il Fatto Quotidiano, 5 febbraio 2026
Sanremo adesso rischia: i titoli copiati da bloccare
“La ricerca pubblicata il 29 gennaio dal Fatto ha rivelato che 19 canzoni su 30 in gara al prossimo Festival di Sanremo hanno gli stessi titoli di brani già pubblicati in passato da altri artisti. Ora sto aspettando che la direzione generale della Siae si faccia viva coi dirigenti del Festival affinché invitino gli autori a modificare quei titoli prima della pubblica esecuzione del 24 febbraio, onde evitare provvedimenti e sanzioni previsti dall’articolo 34 del nuovo regolamento della Siae”. Sono parole dell’avvocato Giorgio Tramacere che difende 34 autori che la Siae ha sanzionato perché li ritiene colpevoli di aver incassato illecitamente profitti prodotti da altri brani proprio a causa della confusione causata dall’identità del titolo. Il provvedimento in sostanza esplicita che depositare una canzone con il titolo Il cielo in una stanza o Questo piccolo grande amore rischia di drenare su altre tasche parte del guadagno spettante ai brani di Gino Paoli e Claudio Baglioni.
Così l’articolo 34 aggiornato lo scorso luglio dalla Siae recita: “La Società si riserva di verificare che i bollettini di dichiarazione delle opere non abbiano titoli che possano generare ogni tipo di confusione, anche potenziale, con opere accettate in tutela, ivi compresi i bollettini di dichiarazioni di nuove opere con titolo identico a quello di opere già tutelate, qualora il cognome e/o lo pseudonimo di almeno uno dei compositori delle opere preesistenti sia identico a quello anche di uno solo dei compositori delle opere successive”. Come dire: soprattutto se il tuo cognome è Rossi ti diffidiamo dal depositare un brano intitolato Vita spericolata.
“Accadde un fatto del genere a me circa 40 anni fa – racconta Riccardo Caruso, pronipote del leggendario Enrico e a sua volta tenore nel coro del Maggio Musicale Fiorentino – Avevo depositato un brano intitolato Top Model. Poco dopo il maestro Pippo Caruso, direttore dell’orchestra delle trasmissioni tv di Pippo Baudo, ne depositò uno con lo stesso titolo ma che ebbe più successo del mio. Si creò un po’ di confusione: la Siae salomonicamente divise a metà i profitti, parte a un Caruso, parte uguale all’altro”.
Dallo scorso luglio l’articolo 34 del regolamento Siae è imperioso: “La Società si riserva la facoltà di richiedere la modifica dei titoli (…). Qualora l’iscritto non provveda entro il termine perentorio indicatogli, la Società cesserà l’amministrazione dell’opera”. “È quanto accaduto ai miei assistiti – dice l’avvocato Tramacere che ha per questo citato in giudizio la Società Italiana degli Autori ed Editori – Da un giorno all’altro la Siae ha deciso di non amministrare più migliaia di loro opere depositate da anni ritenute illegittimamente confusorie e questo indipendentemente dalla coincidenza o meno dei cognomi. Fatto ancor più grave è che questi autori, oltre a non aver più ricevuto la liquidazione dei propri diritti e aver subito sanzioni, non hanno ancora potuto modificare i titoli contestati. Il fatto di ritenere confusori due brani scritti da autori diversi tra loro, dipende soltanto dalla Siae che non è evidentemente in grado di abbinare correttamente i proventi dei titoli ai loro rispettivi autori”.
Sta di fatto che il fenomeno dei titoli confusori è da anni dilagante. Tutti quelli delle canzoni più popolari hanno generato un copia-copia impressionante a cominciare dal successo più famoso nella storia di Sanremo: nell’archivio delle opere musicali della Siae sono tuttora depositate 2 Nel blu dipinto di blu oltre a quella di Domenico Modugno con il testo di Franco Migliacci; ci sono poi una Nel blu dipinto di blu $$, una Nel blu dipinto di blu (sto cadendo giù), una Nel blu dipinto di blu 2020, una Nel blu dipinto di blu felice di stare lassù e 2 Nel blu dipinto di blues.
I maggiori esperti italiani di diritto d’autore non hanno dubbi in proposito: “Il titolo andrebbe considerato come segno distintivo non soltanto dell’opera dell’ingegno, ma anche di un prodotto aziendale in quanto bene economico – dice l’avvocato Gianpietro Quiriconi – Pertanto un titolo che imita servilmente il segno distintivo di un prodotto altrui andrebbe considerato in base allo stesso principio giuridico di un illecito civile per concorrenza sleale”.
Il conflitto è rovente. Secondo gli autori sanzionati, la Siae è l’unica società di gestione dei diritti a muoversi in maniera arbitraria con l’applicazione dell’articolo 34: tutte le altre al mondo continuano a intervenire soltanto nel caso dell’omonimia nei depositi e questo comporta una disparità di trattamento con gli autori stranieri. Dallo scorso anno la Siae ha anche il grattacapo della concorrenza interna di Soundreef, società inglese che ha infranto il monopolio e gestisce direttamente le licenze in Italia. “Riteniamo che la soluzione migliore non sia quella di annullare d’ufficio i depositi – dice Lucian Beierling, dirigente di Soundreef che si occupa di royalties – ma piuttosto investire come facciamo noi nel miglioramento continuo della tecnologia e degli algoritmi di matching per identificare correttamente i brani utilizzati e corrispondere così i proventi agli autori reali”.
Il Festival di Sanremo 2026 per gli autori sanzionati è l’elemento centrale di verifica del problema. Come si comporterà la Siae davanti ai 19 brani su 30 in gara con titoli già depositati in precedenza? A dimostrazione di quanto il controllo sia arduo, si consideri che nei giorni scorsi qualcuno ha addirittura depositato nell’archivio delle opere musicali titoli uguali a quelli delle canzoni del prossimo Sanremo che risultavano originali. Così anche Magica favola di Arisa, Uomo che cade di Tredici Pietro, Italia starter pack di Jay-Ax, Male necessario di Fedex & Marco Masini hanno sollecitamente trovato un gemello. I Pooh commenterebbero: Chi fermerà la musica? (un titolo che sorprendentemente ancora non è stato copiato).