Corriere della Sera, 5 febbraio 2026
Anna Pausini: «Sanremo, non mi fai paura»
Laura Pausini, dopo anni di voci, finalmente a Sanremo come co-conduttrice...
«Fino a febbraio dello scorso anno non avrei accettato. Conti mi ha chiamata, ci siamo incontrati e la sua calma mi ha colpita. Sono una persona emotiva e ho bisogno di avere a fianco qualcuno tranquillo, che non aumenti la mia adrenalina. Chiesi consiglio a Pippo Baudo. “Cosa stai aspettando? Sei pronta e te lo dico da un bel po’”. Quando accettai Pippo c’era ancora ed è stato l’unico, assieme a mio marito, a cui l’ho confidato. I miei genitori e mia figlia lo hanno scoperto due settimane prima dell’annuncio: temevo fughe di notizie».
Teme di commuoversi al ricordo di Pippo che la scoprì nel 1993?
«Sono sicura che piangerò. Anche per Armani di cui indosserò gli abiti. Quando esordii avevo la 44, un ostacolo per gli altri stilisti. Lui accettò di vestirmi, mi diede consigli di eleganza e mi disse “punta tutto qui” indicando il viso: un genio, lì capii che mi voleva bene e non pensava alla pubblicità».
Perché ha accettato?
«Uno psicologo americano dice che per superare una paura bisogna affrontarla. Io crescendo le ho sempre evitate e ora vado nel teatro che più mi fa tremare per farmela passare: lì non mi sono mai esibita al meglio e per questo non ci vorrò mai tornare in gara».
Che Pausini vedremo?
«Mi lascerò guidare. Carlo mi ha detto che avremo solo i punti cardine dei dialoghi non il gobbo in camera con tutto scritto. So solo che non voglio essere presentata con la lista dei premi vinti, mi ha rotto. Voglio che i protagonisti siano i cantanti».
Il 13 febbraio lei e Conti li accompagnerete al Quirinale per incontrare il presidente Mattarella...
«Una persona molto carina e gentile che sento affine, dice cose che condivido».
Al Festival presenterà anche i brani di «Io canto 2», album di cover che omaggiano la musica italiana (e alcuni artisti con radici italiane) che esce domani... Sulla copertina sembra Giovanna d’Arco, la santa guerriera...
«Ma io non sono santa, anzi il contrario (ride)... E poi sono senza armatura e la mia spada è fatta da tre microfoni. Cercavo un’icona femminile che rappresentasse il coraggio, ho googlato e fra i risultati è uscita una sua immagine: nella spada c’era inciso “Canto a Maria”. Non c’era bisogno di cercare altro».
Porterà a Sanremo un accappatoio in caso gli autori volessero fare una gag per ricordare il suo «Yo la tengo como todas» del 2014 in Perù quando proprio un accappatoio svelò quello che non doveva svelare?
«Non vorrei proprio. Ci sono stata troppo male».
Come per il battibecco social con Gianluca Grignani? Lui si è lamentato di non essere stato citato con nome e cognome nel lancio del disco e per alcuni cambi nel testo di «La mia storia fra le dita»...
«Non me lo aspettavo. Vorrei avere il suo punto di vista. Gli ho scritto tante volte, ai limiti della logorrea, e non mi ha risposto. Per me restano le sue parole di dicembre 2024: “Sei la mia dea, non vedo l’ora che mi ricanti”. Tra l’altro, per il lancio del disco erano previste cinque stories sui social che avrebbero detto tutto».
Ci sono state critiche pesanti da alcuni fan di Marco Mengoni che non hanno apprezzato «La dernière chanson», versione in francese di «Due vite», con Julien Lieb.
«Non mi aspettavo nemmeno questo. A me piace, a Marco pure... ma siamo in un mondo aggressivo. E comunque si parla sempre di una minoranza di commenti negativi e non della maggioranza di quelli positivi».
Come vive queste ondate di odio social?
«Un premio porta in alto anche l’Italia ma nella nostra nazione, vedi Sinner, si cerca sempre di prendere un difetto del premiato».
Nelle note di copertina cita il poeta e mistico sufi Rumi: «Oltre a ciò che è giusto e sbagliato, esiste un campo immenso. Ci incontreremo lì».
«Per me il giusto sta dalla parte di tutto ciò che è lontano dalla violenza e dalla morte, da ciò che divide e separa, da ciò che uccide i bambini per strada. Scrivo anche “Make music not war”».
Levante ha detto che in caso di vittoria non parteciperebbe all’Eurovision per la presenza di Israele.
«Io ci andrei. Un capo di governo non rappresenta ciascuno dei suoi cittadini. Credo che sia sbagliato penalizzare un artista, che magari nemmeno dichiara la sua idea, per colpa di chi governa».
Bad Bunny, che omaggia nel disco, ai Grammy si è espresso contro le violenze dell’Ice di Trump...
«In America sono più liberi di esprimere un parere politico. O anche di non esprimerlo come a volte faccio io. Anche se nella carriera non ho espresso solo l’amore, ma tutto quello in cui credo, la pace ad esempio di cui ho una visione chiara: non sopporto chi pensa di poter uccidere altri perché li ritiene meno meritevoli di vivere».
Fra i duetti di «Io canto 2» ci sono quelli con Annalisa e Achille Lauro, ma anche uno virtuale con Lucio Dalla...
«È la prima persona famosa cui ho chiesto l’autografo. Facevo pianobar in un locale a Bologna che lui frequentava. Quando divenni famosa scrisse anche una canzone per me, “Paola e Patti”, ma il mio staff non me la fece cantare perché non ci avrebbero guadagnato in diritti d’autore... Purtroppo è andata così».
Domani c’è la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi in cui ci sarà l’inno nazionale...
«Purtroppo bisogna cantare in playback».