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 2026  febbraio 04 Mercoledì calendario

Dentro la corsa del “Cavallo rosso”

La mattina dell’11 maggio 1983 Eugenio Corti apporta le ultime correzioni al terzo volume del Cavallo rosso terminando così la «Summa» della sua vita – come era solito chiamarla – iniziata nel febbraio del 1971. Con un po’ d’immaginazione pare di vederlo seduto alla sua scrivania davanti a quella mole di carta, 1.280 pagine, lieto di avere fra le mani il frutto di tanti anni di studio e di un lungo labor limae, tanto da scrivere sulla sua agenda: «Oggi ho tirato un bel sospiro. Rendo grazie al Cielo per essere venuto a capo di questo imponente lavoro». Forse gli sarà risuonata nella mente quella frase che il suo amato Manzoni mette nell’Introduzione al suo romanzo: «Ma, quando io avrò durata l’eroica fatica di trascriver questa storia (…) si troverà poi chi duri la fatica di leggerla?».
Tuttavia lo scrittore brianteo sa bene che quel compito del quale si è sentito investito la notte di Natale del 1942, nelle gelide campagne del Don, vale a dire quello di consacrarsi a diventare lo scrittore del Regno di Dio se fosse uscito dalla sacca, non termina quando appoggia la penna sulla sua scrivania, ma continua con l’accompagnare quelle parole. A casa Corti sono stati recentemente trovati alcuni inediti che ci svelano, con estrema chiarezza, la passione con la quale ha seguito passo passo la ricezione del suo romanzo storico e come l’ha promosso. Non che questa cura non ci fosse stata con le altre opere da lui pubblicate, ma è sorprendente vedere fino a che punto si è speso per fare in modo che proprio questo libro entrasse nelle fila della cultura tout court. Da una nota inedita datata 8 gennaio 1984 scopriamo che il romanzo entra nelle librerie già nel settembre del 1983, e la sua vendita è «un crescendo continuo», tanto che «la prima edizione da 3.000 copie» viene «esaurita nel Natale ‘83». A questa prima informazione ne segue un’altra che dimostra la sua determinazione nel non perdere tempo affinché ci siano altre copie disponibili: «Subito (cioè oramai con ritardo) abbiamo deciso di preparare una seconda edizione, di cui dovremo avere le prime copie verso il 20 gennaio». Fin dai primi di gennaio del 1984 il romanzo vanta ben «36 recensioni, tutte marcatamente positive, spesso entusiaste». L’agenda si infittisce di date e luoghi nei quali Corti si reca per presentare il suo romanzo. Queste sue indicazioni spazio-temporali possono apparire scarne; dei semplici elenchi di numeri e nomi, ma invece disegnano geografie umane fatte di realtà diverse fra loro e dai volti più o meno noti. Il nuovo materiale emerso non è stato ancora studiato, ma a un primo sguardo traccia i percorsi di uno scrittore che in modo instancabile, senza ricercare il successo fine a sé stesso, desiderava che la sua voce, il suo pensiero, arrivassero al cuore dell’uomo. Quasi ogni giorno entrava in scuole, circoli letterari, teatri, biblioteche. In qualunque posto lo chiamassero lui andava, poteva essere una sede prestigiosa, oppure un paesello sperduto della campagna lombarda: voleva arrivare a tutti. Nulla, in quegli incontri, era improvvisato. Ora lo possiamo affermare con certezza in virtù di una tesi di laurea triennale, Appunti inediti di Eugenio Corti conferenziere, realizzata da Anna Bai, discussa lo scorso aprile presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con la quale, per la prima volta, si inizia a far conoscere il materiale preparatorio scritto in vista di convegni e conferenze ai quali Corti partecipava come relatore o ospite. Fra questi numerosi testi – trovati anch’essi, come le agende, a casa Corti, per ora ne sono stati trascritti 124 con un inizio di catalogazione tematica –, spunta una conferenza del 1983 che, nella nota dell’8 novembre 1984, già menzionata, viene così riportata: «8/11 grande presentazione a Milano/ Torrescalla, con Bausola, Cucco, Toscani e Cavalleri».
Il testo manoscritto ci permette di ricostruire il canovaccio che Corti ha seguito per presentare il suo libro a Torrescalla, residenza universitaria a Milano. Pur essendo uno scritto non rivolto alla pubblicazione, ma di uso strettamente personale, colpiscono i punti tematici con i quali voleva stimolare il pubblico che aveva di fronte. Attraverso questi appunti, comprendiamo che, presentando l’ambientazione, i personaggi, il genere letterario utilizzato, egli intende incentrare il suo pensiero totalmente sull’uomo. Infatti, per Corti, il vero problema è come rappresentare tutti gli «sconvolgimenti» del XX secolo che lui ha visto con i propri occhi e, a volte, ha approfondito con gli studi, quali la guerra, il dopoguerra, l’industrializzazione, i mutamenti nel costume, il fallimento di processi ideologici durati secoli, senza perder di vista il riflesso che questi cambiamenti possono avere avuto «nella vita e nel destino di ogni singolo uomo». Corti afferma: «Ciò che conta chiaramente è l’essere umano». Ma «l’attenzione all’essere umano» è alimentata dalla consapevolezza della presenza di Dio nella vita dell’uomo. Basti leggere qualche suo appunto più avanti per rendersi conto della sua visione teocentrica: «Quanto alla partecipazione alle vicende, questa viene soprattutto da Domine Dio: soprattutto dipende da lui che si entri in certune di queste vicende, la guerra per esempio, e se ne esca anche, si porti a casa la pelle. Però con Domine Dio si può collaborare, e francamente ho cercato di farlo». «Alle miserie degli uomini Dio si mescola di continuo», così dice Ambrogio, uno dei personaggi principali del suo romanzo, ferito a una gamba durante la Ritirata di Russia, e così propone Corti, nella conferenza, con quella delicata e umile fermezza che l’ha sempre contraddistinto. La fede granitica che trasuda in ogni pagina del suo romanzo storico, per lo più autobiografico, ha interrogato fin dall’inizio la critica e i suoi lettori. Sapeva bene Corti che l’«osservatorio cristiano è incomparabile, privilegiato», ma molto emarginato, tanto da notare subito da una parte, l’elogio dei periodici cattolici – sull’agenda si evince che la prima copia la donò a Giovanni Paolo II in visita in Brianza e che conversò a lungo del suo libro con il cardinal Giovanni Colombo – e, dall’altra, l’assenza di giudizi sulla stampa laica. Oggi, 4 febbraio, giorno nel quale Corti tornò alla casa del Padre nel 2014, esce la 37ª edizione del Cavallo rosso: un galoppo inarrestabile che dimostra, al di là degli ostacoli incontrati, quanto sia andato ben oltre i «25 lettori»!