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 2026  febbraio 04 Mercoledì calendario

Il guaio Passler, rischia fino a 4 anni di squalifica

Il primo elemento certo sulla positività all’antitumorale letrozolo della biathleta Rebecca Passler, che ha scioccato lo sport italiano alla vigilia dei Giochi, è arrivato ieri dal Coni, per voce di Maria Rosaria Squeo, responsabile sanitaria dell’area olimpica. «Noi abbiamo una visita medico sportiva dell’atleta fatta a giugno dove c’è una dichiarazione di negatività sull’assunzione di determinati farmaci e una storia clinica che non riporta in nessun modo patologie oncologiche» ha dichiarato il medico. Dal canto suo il presidente del Comitato Olimpico Luciano Buonfiglio ha spiegato di essere «in attesa di capire se ci saranno le contro-analisi, ma il caso sembra davvero una superficialità».
Il doping in Italia è anche un reato e Passler dovrà rispondere oltre che al procuratore della Biathlon Integrity Unit anche a quello penale e all’Arma dei Carabinieri da cui dipende. La vicenda può avere quattro diversi sviluppi. Il primo è che l’atleta confessi di essersi procurata e aver assunto la sostanza a scopo dopante o non confessi ma non sia in grado di presentare prove convincenti di innocenza. Risultato: quattro anni di squalifica e procedimento penale. Il secondo sviluppo è quello scelto da Sara Errani nel 2017: attribuire la contaminazione a un farmaco assunto da un congiunto malato, presentare pezze d’appoggio convincenti (le cartelle cliniche del familiare) e individuare un percorso di assunzione come fece la tennista (squalificata per soli dieci mesi) che accusò i tortellini preparati dalla mamma (paziente oncologica) consumati in una delle sue rare visite a casa.
Un terzo percorso finora non ha dato buoni risultati. Positivi al letrozolo, nel 2023 i ciclisti belgi Toon Aerts e Shari Bossuyt hanno accusato di contaminazione un integratore a base di polvere di latte e dei tagli di carne provenienti da allevamenti francesi dove la sostanza viene utilizzata per regolare la produzione di latte delle vacche. Il tribunale del ciclismo ha condannato entrambi per mancanza di prove convincenti in appoggio alle tesi. Aerts e Bossuyt non hanno fatto ricorso spiegando che i costi peritali e per gli avvocati non sarebbero stati alla loro portata. Quarto percorso, l’unico caso noto di assoluzione dopo una positività al letrozolo, quello della pugile americana Virginia Fuchs che risale al 2020: l’Agenzia Antidoping Usa accertò che la contaminazione era avvenuta durante un rapporto sessuale con un partner in cura con la sostanza.