Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 05 Giovedì calendario

Giuli nomina consigliere l’ex portavoce: si era dimesso per i comunicati elettorali sul sito del Mic

Storia di un portavoce usato come capro espiatorio, fatto uscire dalla porta per poi rientrare dalla finestra.
Il 22 novembre scorso Piero Tatafiore presenta le sue “irrevocabili dimissioni” dal ruolo di capo ufficio stampa del ministro della Cultura Alessandro Giuli. Il motivo: sotto la sua supervisione, sul sito ufficiale del ministero, vengono pubblicati, al culmine della campagna elettorale, una serie di comunicati smaccatamente a favore del candidato della destra in Campania Edmondo Cirielli (in uno viene definito “la personificazione della cultura di governo”). Il passo indietro risponde quindi alle proteste dell’opposizione che denuncia l’uso partigiano di un canale istituzionale. “Un atto dovuto e irreversibile” anche per il titolare del Collegio romano.
Eppure, neanche tre giorni dopo, il 25 novembre, all’indomani delle elezioni campane – perse dal centrodestra – ecco la magia: mentre un decreto del ministro segna la fine dell’incarico di Tatafiore, un altro, emesso nella stessa data, lo risarcisce con un contratto sostitutivo: dal 1° dicembre 2025 è “consigliere del ministro per la comunicazione e la promozione culturale”. Una collaborazione tuttora in corso. Compenso: 50mila euro all’anno da corrispondersi in rate mensili. Un’indennità comunque minore rispetto ai 100mila previsti per la precedente funzione di capo ufficio stampa.
L’indiscrezione, che circola da tempo tra i corridoi del Collegio romano, ora è confermata dalla pubblicazione online del decreto di nomina. La severità ostentata in campagna elettorale è stata subito corretta una volta spenti i riflettori. Del resto, già all’epoca dal Pd i commenti erano stati maliziosi: “Giuli non si assume la responsabilità delle sue azioni a fa dimettere il suo staff. Un’altra prova di scaricabarile al ministero della Cultura”. Non a costo zero.
Piero Tatafiore, esperto di comunicazione istituzionale, già direttore dell’agenzia Utopia che si occupa di lobbying e relazioni con i media, era arrivato al ministero della Cultura come consigliere a titolo gratuito a ottobre 2024, un mese dopo la nomina di Giuli. Da febbraio 2025 era ufficialmente capo-ufficio stampa. Con l’ex giornalista ora alla guida della Cultura, ci sarebbe anche uno stretto rapporto personale. A settembre 2025, secondo un’indiscrezione di Dagospia, proprio il ministro avrebbe officiato il matrimonio del suo (all’epoca) capo ufficio stampa.