Il Messaggero, 4 febbraio 2026
Spagna, disoccupati ancora in aumento: superati i 2,4 milioni
Sono passati tre mesi da quando il premier Pedro Sánchezfesteggiava sul social X il boom dell’occupazione spagnola, rivendicando il ruolo di capofila del suo Paese nella creazione di impiego in Europa. Sempre tre mesi fa, la ministra dell’Educazione e portavoce del governo guidato da Sánchez, Pilar Alegria, aveva messo a confronto l’aumento del lavoro in Spagna con quello degli altri Paesi europei, evidenziando il vantaggio acquisito su Italia, Germania e Francia.
E, in effetti, nel 2025 l’occupazione in Spagna ha raggiunto livelli record sulla spinta soprattutto del lavoro stagionale, che ha beneficiato della robusta ripresa del turismo.
Ma a gennaio la locomotiva spagnola, che ultimamente ci ha abituato a indicatori economici sempre sopra le previsioni, ha smesso di sbuffare e il lavoro ha subito una contrazione che, in questo periodo dell’anno, non si vedeva dal 2012. A gennaio, la previdenza sociale spagnola ha perso in un colpo solo 270.782 iscritti facendo scendere il numero di lavoratori a 21,57 milioni, dai 21,84 milioni che avevano segnato il record storico a fine 2025. Si tratta del peggior mese di gennaio degli ultimi quattordici anni, così dicono i dati diffusi dal ministero dell’Inclusione, Previdenza sociale e Migrazioni. In termini percentuali, il calo è stato dell’1,2% in un solo mese. Il dato contrasta con l’andamento molto positivo dell’occupazione nel 2025, con 605 mila nuovi posti di lavoro creati, di cui più del 90 per cento nel privato, stando alle rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica spagnolo (Ine).
Madrid invita tuttavia a leggere i numeri tenendo conto della stagionalità. «L’economia spagnola distrugge sempre occupazione nei mesi di gennaio, senza eccezioni», ha chiarito la ministra dell’Inclusione e Previdenza sociale, Elma Saiz. Che ha aggiunto: «Guardando ai dati destagionalizzati, il mercato del lavoro continua a mostrare una dinamica molto solida».
La serie, corretta dai dati stagionali, indica un lieve aumento da dicembre a gennaio di circa 17 mila occupati e una crescita annua di 477.818 affiliati alla previdenza sociale (+2,2%).
Sul fronte della disoccupazione, i senza lavoro registrati sono aumentati di 30.392 unità, rispetto al calo di 16.300 unità del mese di dicembre. Le stime degli analisti erano per un aumento più contenuto, ovvero di 13.400 unità. Il confronto con lo stesso mese dell’anno precedente evidenzia un calo dei disoccupati di 160.381 unità, mentre il dato complessivo sono circa 2,44 milioni i disoccupati in Spagna resta il più basso per un mese di gennaio degli ultimi diciotto anni.
Tornando ai dati dell’Ine, alla fine del quarto trimestre 2025 il tasso di disoccupazione spagnolo è sceso al 9,93% rispetto al 10,45% del terzo trimestre. Le attese degli analisti erano per una discesa del tasso più contenuta al 10,2%. Si tratta del tasso di disoccupazione più basso dalla crisi del 2008, ma ciò non toglie che rimane tra i più alti dell’Ue e dell’area Ocse.
L’apertura agli immigrati si è rivelata in Spagna un fattore determinante per colmare la domanda di lavoro nei servizi e nell’edilizia. L’occupazione straniera in Spagna ha chiuso il 2025 su livelli record: gli iscritti alla previdenza sociale di origine straniera hanno superato quota 3,1 milioni, con un aumento di 208 mila unità sul 2024 e di 815.671 unità rispetto a dicembre 2021, dopo l’entrata in vigore della riforma del lavoro. I lavoratori stranieri rappresentano oggi il 14,1% del totale dei contribuenti alla previdenza sociale in Spagna, sei decimi in più rispetto a un anno fa.
E ancora. Nel 2024 la Spagna ha erogato 248 mila permessi di residenza per cittadini non comunitari, il livello più alto degli ultimi quindici anni, di cui un terzo, quasi 90 mila, per motivi di lavoro. Va anche detto che rispetto all’Italia la Spagna beneficia di un’immigrazione più facilmente integrabile: il 44% dei migranti proviene dall’America Latina e il 6% dall’Europa non comunitaria.