lastampa.it, 4 febbraio 2026
“No ai farmaci israeliani”, il consiglio Comunale di Monza lancia il boicottaggio
Un invito a boicottare i farmaci di produzione israeliana. È quanto emerge dalla mozione approvata dal Consiglio comunale di Monza il 2 febbraio. L’iniziativa, partita dalla lista civica di maggioranza LabMonza, chiede alle 11 farmacie comunali controllate dall’azienda FarmaCom di sospendere il commercio dei prodotti Teva (in ebraico, “natura”). Si tratta di un’azienda israeliana, colosso a livello internazionale, presente in Italia dal 1996: secondo il suo sito web, nel nostro Paese venderebbe «200 confezioni di prodotti ogni minuto, più di 100 milioni ogni giorno». Nella mozione monzese è specificato che «tutti i farmaci essenziali rimarranno comunque disponibili qualora prescritti dal medico, senza alcuna limitazione di accesso per i pazienti» e che verranno «sempre garantiti tutti i farmaci equivalenti regolarmente autorizzati dall’Aifa».
Non è la prima volta che un comune prende questo genere di decisione: il primo a muoversi è stato il sindaco di Sesto Fiorentino, che ha interrotto a giugno la vendita di farmaci, parafarmaci, attrezzature mediche e preparati cosmetici prodotti da aziende israeliane in tutte le farmacie comunali. Scelte simili sono state fatte anche in altre città, come Jesi. A Firenze il Consiglio comunale aveva approvato un ordine del giorno per interrompere le vendite di Teva, fatta eccezione per i farmaci salvavita. Mentre il comune di Rovereto propone del materiale informativo ai cittadini per lasciare a ognuno discrezionalità nella scelta, se acquistare medicine israeliane o equivalenti prodotti altrove. Iniziativa, quella dell’amministrazione trentina, sposata anche dai promotori della mozione di Monza. I sindacati Filcams Cgil e Usi Farmacap hanno poi annunciato che anche Farmacap, società che gestisce le 47 farmacie comunali di Roma Capitale, interromperà i rapporti commerciali con Teva.
A Monza, però, l’azienda Farmacom (per il 95% partecipata del Comune) deve ancora accettare l’invito arrivato dall’amministrazione locale. La decisione spetta al consiglio di amministrazione: «Ci sono alcuni fattori da considerare e che saranno posti alla base della valutazione», spiega Riccardo Tofani, presidente dell’azienda, «Prima di tutto, ci sono degli obblighi contrattuali da rispettare che non possono essere risolti da un giorno all’altro. Esistono poi delle scorte in magazzino da valorizzare. E va, soprattutto, garantito ai cittadini il diritto alla continuità terapeutica».
A far passare il testo in Consiglio comunale a Monza sono stati 16 voti favorevoli. Sei i contrari e cinque gli astenuti, tra cui il sindaco Paolo Pilotto. Per il primo cittadino, la mozione contiene «una serie di osservazioni e richiami importanti», come il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani. Ma la sua astensione è figlia di qualche perplessità: «Dobbiamo mediare tra la necessità di un messaggio, anche forte, e il bisogno del cittadino. Che deve sapere di trovare nella farmacia sotto casa ciò di cui ha bisogno per la sua vita personale. È vero che si possono trovare delle alternative, ma esistono dei farmaci che sono dei salvavita. Non ho condiviso l’invito alla sospensione di questi prodotti a prescindere dell’azienda a cui si fa riferimento».
A criticare Pilotto, e l’approvazione del testo, i partiti di opposizione. «Di fronte una scelta che tocca la libertà di cura e la gestione della sanità pubblica, il primo cittadino ha scelto la via più comoda e codarda: l’astensione», ha affermato Fabrizio Figini, capogruppo di Forza Italia in Regione Lombardia. «I giovani rimasti feriti nel tragico incendio di Crans-Montana sono stati curati con un innovativo gel enzimatico, che evita interventi chirurgici e salva i tessuti. Quel farmaco è prodotto proprio in Israele. Avremmo dovuto negare loro le migliori cure possibili in nome del boicottaggio?», ha concluso Figini.
Si rimane per ora in attesa che Farmacom si pronunci ufficialmente. Intanto, i consiglieri promotori della mozione, Francesco Racioppi e Lorenzo Spedo, si augurano di ricevere una risposta positiva al loro invito: «Sarebbe un precedente preoccupante se un’azienda controllata dal Comune non applicasse un documento ufficiale votato a maggioranza da rappresentanti democraticamente eletti».