il Fatto Quotidiano, 5 febbraio 2026
Quelli del Sì per il No
Quando questo governo scadrà o cadrà, non avremo ancora risolto il dilemma che ci attanaglia da quando è nato: ma ci sono o ci fanno? È raro trovare, nel mondo reale, un così alto concentrato di imbecillità e autolesionismo. Devono convincere gli italiani a votare Sì per separare le carriere ed evitare che i giudici diano sempre ragione ai pm in quanto colleghi. Poi però s’incazzano appena un giudice dà torto a un collega pm. Garlasco è uno spot al No, quindi dovrebbero sperare che la gente se lo scordi: invece ce lo ricordano ogni giorno. Così chiunque abbia un grano di sale in zucca si domanda: ma se Stasi è stato indagato da un pm, arrestato da un gip, assolto da un gup e da tre giudici d’appello, poi la sentenza è stata annullata da 5 giudici di Cassazione e trasformata in condanna da altri 3 giudici d’appello e 5 di Cassazione, ora altri pm indagano su Sempio e sul pm precedente per ribaltare la sentenza irrevocabile, che senso ha separare le carriere e i Csm triplicando costi e posti?
Ora i giureconsulti di FdI fanno il bis con una card sull’agente picchiato al corteo di Askatasuna: “Il governo pensa alla sicurezza degli italiani, le forze dell’ordine sbattono dentro i delinquenti e certa magistratura li libera. Sì, cambiamola subito. Sì per fermare questo scempio”. Parlano della gip di Torino che ha disposto gli arresti domiciliari per un manifestante e l’obbligo di firma in caserma per altri due. Nessuno dei tre è l’aggressore col martello, ancora da identificare. E, come sempre ci ricordano lorsignori quando un indagato è del loro giro, sono presunti innocenti e non vanno arrestati fino a condanna definitiva. Eppure i pm avevano chiesto il carcere per tutti e tre: la Procura torinese sugli scontri di piazza sposa da sempre la linea durissima, con retate di No Tav (arrestati persino per avere spostato un lacrimogeno), attivisti “Aska” e Pro Pal (anche ragazzi minorenni) e accuse di associazione sovversiva sempre bocciate dai giudici. Il tutto a carriere unite. Chi vuole separarle dovrebbe stare alla larga dal caso, per non darsi la zappa sui piedi. Invece ecco gli intellettuali del gruppo, tipo Salvini: “Già a piede libero. Vergogna. Votare Sì al referendum sulla giustizia è un dovere morale”. E Gasparri: “La magistratura scarcera subito i già troppo pochi arrestati. Vergogna! Poi dicono che non si deve votare Sì alla riforma della giustizia”. Ma se separano le carriere affinché i giudici diano torto ai pm ancor più di oggi, la prossima volta il gip non trasformerà più tre richieste di manette in domiciliari e obblighi di firma, ma in tre cause di beatificazione. Poi si meravigliano se nei sondaggi il No ha raggiunto il Sì. Per forza, è una partita ad armi ìmpari: la campagna per il No la fanno anche quelli del Sì.