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 2026  febbraio 04 Mercoledì calendario

Quanto guadagna chi vince una medaglia alle Olimpiadi Invernali 2026? Premi, bonus e differenze tra Paesi

L’oro olimpico, in realtà, oro non è. Contiene pochi grammi di metallo prezioso, ha un valore di mercato limitato e non comporta alcun assegno firmato dal Comitato Olimpico Internazionale. Eppure, per chi lo conquista, può tradursi in una ricompensa da sei cifre. È il paradosso economico delle Olimpiadi, che a Milano-Cortina 2026 tornerà a misurarsi con cifre, modelli e profonde differenze tra Paesi.
Il Cio, infatti, non riconosce premi in denaro per le medaglie. Oro, argento e bronzo restano riconoscimenti simbolici, carichi di valore sportivo e mediatico, ma privi di una remunerazione diretta. A colmare questo vuoto sono i singoli Stati, attraverso i comitati olimpici nazionali o programmi pubblici di incentivazione, che riflettono priorità politiche e modelli di sostegno allo sport di vertice.
Nel contesto europeo, l’Italia si colloca tra i Paesi più generosi. Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano ha confermato per Milano-Cortina una struttura di premi già adottata negli ultimi Giochi: 180 mila euro lordi per l’oro, 90 mila per l’argento e 60 mila per il bronzo.
La caratteristica più rilevante riguarda la modalità di erogazione. Il premio è attribuito a ciascun atleta, non alla medaglia in quanto tale. Negli sport di squadra, ogni componente del team riceve l’intero importo previsto per il metallo conquistato. Non si tratta dunque di una cifra complessiva da ripartire, ma di un riconoscimento individuale all’interno del risultato collettivo.
A questo si aggiunge un elemento destinato a incidere concretamente sul valore finale del premio: per i Giochi di casa è prevista una significativa attenuazione, se non l’azzeramento, della tassazione sui bonus olimpici, secondo le norme allo studio per i Giochi di casa. Un dettaglio tutt’altro che marginale per discipline che non garantiscono redditi elevati o carriere economicamente stabili.
Per molti atleti degli sport invernali, il bonus olimpico non rappresenta una semplice gratificazione simbolica. È spesso una forma di compensazione per anni di investimenti personali: allenamenti, trasferte, attrezzature, staff tecnici. In discipline con visibilità limitata e sponsorizzazioni selettive, la medaglia – e il premio che ne deriva – può incidere in modo decisivo sulla sostenibilità della carriera.
Non a caso, nei Giochi precedenti l’Italia ha impegnato complessivamente diversi milioni di euro in premi ai medagliati. Una cifra che il sistema sportivo considera parte integrante delle politiche di sostegno all’alto livello, più che una spesa occasionale.
​Il confronto internazionale: due mondi opposti
Fuori dai confini nazionali, il quadro è tutt’altro che uniforme. Negli Stati Uniti, il programma «Operation Gold» prevede premi sensibilmente più contenuti: poco più di 35 mila dollari per una medaglia d’oro, con importi decrescenti per argento e bronzo. Una scelta coerente con un modello in cui il reddito degli atleti passa soprattutto da sponsorizzazioni private e contratti commerciali.

In Canada, Australia e in gran parte dell’Europa occidentale i bonus restano nell’ordine di poche decine di migliaia di euro. All’estremo opposto si collocano alcuni Paesi asiatici, come Singapore e Hong Kong, dove i premi per l’oro possono superare ampiamente il mezzo milione di euro. In questi casi, il bonus olimpico assume i contorni di uno strumento di politica pubblica e di promozione nazionale