealcolare doc, docg e igt. La scommessa italiana è di alto profilo. «Il vino dealcolato esiste da tempo, ma pochi prodotti nel mondo raggiungono un valore accettabile. Noi vogliamo fare la differenza puntando sulla tecnologia italiana e sulla qualità delle nostre basi vitivinicole», afferma Fedele Angelillo, amministratore unico di Mack & Schühle, che ha appena installato a Laterza, in provincia di Taranto, una tecnologia completamente italiana che consente di preservare integralmente le caratteristiche organolettiche.
Oltre che con le tre tecniche principali in cantina evaporazione sottovuoto, osmosi inversa, distillazione con coni rotanti si punta a ridurre l’alcol già nei campi. «La sfida che sembra più strategica è quella del basso grado naturale», spiega Yuri Zambon, direttore dei Vivai Cooperativi Rauscedo nel Nord Est. «Occorre partire spiega da vitigni che oltre all’elevata aromaticità, siano caratterizzati da buone acidità e contenuto in sali minerali. Noi stiamo identificando all’interno di varietà come Riesling, Müller-Thurgau, Moscato e altre i cloni più adatti a sostenere il corpo e la struttura dei nuovi vini».