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 2026  febbraio 05 Giovedì calendario

Intervista a Giovanni Franzoni

Il ragazzo col cerotto, sul naso e sul cuore. Più eroe malinconico che campione spietato, Giovanni Franzoni: sarà per quei ricci, il sorriso dolce e anche per le lacrime che non nasconde. Per la felicità e il dolore, la differenza è sottile nell’intrepida avventura del 24enne velocista bresciano che due mesi fa pochi conoscevano. Poi: il primo podio (3° nel superG in Val Gardena) e a seguire i successi a Wengen in superG e a Kitzbühel nella discesa che chiunque sogna. Da settembre non scia più da solo: con lui c’è Matteo Franzoso, l’amico e compagno di nazionale morto in Cile in allenamento. Secondo tempo, in scioltezza, ieri nella prima prova cronometrata per la discesa olimpica di Bormio che sabato assegnerà le medaglie.
Prima Olimpiade per lei, in un momento magico. Sente pressione?
«Più che altro emozione: questa divisa bianca, i Cinque Cerchi sul petto, i Giochi in casa. Al cancelletto stamattina ci pensavo alla meraviglia di essere qui e non dall’altra parte del mondo, a rappresentare l’Italia. Giri e la gente parla la nostra lingua, il cibo è il più buono dell’universo, gareggiamo su una pista che conosco bene e mi piace tanto, anzi è tra le mie preferite».
A Bormio niente Villaggio.
«Un po’ dispiace, sarebbe stato bello condividere questa esperienza con tutti gli altri. Ma alla fine io mi sento a mio agio anche nel nostro isolamento, mi aiuta a concentrarmi e rilassarmi, mi toglie anche pressione per l’appuntamento più importante».
Le migliori premesse.
«A parte il candore della tuta, scomparso in pochi minuti e che non durerà fino a sabato».
Fino a che punto si sporcherà dopodomani?
«Una medaglia sarebbe un sogno. È super difficile, tutti sono fortissimi e ultra motivati a prendersela. A cominciare dai miei compagni: Domme (Dominik Paris, ndr) qui ha vinto sette volte e anche gli altri sono competitivi. Sarà una bella battaglia».
Si sente un po’ la punta di questa squadra?
«Sì e no. Mai mi sarei aspettato di essere a questo livello, tutto è accaduto così forte e in fretta, nel giro di appena quattro settimane, che ho cominciato già a Crans- Montana a pagare, fisicamente e mentalmente, i giorni tra Wengen e Kitz, che sono stati estenuanti».
Difficile gestire il successo?
«E anche le emozioni, evidentemente. Cerchi di tenerle a bada, così come i pensieri e un po’ tutto, però prima o poi ne risenti. E io forse, anche se sono molto cresciuto e cambiato, specie dopo il grave infortunio del 2023, a tutto questo non ero preparato. Proprio a Crans la lucidità di testa è andata a calare, ho cercato di mantenere l’attenzione e recuperare al massimo, ma alla fine è stato inevitabile: la tensione ha cominciato a scendere e tutta la stanchezza accumulata mi è piombata addosso».
E ora come sta?
«Devo raschiare il fondo del barile e dare tutto me stesso ancora questa settimana. Sulla Stelvio servono gambe e testa. Per fortuna sono tornato due giorni a casa per ricaricarmi. Punto alla pausa più lunga tra la fine delle Olimpiadi e la ripresa della coppa del mondo».
Nessun aiuto dagli psicologi?
«Per ora faccio da solo. Mi aiuta la mia famiglia, mio fratello gemello Alessandro, la mia fidanzata, gli amici di sempre, che mi tengono coi piedi per terra. Franzoso? Un pensiero costante. E anche la musica è una compagna per ogni istante del giorno».
Cosa ascolta?
«Tutto, vivo di musica, dal rap al rock al blues alle canzoni italiane più classiche. Qualche difficoltà in più con l’heavy metal di Domme».
Da che famiglia viene?
«Papà Osvaldo è in pensione, faceva il rottamaio, aveva un’azienda di recupero rifiuti ferrosi, li comprava, tagliava e vendeva all’acciaieria. Mia mamma Irene è stata per trent’anni nel ristorante di famiglia a Brescia, faceva la cuoca, ha smesso quando ha avuto me e Ale».
Lei cucina?
«Sì ma non tantissimo, mio fratello ha preso più da mia madre, io sono un po’ scansafatiche, quando sono da solo mi faccio un riso con tonno al volo».
A proposito di volo: cos’è la velocità per lei?
«Una sensazione che non lasci se la provi: adrenalina, leggerezza, libertà. E dire che sarei pigro e ho iniziato con lo slalom. Ho ricominciato a fare tanto gigante, specie da quest’estate, mi serve anche per la velocità e poi magari un giorno, chissà».
Altri sport che le piacciono?
«Praticamente tutti. Pratico kite e surf d’estate. Leggo tante biografie di campioni. Guardo MotoGp e Formula 1».
Pilota preferito?
«Charles Leclerc, gli auguro di vincere il Mondiale con la Ferrari, che da italiano ovviamente tifo. Ma mi piace anche Kimi Antonelli. Dice che mi somiglia? È bravo, ha talento, è giovane e avrà tempo per crescere».
Curiosità: il cerotto sul naso è solo per la sinusite?
«Ho il setto nasale deviato. Però è vero che ormai fa quasi parte di me».