corriere.it, 5 febbraio 2026
Record di disoccupati in Germania, il nuovo allarme: anche i laureati dell’industria non trovano lavoro
Friedrich Merz aveva promesso che sarebbe stato il cancelliere dell’economia e avrebbe portato la ripresa di cui la Germania aveva e ha tuttora bisogno. Ma i dati sulla disoccupazione pubblicati venerdì dall’Ufficio del Lavoro tedesco mostrano che il leader cristiano-democratico ha ancora molto da fare: il numero dei disoccupati nella prima economia europea ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 12 anni, superando la soglia dei 3 milioni, mentre l’inflazione è tornata, anche se di poco, sopra l’obiettivo del 2% fissato dalla Banca centrale europea. I numeri del mercato del lavoro tedesco soffrono dei normali andamenti stagionali (il tasso di disoccupazione destagionalizzato è rimasto stabile al 6,3%), ma comunque sono un campanello di allarme. Anche perché mercoledì scorso la Germania aveva dovuto abbassare le sue previsioni di crescita per quest’anno e il prossimo, constatando che le misure di politica fiscale del governo non hanno avuto effetto così rapidamente come ci si aspettava. «L’aumento del numero di disoccupati a oltre tre milioni è un segnale d’allarme» ha ammesso Merz venerdì in un post su X. «La ripresa economica deve essere la priorità centrale di quest’anno».
Tra i segnali preoccupanti c’è che pure i lavoratori più qualificati fanno fatica a trovare lavoro. Il settimanale Spiegel dedica un lungo articolo al record di disoccupazione tra coloro che hanno un’alta formazione. «Nel 2025, in media 45.000 di loro erano registrati come disoccupati, quasi il doppio rispetto al 2022: un record nella storia della Repubblica Federale. Per i giovani sotto i 35 anni ci sono voluti in media 112 giorni per trovare lavoro dopo la laurea, 19 giorni in più rispetto al 2023» scrive. «La crisi del mercato del lavoro colpisce l’élite designata dell’industria tedesca, i giovani ingegneri, scienziati e informatici. Li colpisce ancora più duramente perché pochissimi se lo aspettavano. E non è chiaro come si evolverà la situazione per i laureati ad alto potenziale. La crisi dei neolaureati diventerà permanente? Sarebbe una cattiva notizia non solo per i giovani laureati, ma per l’intero Paese. Se i migliori talenti, che dovrebbero garantire il futuro dell’industria, non hanno più prospettive, le previsioni sono complessivamente negative».
Tra le persone intervistate dal settimanale tedesco c’è una giovane chimica di 29 anni, con un dottorato alle spalle, «un semestre all’estero in Australia e Cina, un master presso l’azienda produttrice di materie plastiche Covestro, studentessa lavoratrice presso un think tank, borsa di studio della Studienstiftung des Deutschen Volkes (Fondazione tedesca per gli studi), pubblicazione sulla rinomata rivista “Nature Communications”, riconoscimento per meriti accademici eccezionali». Questa estate ha inviato 65 domande di lavoro e ha ricevuto solo no. Quasi sempre con la stessa spiegazione: «Il tuo curriculum è ottimo, ma purtroppo abbiamo un blocco totale delle assunzioni». Alla fine ha trovato un posto nel settore pubblico, come consulente per l’innovazione, ma non nell’industria.
«Il numero di posti vacanti è drasticamente diminuito, passando da quasi due milioni alla fine del 2022 a poco più di un milione – ad eccezione dell’inizio della pandemia, il valore più basso dal 2016» spiega lo Spiegel. Questo fa sì che per i neolaureati l’ingresso nel mondo del lavoro sia più complicato. Un fenomeno che nel breve futuro potrebbe essere esacerbato dall’adozione dell’intelligenza artificiale che, come spiega l’Economist, oggi può effettuare a costi più bassi gran parte del lavoro di base tradizionalmente affidato ai neo-assunti. Gli unici settori che continuano a garantire buone possibilità di impiego ai lavoratori qualificati sono quello della sanità e dell’industria farmaceutica, l’assistenza all’infanzia e il settore pubblico.
Nell’industria invece c’è una crisi occupazionale per i lavoratori qualificati che non ha precedenti. «I quattro principali settori industriali tedeschi – automobilistico, elettrico, chimico e, da ultimo, meccanico – sono in profonda crisi. Fino a maggio 2025 sono andati persi 458.000 posti di lavoro netti nel settore manifatturiero» sintetizza lo Spiegel. I vecchi posti di lavoro qualificati stanno sparendo e l’economia non riesce a crearne di nuovi. Il tasso di disoccupazione dei laureati è aumentato dal 2,2% nel 2022 all’attuale 3,3%, che è simile ai livelli italiani (l’Italia ha un tasso di disoccupazione tra i laureati tradizionalmente più alto di quello delle altre democrazie avanzate). Gli analisti si aspettano una ripresa dell’economia e del mercato del lavoro entro il prossimo anno. E molti laureati alla fine trovano comunque un lavoro, ma i tempi di attesa più lunghi e le difficoltà ancora maggiori riscontrate da chi è meno qualificato aumentano la percezione dell’incertezza. L’ascesa di Afd, il partito di estrema destra anti sistema dato in testa ai sondaggi negli ultimi mesi, si spiega anche così.