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 2026  febbraio 05 Giovedì calendario

Caso Epstein, perché Starmer rischia di cadere dopo lo scandalo Mandelson

Keir Starmer rischia clamorosamente la poltrona. Se i disastrosi sondaggi lo davano già in bilico, lo scandalo dell’ex ambasciatore britannico negli Usa Lord Peter Mandelson – coinvolto pesantemente negli Epstein Files – potrebbe definitivamente travolgere anche il primo ministro, a poco più di un anno dal suo trionfo elettorale.
Starmer rischia perché fu proprio lui, nel marzo dell’anno scorso, a scegliere Mandelson come capo della diplomazia britannica a Washington. Eppure, come ha ammesso il premier ieri al question time del mercoledì alla Camera dei Comuni, sapeva delle precedenti connessioni tra Mandelson e il pedofilo americano, sebbene non fosse a conoscenza delle rivelazioni dell’ultima tranche degli Epstein Files. Nelle quali è emerso che l’ex eminenza grigia del Labour – e architetto dei trionfi di Tony Blair – avrebbe ricevuto fino a 100mila euro da Epstein (regali a suo marito inclusi) mentre Mandelson, allora ministro nel governo di Gordon Brown, condivideva con l’americano informazioni sensibili e segretissime di Downing Street e dell’esecutivo britannico, oltre a fare lobby con quest’ultimo proprio per Epstein, che così poteva accumulare ancora più denaro con le sue speculazioni.
Starmer si è difeso in Parlamento bollando Mandelson come “un bugiardo seriale, che ha mentito continuamente” a lui e a suoi collaboratori durante i colloqui pre-nomina, “nascondendo e sminuendo i suoi veri legami con Epstein”. Anche per questo – dopo il licenziamento di Mandelson lo scorso settembre da ambasciatore per i suoi contatti con il pedofilo dopo la prima condanna per traffico sessuale – ha annunciato un disegno di legge per strappargli il titolo di Lord.
Ma la nomina stessa di Mandelson, soprannominato “Principe delle tenebre” per le sue subdole manovre dietro le quinte, era controversa sin dall’inizio. È vero, l’anno scorso i dettagli del rapporto tra Mandelson ed Epstein non erano ancora così scabrosi. Eppure, la loro controversa amicizia negli anni passati era di dominio pubblico. Dunque, si trattava di una scelta decisamente rischiosa, a maggior ragione perché la vicenda Epstein non era e non è affatto chiusa. Per non parlare del fatto che Starmer, prima di diventare deputato e primo ministro, è stato ex procuratore capo della Corona, e dunque gli viene rimproverata “una mancanza di giudizio” che ogni leader, e tantomeno un ex “magistrato”, dovrebbe avere.
Ora Starmer è nel mirino dell’opposizione, della destra e dei tabloid, che chiedono le sue dimissioni. Lui si è difeso annunciando la pubblicazione delle minute interne di Downing Street riguardo al processo di nomina di Mandelson, approvata ieri dai Comuni e che ora verrà scrutinata in Commissione. Una mossa che sembra però costretta da una rivolta interna al Labour, capeggiata dalla “regina rossa” Angela Rayner, ex vicepremier travolta da uno scandalo di tasse non pagate sulla sua seconda casa ma che non ha mai rinunciato alle sue ambizioni di diventare la prima leader donna della storia del Labour. Tuttavia, Scotland Yard ha chiesto di non pubblicare nulla per non danneggiare l’inchiesta in corso su Mandelson – che presto potrebbe avere conseguenze penali – ma lo Speaker della Camera ha già sottolineato che i Comuni avranno l’ultima parola.
Un tentativo estremo di salvarsi per Starmer potrebbe essere silurare il suo “rasputin” Morgan McSweeney, ossia il consigliere supremo irlandese e capo dello staff a Number 10, che negli anni ha costruito la leadership e lo spessore di Sir Keir, durante e dopo il disastro della gestione Corbyn. Del resto, sarebbe stato proprio McSweeney a spingere pesantemente per la nomina di Mandelson, entrambi colonne della corrente “blairiana” del Labour. Per questo, McSweeney potrebbe cadere nelle prossime ore.
Ma anche il siluramento del suo “pigmalione” politico potrebbe non bastare. Starmer è affondato nei sondaggi negli ultimi mesi a causa dello scarso carisma e di un esecutivo caotico e schizofrenico dopo il trionfo elettorale di maggio 2024. Il prossimo maggio avranno luogo delle elezioni cruciali – in Scozia, Galles e migliaia di amministrative in tutto il Regno – dove si prevede una batosta epocale per il Labour e per Sir Keir. A quel punto, la fragorosa caduta di Starmer sarebbe solo rimandata.
Intanto la Russia già festeggia, Kirill Dmitriev, consigliere economico e negoziatore di Vladimir Putin, ha subito attaccato Starmer, da sempre in prima linea per l’Ucraina e nella Coalizione dei Volenterosi, postando una foto del primo ministro in costume femminile: “È finito”.