il Fatto Quotidiano, 4 febbraio 2026
Dispetti da strega: il premio cambia luogo e data. E il Comune ‘’scippa’’ il Mic
Per l’occasione, non mancheranno le oche: il Premio Strega quest’anno sarà assegnato in piazza del Campidoglio, non nel classico chiostro del Museo Etrusco di Villa Giulia. Si deroga alla tradizione anche sulla data: non il primo giovedì di luglio (il 2), al solito, ma mercoledì 8 luglio. L’originalità di tempo e luogo è motivata da uno speciale anniversario: cade infatti l’ottantesima edizione del più importante blasone letterario, nato nel 1947 a Roma; il trasloco sarebbe quindi “eccezionale, solo per questa edizione – dicono dalla Fondazione Bellonci – come fu all’Auditorium per i 70 anni”. Eppure il direttore Stefano Petrocchi ha ripetutamente parlato di “nuovo inizio”, come se si aprisse per il premio un ciclo inedito, lontano dalle grinfie del ministro della Cultura Alessandro Giuli, assente ieri in conferenza stampa perché in Cina a inaugurare una serie di mostre made in Italy.
Del Mic non c’era proprio nessuno; anzi, in via del Collegio Romano sono cascati un po’ dalle nuvole, come se avessero appreso le “rivoluzionarie” notizie dalle agenzie pochi minuti prima. E questo è il terzo indizio che fa una prova: pare che il ministero sia stato bellamente scavalcato, quantomeno escluso dalle decisioni o tenuto all’oscuro, nonostante sia il maggior finanziatore pubblico del premio con 80 mila euro all’anno, inclusi quelli erogati dal Centro per il libro e la lettura, contro i 50 mila del Comune; tra i privati, gli sponsor più munifici sono il liquore Strega Alberti con 190 mila euro e Bper Banca con 135 mila, da ultimo bilancio disponibile del 2024. Con la mossa del Campidoglio (piazza), il Campidoglio (giunta) ha giocato al Mic un bello scherzetto, portando a casa la location, scippata al museo di competenza ministeriale. E via di salamelecchi e ringraziamenti della Fondazione al sindaco capitolino Roberto Gualtieri e al suo assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, intervenuto ieri: “Siamo onorati di rafforzare la collaborazione e metterci a disposizione di un evento così importante… E felici di poter costruire insieme la serata dell’8 luglio, nello straordinario contesto di piazza del Campidoglio”.
Ma torniamo ai dispetti da Strega: dietro alla scelta di spostare data e luogo ci sarebbe uno strappo (degli organizzatori? O finanche politico?) con il ministro Giuli, che l’estate scorsa si era dimesso dalla giuria, aveva polemizzato per non aver ricevuto i romanzi in gara, aveva disertato la cerimonia finale e auspicato per l’anno successivo – questo – un set alternativo e periferico, come gli studi di Cinecittà sulla Tuscolana. Il sogno dell’egemonia culturale di destra si infrange così contro il più aspro degli scogli: l’amichettismo salottiero romano-mariano (dalla fondatrice Maria Bellonci), “anche se abbiamo adottato per la prima volta un regolamento formale scritto, non di pura amicalità”, precisa Petrocchi. I Fratelli, i nero-vestiti e i nostalgici – al governo e no – si dovranno accontentare qui del logo della rassegna, un Depero del 1928, e di un manifesto che strizza l’occhio al futurismo, firmato dal giovane e talentuoso Marco Oggian. Per il resto, però, alla presentazione dell’edizione n. 80 nelle suggestive stanze bellonciane, è tutta una decantazione dell’“Italia libera e repubblicana”; dei “Padri costituenti”; dei “Dialoghi sulla Costituzione. Diritti, storie, voci democratiche” (un ciclo di incontri collaterali, già in corso all’Auditorium); della “risorgente società civile”; del premio nato nella vivacità culturale del dopoguerra “con una giuria ampia e democratica…”, come da elenco del presidente della Fondazione Giovanni Solimine. Nota a margine: Bellonci era anche scrittrice; il suo primo libro, la biografia romanzata Lucrezia Borgia. La sua vita e i suoi tempi, uscì nel 1939 con i tipi di Mondadori e vinse subito il Viareggio: la signora non era certo una outsider o una perseguitata dal regime fascista.
Omaggia la “vita” anche questo premio 2026, dal motto “Quasi una vita”, mutuato dal novel di Corrado Alvaro blasonato nel 1951. “Vita” è anche la parola più gettonata nei titoli in concorso da 79 anni a questa parte, con 23 occorrenze; seguono le citazioni di “amore” perché “lo Strega è un po’ il Sanremo della letteratura, e viceversa”, ironizza Petrocchi.
Da ieri sono aperte ufficialmente le candidature che si andranno a sommare alle 1.023 in archivio: prossimi appuntamenti l’annuncio della dozzina il 1° aprile a Roma e quello della cinquina il 3 giugno a Benevento, mentre il pulmino dei finalisti andrà in tour fino a Città del Messico e Guadalajara, con il nostro Paese ospite d’onore alla Feria Internacional del Libro in autunno, oltre che far tappa nei “soliti” Istituti italiani di Cultura all’estero, i cui voti pesano assai (245 su 700). Tra gli effetti collaterali del premio, quest’anno spiccano una mostra al Macro dal 29 aprile, che promette di trattare “il publishing (sic!) come forma d’arte”, e una annessa rassegna cinematografica dei film tratti dalle opere stregate. Nel novero comparirà sicuramente Tempo di uccidere di Giuliano Montaldo, pellicola del 1989 dal fu best-seller di Ennio Flaiano che vinse la prima edizione dello Strega nel 1947: è l’unico romanzo del geniale abruzzese, scritto controvoglia e su commissione, e insistenza, dell’amico editore Leo Longanesi. Protagonista è un soldato italiano in Etiopia, disertore, stupratore e assassino, ma la cui peculiarità è un’altra: creare, “da un foglio di libro, cartine per sigarette”.