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 2026  febbraio 04 Mercoledì calendario

Stefania Constantini: «Il curling è arte e silenzio, come una partita a dama. Io cerco il tiro perfetto»

Stefania Constantini, da domani a Cortina difenderà il titolo olimpico del doppio misto di curling conquistato nel 2022 con Amos Mosaner, è l’atleta che abita più vicino di tutti a un impianto dei Giochi. «A ottocento metri. Sono ampezzana doc, il Palaghiaccio è la mia seconda casa. Nessun privilegio, però: l’impianto è nuovo, abbiamo provato le piste per la prima volta assieme agli altri. La novità assoluta per noi sarà il tifo: è la prima volta nella storia che in Italia si gareggia ad altissimo livello».
L’immagine che noi profani abbiamo del curling è: un atleta lancia una pietra come se fosse una boccia, l’altro spazza il ghiaccio con uno scopettone. Ci dà una visione meno banale?
«Mai giocato a dama? Il curling è come una partita a dama dove conta non solo la casella in cui collochi la tua pedina, nel nostro caso un disco di granito di 20 chili, ma il modo in cui ce la metti. Quando molli la pietra le imprimi una velocità tra 3,70 e 4,2 metri al secondo. Dalla tua sensibilità nel variare di uno o due centimetri al secondo la spinta dipendono un titolo olimpico o mondiale o una sconfitta».
È difficile affinarla, questa sensibilità?
«Gioco a curling da quando sono nata, ho vinto un’Olimpiade e un Mondiale ma ho ancora margini di miglioramento. Per abbinare la giusta velocità alla giusta spinta serve enorme esperienza».
Come nasce un tiro vincente?
«Dalla tua capacità di galleggiare sul ghiaccio nella concentrazione più totale quando tiri e da quella di analizzare lucidamente il gioco degli altri quando tocca a loro».
Quanto influisce la spazzata?
«Tanto, ma non può rimediare a errori gravi nel lancio»
Come vi allenate?
«Sei volte a settimana, due volte o tre volte al giorno con due sessioni di ghiaccio a cui spesso ne aggiungiamo una in palestra
lavorando su braccia e gambe e sull’equilibrio, che è fondamentale. Perché il gesto sia preciso e automatico devi essere fisicamente e mentalmente sempre in pista».
Pietre e sassi ve li portate da casa?
«No. In aeroporto i saltatori imbarcano le aste, i lanciatori viaggiano con pesi e dischi nella valigia, i ciclisti con le bici nelle sacche. Noi del curling viaggiamo leggeri, in valigia ci sono solo le scarpe cucite su misura che compriamo in Canada. Le pietre e le scope sono proprietà di club e federazioni. Io non ne ho mai posseduta una».
Quando trionfaste a Pechino, lei e Mosaner non vi conoscevate nemmeno.
«Il doppio misto era nato da poco, ci dissero che avremmo gareggiato assieme: piacere Stefania, piacere Amos. Due professionisti che diventano collaboratori occasionali. Per tre anni non ci siamo più visti (Mosaner si era infortunato, ndr), lo scorso anno abbiamo vinto assieme anche il Mondiale. Adesso ci conosciamo bene, siamo anche amici».
Obbiettivo?
«Vincere e godersi la vittoria, cosa che a Pechino non è riuscita a nessuno dei due: è stato tutto tanto, troppo veloce».
A Cortina ci sarà anche la squadra femminile.
«Siamo in fase di costruzione (l’unico precedente è quello di Torino 2006, ndr) ma felicissime di poter giocare in un palcoscenico così importante e magari di ispirare altre ragazze».
Lei gareggia a due passi da casa, casa sua è una delle località di montagna più celebri, care ed esclusive del mondo. Si può vederla con occhi diversi?
«Basta dimenticarsi che si chiama Cortina, mettere da parte i luoghi comuni, salire in quota di buon’ora magari a piedi o in bicicletta e guardarsi attorno: si vedrà semplicemente un piccolo, meraviglioso borgo di montagna».