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 2026  febbraio 04 Mercoledì calendario

Sara Pedri, riprendono le ricerche della ginecologa scomparsa 5 anni fa. La sorella: «Mi basterebbe ritrovare gli occhiali»

«Mi basterebbe ritrovare gli occhiali di Sara. O una sua scarpa o qualunque cosa, anche la più piccola che lei aveva addosso quel giorno». Sono passati quasi cinque anni dalla scomparsa di Sara Pedri, la ginecologa trentunenne originaria di Forlì, di cui si sono perse le tracce il 4 marzo del 2021 a Cles, in Val di Non. Le ricerche erano state sospese poco più di tre anni fa, nell’ottobre del 2022, sembrava non fossero più destinate a ripartire. E invece come annunciato dalla sorella, Emanuela Pedri, riprenderanno presto. Probabilmente nel mese di marzo, quello dell’anniversario. «Siamo consapevoli che sarà difficile ritrovarla ma speriamo vivamente anche solo di imbatterci in una traccia. Anche solo un indumento. Ci commuove sapere che tanti trentini hanno pensato a Sara. In molti da Trento e dintorni ci hanno scritto per dirci di non mollare e tornare a cercarla». La richiesta è stata accolta dal Commissariato del governo con l’intermediazione dell’associazione Penelope per gli scomparsi, sezione del Trentino. «È stata fondamentale – racconta Emanuela Pedri – ora occorre capire con quali strumenti e come cercarla ma sappiamo già dove».
All’indomani del 4 marzo del 2021 sul ponte di Mostizzolo a pochi passi da un dirupo, nel punto in cui la Val di Non e la Val di Sole quasi si abbracciano in Trentino, i carabinieri avrebbero notato un Volkswagen T Roc con uno smartphone lasciato incustodito nell’abitacolo. Sono questi gli unici effetti personali di Sara Pedri che sono stati ritrovati. «Stando alle indagini si sarebbe buttata. Il corpo sarebbe arrivato al Lago Santa Giustina. Io credo che sia angosciante per tutti sapere che una ragazza di 31 anni potrebbe essere rimasta congelata lì sotto». Malgrado le poche speranze di ritrovarla a distanza di cinque anni, per Emanuela Pedri è inscalfibile una certezza. «Chi cerca trova comunque, o comunque smuove qualcosa. E chi smuove trova. Si muove il pensiero, in tanti hanno amato e stanno amando Sara. C’è un’energia in movimento».
Dopo la scomparsa i familiari hanno agito su due piani. Da una parte la ricerca del corpo, dall’altra il desiderio di trovare giustizia. «Sono due piani distinti e credo che la seconda sia una battaglia per la collettività. Smuovere le acque per far sì che si arrivi a riconoscere il reato di mobbing. Perché questa mancanza è stata alla base di tutto». Il riferimento è al processo il primario dell’Ospedale Santa Chiara di Trento Saverio Tateo e della vice primaria Liliana Mereu assolti dalle accuse di maltrattamenti in concorso: all’Ospedale si erano costituite 21 parti civili. «Io credo che sia fondamentale ricordare che la Procura ha deciso di ricorrere in Appello. Significa che il materiale su cui i magistrati hanno lavorato era solido».
L’Azienda sanitaria Trentina, tuttavia, dovrà risarcire Saverio Tateo con 240mila euro pari a 24 mensilità: secondo il giudice del lavoro il licenziamento successivo alla scomparsa di Sara Pedri era illegittimo. Già nel 2023 il giudice del lavoro di Trento aveva ritenuto illegittimo il provvedimento. «Ci sono state 21 parti civili che si sono ritenute offese  – osserva Emanuela Pedri – qualcosa vorrà pur dire. Significa che dobbiamo andare avanti. La resistenza è tale finché c’è qualcosa che non va. E noi continueremo a resistere». La mente torna ancora ai primi giorni del marzo del 2021. «Il 3 marzo sentimmo Sara al telefono. Lei rispondeva sempre e subito, specie a quell’epoca, quando stava male per la situazione vissuta in ospedale. Quando il 4 marzo vedevamo che non rispondeva ci vennero subito i brividi».