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 2026  febbraio 05 Giovedì calendario

Le barriere Ue costano 150 miliardi Obiettivo: tagliarne almeno un quarto

I Paesi della Ue commerciano meno tra di loro. Tra il 2023 e il 2024 la quota di pil europeo generata degli scambi di merci tra i Ventisette è scesa di un punto e mezzo al 22%. L’integrazione del mercato unico ha raggiunto una sorta di plateau, è la constatazione che emerge dall’ultimo rapporto della Commissione Ue sulla competitività. Va un po’ meglio sui servizi, passati dal 7,7% al 7,9%. Ma in generale barriere sia nazionali sia comunitarie ostacolano il pieno dispiegarsi delle potenzialità dell’economia della Ue. I soli ostacoli amministrativi costano circa 150 miliardi alle imprese.
Norme frammentate per gestire le aziende, regole restrittive sui servizi, procedure onerose per i lavoratori distaccati e il riconoscimento delle qualifiche. Ecco una sintesi delle necessarie semplificazioni che Italia e Germania, le prime due manifatture del Continente, sono pronte a chiedere ai partner continentali. L’appuntamento è per il prossimo 12 febbraio, in occasione del vertice informale tra i leader europei nella cornice del castello di Alden-Biesen in Belgio.
Per l’occasione porteranno sul tavolo un non-paper per sollecitare la Ue a darsi una mossa. I pacchetti Omnibus messi a punto da Bruxelles per attutire l’impatto industriale di alcune strategie seguite nel corso della passata legislatura, come il Green Deal, non bastano. Il processo di semplificazione dovrà guardare soprattutto alle piccole e medie imprese. D’altronde per una pmi su quattro il mercato europeo è quello di riferimento. I dati Ue su questo punto indicano da dove iniziare. Il 73% delle pmi lamenta ritardi nei pagamenti. Qualche progresso già si vede. Le semplificazioni introdotte nel 2025 hanno portato un risparmio stimato di circa 15 miliardi di euro. Il 2026 sarà per Bruxelles l’anno di ulteriori passi verso meno burocrazia, con l’obiettivo è di ridurre i costi amministrativi di almeno un quarto e riuscire ad arrivare a un terzo per le pmi.
Roma e Berlino chiedono impegni concreti e una maggiore integrazione nei servizi, nell’energia, nel mercato dei capitali, considerato centrale anche per rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. Altra priorità è dare slancio alle imprese tech del Continente. Una delle chiavi dovrà essere dare inpulso al mercato del venture capital, ancora debole in Europa e spinta allo sviluppo delle Big Tech statunitensi.
La grande priorità resta la salvaguardia dell’industria europea. A partire dall’automobile. La richiesta del comparto è di rivedere le politiche all’insegna della neutralità tecnologica. Bruxelles ha proposto di far slittare lo stop totale ai motori termici dal 2035. Resta da capire quale sarà il ruolo preciso dei biocarburanti, sui quali preme l’Italia.
La competitività dell’Europa, secondo le due grandi manifattura passa poi per il rafforzamento della vocazione all’export. L’industria Ue rischia di subire la sovracapacità produttiva cinese Occorre quindi rilanciare gli accordi regionali bilaterali come quello con i Paesi latinoamericani del Mercosur o con India e l’Asean, l’associazione che riunisce dieci Paesi del Sudest asiatico. Le due capitali puntano inoltre alla riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio «quale fondamento e garanzia di scambi globali basati sulle regole».
Ma l’Europa unita ha bisogno anche di campioni industriali continentali, nei settori chiave quali la difesa. in questo i due Paesi sono pionieri con gli accordi tra Leonardo e Rheimental sui carri armati e tra Airbus, Leonardo e Thales sui satelliti.
Progressi che comportano anche ripensare le norme Ue sulle fusioni e la concorrenza, che in passato hanno bloccato la nascita di veri giganti europei.