La Stampa, 5 febbraio 2026
Grembiuli, carbonella e uncinetto. Così l’indice Istat crea l’effetto nostalgia
Come avviene periodicamente per tenere conto dei cambiamenti nei comportamenti di consumo della popolazione, l’Istat ha aggiornato il paniere di beni sulla base dei quali calcola gli indici dei prezzi al consumo. Contestualmente ha adottato la nuova classificazione Ecoicop (European Classification of Individual Consumption by Purpose), che rende comparabili le rilevazioni, e gli indici, a livello europeo. Scorrere il lunghissimo elenco di beni che fanno parte del paniere, suddivisi in quattro livelli classificatori gerarchicamente ordinati – 13 Divisioni di spesa, 47 Gruppi, 122 Classi e 234 Sottoclassi – dà un certo senso di vertigine.
Le minuzie della nostra vita quotidiana, i diversi gesti che compiamo quotidianamente o occasionalmente sono non solo rappresentate, ma “spacchettate” nei vari prodotti che si utilizzano per compierle, che sono cambiati e talvolta moltiplicati nel tempo, a causa di modifiche negli stili di vita, a loro volta indotti dalla disponibilità di nuovi beni, ma anche delle trasformazioni nel mercato del lavoro, dei sistemi di trasporto, di comunicazione. I prodotti di igiene, cura del corpo, bellezza, che troviamo nei nostri bagni anche senza vivere nel lusso, ad esempio, sono non solo diversi da un tempo (sono tanto vecchia da ricordare i primi shampoo in polvere da sciogliere nell’acqua, già un lusso rispetto al sapone da bucato), ma molti di più. Chi non possiede un cellulare o smartphone, non solo non trova più, in caso di necessità, un telefono a gettone, ma non può usare lo Spid oggi richiesto in molte pratiche amministrative. Nel corso degli anni, sono usciti dal paniere molti meno beni (ad esempio la canottiera di lana) di quanto non ne siano entrati: cellulari, smartphone, computer, tablet, video-giochi, viaggi vacanze, assicurazioni varie, food delivery e molto altro hanno progressivamente allungato l’elenco. La distribuzione, e l’intensità, di diversi tipi e beni di consumo tra individui, famiglie e territori varia, naturalmente, a seconda non solo degli individuali gusti, fase della vita, bisogni, ma a seconda delle risorse individuali, familiari, di funzionamento delle infrastrutture sociali.
Le new entry di quest’anno segnalano interessanti cambiamenti non solo nei gusti e stili di vita, ma nelle necessità cui si deve far fronte con mezzi propri. Tre sembrano a prima vista un ritorno all’antico. Si tratta dei grembiuli e divise scolastiche, dei filati per lavori a maglia e uncinetto e del carbone a legna. Ma il ritorno all’antico è solo apparente, dato che, almeno nelle grandi città, il grembiule a scuola non si mette più neppure nella scuola dell’infanzia.
Sospetto che, insieme alle divise scolastiche, la sua introduzione sia la presa d’atto della diffusione delle scuole private, che più spesso adottano divise, anche se può capitare che anche qualche scuola pubblica, per favorire uno spirito di corpo, produca magliette con il proprio stemma. L’introduzione dei filati per lavoro a maglia o uncinetto non significa che si sia tornati all’epoca in cui le calze di lana e di cotone e i golf venivano fabbricati in casa dalle mani operose delle donne, ma che i lavori a maglia sono diventati un hobby popolare (coinvolgendo anche uomini). Quanto al carbone a legna, si intende quello utilizzato per i barbecue o da chi ha il privilegio di avere un camino in casa, non di chi non ha altro modo di scaldare la casa o cucinare. Mi stupisce che gli articoli da campeggio e per le attività all’aperto non facessero già parte della lista, dato che il campeggio è una attività diffusa da diverso tempo. L’introduzione di software (esclusi i videogiochi, che già c’erano) e antivirus invece è la presa d’atto che ormai questi sono strumenti necessari per utilizzare i nostri apparati elettronici anche per fare le cose più semplici. Insieme agli antivirus, due altre new entry testimoniano da un lato del sentimento di insicurezza che accompagna il nostro vivere quotidiano, sia rispetto alla casa, sia rispetto a possibili emergenze sanitarie. La prima riguarda le apparecchiature di sicurezza, compresi i kit di sorveglianza dei tentativi di furto, la seconda i servizi (privati, a pagamento) di trasporti e soccorso di emergenza. Paghiamo per sentirci un po’ più sicuri a casa nostra e, oltre a dover troppo spesso ricorrere alla sanità privata per curarci, anche in situazioni di emergenza sanitaria non sempre possiamo contare su un servizio pubblico.