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 2026  febbraio 04 Mercoledì calendario

OnlyFans in regola, PornHub no: l’80% dei siti porno non rispetta l’obbligo di verificare l’età degli utenti italiani

La data di scadenza è ormai passata, ma la maggior parte dei siti porno ancora non si sono adeguati alle regole. Domenica primo febbraio, cioè il giorno in cui sono entrate in vigore le nuove norme per la maggioranza delle piattaforme, rispetto alla lista pubblicata a ottobre dall’Agcom che include oltre quaranta siti a luci rosse, solo in nove hanno implementato sistemi di verifica dell’età come previsto dalle disposizioni del Decreto Caivano. Significa, insomma, che circa l’80% non è conforme alle regole.
Fra le piattaforme segnalate a ottobre dall’Agcom che già si sono dotate di funzionalità per certificare la maggiore età degli utenti ci sono OnlyFans e Chaturbate, che hanno scelto rispettivamente Emblem e Yoti. Fuori dai giochi anche Bang, che però aveva scelto di interrompere i propri “servizi” in Italia.
Tra i “fuori legge”, o almeno apparentemente, ci sono siti come Pornhub, RedTube, YouPorn. Tutti e tre, insieme ad altri, fanno parte della stessa azienda, Aylo. Che ha fatto ricorso al Tar del Lazio. E il ricorso è stato accolto. L’azienda, con sede in Lussemburgo, ha avanzato dubbi che una soluzione di verifica dell’età possa non garantire la privacy degli utenti e soprattutto non serva davvero a proteggere i minori, che così verrebbero spinti a frequentare siti e piattaforme non regolamentati.
Con la delibera 96/25/CONS, l’Agenzia per le garanzie nelle comunicazioni aveva fornito non solo la lista dei soggetti che dovevano adeguarsi al Decreto Caivano, ma aveva anche stabilito (e poi ribadito in una nota successiva) due date limite ben precise. Il 31 ottobre, infatti, si sarebbero dovute adeguare tutti i siti con sede in Italia, per tutti gli altri (cioè «i gestori di siti web e le piattaforme di condivisione di video che diffondono in Italia immagini e video a carattere pornografico, ma non stabiliti in Italia») la data limite è stata fissata al 1° febbraio.
La prossima mossa spetta proprio all’Agcom. Che, come da disposizione, come prima cosa può diffidare «i soggetti inadempianti ad adeguarsi entro venti giorni». E, in caso di ulteriore mancato adeguamento alle disposizioni, potrà richiedere il blocco dei siti ribelli e applicare sanzioni fino a 250 mila euro. Palla al centro, ora tocca ai siti porno.