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 2026  febbraio 05 Giovedì calendario

L’Italia meloniana è sempre più europeista per la prima volta i filo-Ue superano il 50%

Sorpresa: gli italiani sono più europeisti. Seconda sorpresa: lo sono diventati durante il governo di Giorgia Meloni, in un’epoca in cui prevale la retorica del “ritrovato orgoglio italiano”. Terza sorpresa: tra i cittadini europei, gli italiani sono di gran lunga quelli più intimoriti dalle minacce che incombono sul Vecchio Continente, siano esse la guerra in Ucraina, i cyberattacchi, il terrorismo, ma anche la dipendenza energetica e quella militare da altri Paesi.
Il quadro emerge dalla rilevazione periodica di Eurobarometro, il sondaggio diffuso dal Parlamento europeo, che ha scattato una fotografia per certi versi inedita: il 52% degli italiani è convinto che l’appartenenza all’Unione europea sia un fattore positivo.
Per capire l’eccezionalità del dato (che resta comunque inferiore alla media Ue, 62%) non basta guardare quest’ultima fotografia, secondo la quale più della metà dei cittadini è contento di far parte dell’Ue. Bisogna scorrere tutto il film e ricostruire l’evoluzione di questo sentimento per scoprire che negli ultimi anni le rilevazioni di Eurobarometro non avevano mai registrato un dato così alto.
Per trovare un valore vicino, seppur inferiore, a quello appena registrato bisogna risalire al 2007: all’epoca gli italiani erano divisi sulla stessa domanda: 50% e 50%). Dopodiché, nel periodo successivo, gli euroentusiasti sono sempre stati in minoranza, con un picco negativo nella seconda metà del 2016 (33%), l’anno della Brexit e dei flussi migratori record in Italia. Nel 2024 il dato era fermo al 45%, sette punti in meno rispetto all’ultima rilevazione, segno che il “salto” è avvenuto nell’ultimo anno.
Difficile trovare una ragione precisa dietro questo trend, che trova conferma anche in un altro quesito posto dal sondaggio: «In generale, per lei l’Ue evoca un’immagine…». Più della metà degli intervistati (il 51%) ha risposto “positiva”, segnando un’inversione di rotta rispetto agli ultimi anni. Fatta eccezione per un picco estemporaneo registrato alla fine del 2021 (54%), in occasione del lancio del Recovery Fund, il dato si è sempre assestato a livelli bassi, con picchi negativi alla fine del 2013 (solo il 26% aveva un’immagine positiva dell’Ue) e alla fine del 2018 (30%) durante il governo gialloverde.
In generale, il 55% degli intervistati sarebbe “più preoccupato” se il proprio Paese non fosse più membro dell’Unione. Gli italiani sembrano avere molta più fiducia sul futuro dell’Ue rispetto a quello dell’Italia: il 64% è ottimista sull’avvenire del nostro Paese e il 34% è pessimista, mentre sull’Ue gli ottimisti sono il 67% e i pessimisti solo il 29%. Secondo gli italiani, l’Ue dovrebbe focalizzarsi di più sulla Difesa (che figura al primo posto nella classifica delle priorità), sull’economia e sulla competitività. In ogni caso, il 52% crede che le cose stiano andando nella giusta direzione in Europa, mentre solo il 43% lo pensa dell’Italia.

C’è poi un capitolo legato alle paure dei cittadini e gli italiani si distinguono in quasi tutte le categorie per essere in assoluto i più timorosi, o comunque tra i primi tre. L’83% è preoccupato per la guerra alle porte dell’Ue e un dato simile non si trova nemmeno tra i Paesi sulla frontiera Est. Ma a preoccupare gli italiani (molto più degli altri cittadini europei) ci sono anche la disinformazione, l’indipendenza dei media, la polarizzazione delle società e il linguaggio d’odio, in Rete e nella vita di tutti i giorni. Più spaventati, più europeisti e insoddisfatti del proprio Paese.