Corriere della Sera, 4 febbraio 2026
Il figlio di Gheddafi ucciso da 4 sicari
Da quando lo avevano catturato nel novembre 2011, mentre cercava di fuggire in Algeria dal deserto, Saif al Islam sapeva che la sua vita era appesa a un filo. Il figlio più politico di Muammar Gheddafi aveva troppi nemici con la memoria lunga e nella Libia tribale squassata dalle lotte interne sorte dalla fine del regime e quindi dalla guerra civile figlia della «primavera araba», anche gli amici più fidati potevano tradirlo in ogni momento.
Della sua morte a 53 anni ieri pomeriggio attorno alle 15 nel giardino della sua villa a Hamada, vicino a Zintan sulle montagne brulle di Nafusa, un centinaio di chilometri a sud del litorale di Tripoli, abbiamo pochi dettagli. In rete c’è la foto del suo cadavere riverso a terra, vestito con una jallabiah bianca, calvo, la barba brizzolata. Ci dicono che quattro uomini armati di kalashnikov siano entrati scavalcando il muro di cinta, abbiano messo fuori uso le telecamere di sorveglianza, e quindi aperto il fuoco contro di lui e le guardie del corpo. Non sappiamo quanti siano i morti in tutto. Certo un’azione di killer determinati, che volevano uccidere subito e sparire veloci. Un omicidio come tanti in questa Libia ancora fuori controllo, dove a dettare legge restano la forza bruta e la capacità di difendersi con le armi.
Ma Saif non è una delle tante vittime anonime della violenza quotidiana. Quando suo padre era al potere, lui era descritto come un moderato, laureato a Londra, aperto ai costumi europei, tanto che era stato lui, agli inizi del nuovo millennio, a volere che lo Stato regalasse un computer a ogni studente perché non restasse tagliato fuori dalla globalizzazione. E nel giugno 2011, quando la rivolta assistita dalla Nato stava avanzando verso la capitale, aveva cercato un’estremo tentativo di dialogo proponendo le elezioni e forse la marginalizzazione del padre. Troppo tardi. Durante la cattura perde un dito. La sua ora pare segnata. Ma si vuole un processo. Nel 2015 il tribunale di Tripoli lo condanna a morte. Però le cose stanno cambiando, il Paese è diviso in due e il figlio di Gheddafi potrebbe essere utile per tentare la conciliazione tra Cirenaica e Tripolitania. Lui diventa religioso, parla con i Fratelli Musulmani. Nel 2017 viene liberato, cerca un filo con Mosca, con il governo egiziano. Chi l’ha ucciso? A Tripoli c’è chi punta il dito contro Saddam, il figlio di Khalifa Haftar, l’uomo forte di Bengasi. Lui e Saif sarebbero stati in competizione per lo stesso tipo di elettorato. Ma è solo una voce.