corriere.it, 5 febbraio 2026
Evasori totali, l’Agenzia delle Entrate ne scopre 200 mila: in partenza 2,4 milioni di lettere del Fisco per irregolarità
Duecentomila. È un numero che pesa, come un macigno, nel bilancio – ancora incompleto – della lotta all’evasione fiscale. Sono gli «inermi invisibili» del sistema tributario: contribuenti che non solo non pagano, ma in molti casi non esistono neppure per l’anagrafe del Fisco. A scovarli, nel corso del 2025, è stata l’Agenzia delle Entrate, che ha passato al setaccio circa 17 milioni di posizioni prima di arrivare alla selezione finale.
A spiegare la portata dell’operazione è stato il direttore, Vincenzo Carbone, in occasione di Telefisco, evento del Sole24Ore: oltre la metà degli evasori totali intercettati – circa 116 mila – pur avendo redditi, non aveva presentato alcuna dichiarazione. Ma il dato che più colpisce è l’altra fetta, l’86 mila: soggetti completamente sconosciuti al Fisco, attività in nero puro, fuori da ogni radar amministrativo.
Numeri che raccontano due Italie fiscali. La prima è quella di chi «dimentica», omette, rinvia. La seconda è quella sommersa, che lavora e incassa senza mai entrare in relazione con lo Stato. Ed è soprattutto su questa che si misura l’efficacia delle nuove strategie di analisi del rischio, sempre più basate sull’incrocio delle banche dati e su indicatori selettivi.
Il passo successivo sarà meno spettacolare, ma potenzialmente più incisivo: 2,4 milioni di lettere di «compliance» pronte a partire nel 2026. Non avvisi di accertamento, ma richiami. Promemoria per segnalare incongruenze, dichiarazioni mancanti, anomalie sull’Iva a fronte di fatture emesse e corrispettivi registrati. Un tentativo di spingere il contribuente a correggersi prima che scatti il controllo vero e proprio.
Carbone insiste su un punto che vale anche come risposta preventiva alle paure tecnologiche: niente automatismi, niente intelligenza artificiale che decide chi colpire. Le analisi individuano i casi più critici, poi entra in gioco la valutazione umana. Un filtro che serve a evitare controlli a pioggia e a concentrare le risorse dove il rischio è più alto.
Resta però il dato politico ed economico: duecentomila evasori totali in un solo anno non sono una fisiologia, ma una patologia strutturale. Indicano che il sommerso non è un residuo marginale, bensì una componente ancora robusta del sistema produttivo. Le lettere potranno recuperare una parte di gettito e favorire l’adempimento spontaneo. Ma la vera partita continua a giocarsi sulla capacità dello Stato di intercettare chi, finora, è riuscito a restare nell’ombra.