Corriere della Sera, 5 febbraio 2026
Le incursioni al Villaggio olimpico, distrutte per due volte 70 docce
C’è stata tra la scorsa metà dicembre e metà gennaio, o ci può ancora essere, una falla nella sicurezza del Villaggio olimpico di Milano-Cortina 2026? È il tema posto dalla devastazione scaglionata di 70 docce in altrettante stanze di tre palazzine.
I danneggiamenti all’interno degli alloggi destinati agli atleti – ora al vaglio della Digos della polizia e del pool antiterrorismo della Procura di Milano – consistono nella manomissione del tappo di scarico del piatto della doccia di turno e nella perforazione del tubo di scarico praticata con mezzi meccanici come una fresa. Sono stati scoperti per caso dai manager della Fondazione Milano-Cortina responsabili della gestione logistica del Villaggio quando, durante normali attività di collaudo degli impianti idrici (successivi alla flussimetria del 28 novembre 2025), è stata rilevata una perdita d’acqua dal soffitto di un piano terra.
I sopralluoghi dei tecnici hanno così individuato una serie di danneggiamenti in più palazzine e in più periodi. Nella “palazzina F” il 12 dicembre 2025 sono apparsi danneggiati 29 bagni, e nella “palazzina E” sono stati contati altri 22 bagni compromessi. Poi il 16 dicembre ancora 7 bagni manomessi sono stati rilevati nella “palazzina D”. E quando il 12 gennaio 2026 sono stati fatti ulteriori test di controllo, ci si è accorti che nella “palazzina F” altri 12 piatti doccia (che erano perfettamente funzionanti nelle precedenti verifiche) erano invece stati intanto danneggiati.
Dunque, stando a quanto la Fondazione Milano-Cortina 2026 ritiene di aver sinora ricostruito, deve essere stato tra il 16 dicembre 2025 e il 12 gennaio 2026 che qualcuno – o introdottosi dall’esterno nel Villaggio Olimpico, o già presente avendo titolo per esserlo – ha spaccato le 70 docce con strumenti meccanici e rumorosi come una fresa, in almeno due fasi, e in tempi tutt’altro che brevi. E qui, al di là del danno in sé, al quale è stato ovviamente posto rimedio ripristinando la funzionalità di tutte le docce che erano state terminate l’estate scorsa, si apre il vero interrogativo di questa vicenda, che riguarda le procedure di sicurezza.
Entrare nel Villaggio olimpico era infatti in teoria possibile in quelle settimane soltanto dal cantiere di via Lorenzini, soltanto con un pass personalizzato e abbinato a un codice QR, e soltanto sotto la sorveglianza continua dei vigilantes di una azienda di sicurezza privata. Una volta entrati, è vero che non c’erano poi limitazioni alla circolazione interna tra le varie palazzine per gli operai delle decine di ditte che vi lavoravano, ma per entrare in ciascuna delle stanze era necessaria una singola chiave diversa, che veniva gestita dalla Fondazione e man mano data alla ditta di turno soltanto per il tempo necessario a fare il lavoro che doveva farvi. Tuttavia esistevano tre eccezioni: due riguardanti aziende incaricate degli arredi e della manutenzione, e una consistente in una chiave “master” che per ogni palazzina è in grado di aprire tutte le stanze.
Vandalismi, sabotaggi, o vendette che siano stati, sono venuti da dentro o da fuori il Villaggio? Almeno un filo d’Arianna gli inquirenti potrebbero averlo: le immagini (conservate su server del Villaggio olimpico) delle telecamere di videosorveglianza che, puntate sui corridoi di ogni piano delle varie palazzine, in teoria dovrebbero aver ripreso tutti gli ingressi nelle stanze.