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 2026  febbraio 04 Mercoledì calendario

La Russia sfrutta l’assist di Infantino: “Era ora, la Fifa ci riporti nel calcio”. L’ira di Kiev

Un assist così la Russia non poteva sprecarlo mica. E così, dopo che il presidente della Fifa Gianni Infantino ha detto che le squadre di calcio russe dovrebbero tornare a partecipare alle competizioni internazionali, il Cremlino ha colto la palla al balzo: «Era ora». Kiev, come è ovvio, ha protestato. Con un gioco di parole: «Infantile», ha detto il ministro dello Sport ucraino.
La proposta è arrivata lunedì nel corso di un’intervista con SkyNews. La giornalista Yalka Hakim ha chiesto al capo della federazione calcistica internazionale se avrebbe preso in considerazione l’idea di revocare il veto sulla Russia imposto quattro anni fa in seguito all’offensiva contro Kiev. «Dobbiamo farlo. Certamente. Perché questo divieto non ha ottenuto nulla, ha solo creato più frustrazione e odio», ha risposto Infantino senza titubanza. «Sarebbe d’aiuto consentire a ragazze e ragazzi russi di giocare a calcio in altre parti d’Europa». L’italo-svizzero si è poi spinto oltre. La Fifa – ha detto – dovrebbe «sancire nei suoi statuti che non dovremmo mai vietare a nessun Paese di giocare a causa delle azioni dei leader politici. Sono contrario ai divieti, sono anche contrario ai boicottaggi. Non servono a nulla. Qualcuno deve tenere aperti i legami». Parole che hanno riaperto l’eterno divisivo dibattito sulla responsabilità collettiva della guerra, le colpe dei regimi che non dovrebbero ricadere sui sudditi, lo sport fuori dalla politica, il gioco che non esclude ma integra. Il motivo per cui la Uefa aveva provato a riaprire agli Under 17 ma è stata subito costretta a fare marcia indietro dopo che una decina di federazioni nazionali aveva minacciato di boicottare le partite contro i russi.
Il passato di Infantino, però, non aiuta la causa. Nel 2017 avrebbe cercato d’interferire perché il vicepremier russo Vitalij Mutko non venisse escluso dal Consiglio a dispetto dello scandalo doping. Nel 2019, l’anno dopo la prima Coppa del mondo in Russia, aveva ricevuto da Putin l’Ordine russo dell’amicizia. «Slava Rossii», Gloria alla Russia, aveva detto ringraziando. Mosca aveva già annesso la penisola di Crimea e foraggiato il conflitto nel Donbass.
E ora che, a conflitto in corso, vorrebbe che la Russia venisse riammessa, l’Ucraina non ci sta. «Le parole di Gianni Infantino suonano irresponsabili, per non dire infantili. Distaccano il calcio dalla realtà in cui i bambini vengono uccisi», ha replicato il ministro dello Sport ucraino Matvii Bidnyi. Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga ha ricordato che 679 ragazze e ragazzi ucraini «non potranno mai giocare a calcio: la Russia li ha uccisi. E continua a uccidere mentre i degenerati morali suggeriscono di revocare i divieti». Di segno opposto la reazione del portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov: «È un bel segnale che finalmente se ne parli. È già di per sé positivo. A dire il vero, era ora. Lo sport, l’idea olimpica e il calcio in particolare non avrebbero mai dovuto essere trascinati in politica».
Il potenziale reinserimento delle squadre russe sarebbe in ogni caso complesso perché la loro esclusione fu decisa da Fifa e Uefa insieme per «dimostrare la totale unità» nel calcio. E, nel frattempo, il presidente della Uefa Aleksander Čeferin ha vincolato il ritorno della Russia alla fine del conflitto in Ucraina. «Per noi è abbastanza chiaro che la guerra deve finire».
Intanto, alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, saranno presenti soltanto 13 atleti russi come neutrali contro i 200 che a Pechino vinsero 32 medaglie portando la Russia al secondo posto dopo la Norvegia, mentre gli statunitensi presto lanceranno la missione Artemis II per tornare sulla Luna. «Lo spazio e lo sport erano un tempo i principali ambiti di rivalità tra Urss e Occidente, ma ora ne siamo assenti», ha osservato il media indipendente Republic.ru. «“La vita senza di noi”, a quanto pare, è possibile, per quanto frustrante sia. È un peccato che il mezzo principale per soddisfare il bisogno di riconoscimento rimanga ora quello militare. “A cosa ci serve il mondo se non c’è la Russia?”, disse una volta Putin. La massima ha funzionato, ma non come previsto».