Corriere della Sera, 4 febbraio 2026
L’inchiesta per gli scontri di Torino. Per la procura il reato è devastazione
Devastazione. È l’ipotesi di reato a cui la Procura di Torino ha ricondotto le violenze e gli scontri di sabato pomeriggio durante la manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Un’accusa al momento a carico di ignoti, in attesa che le indagini della Digos facciano il loro corso. Gli investigatori sono al lavoro per raccogliere e analizzare migliaia di immagini e filmati per dare un nome agli incappucciati del «blocco nero» protagonisti della guerriglia. Per ora sono 24 le persone identificate e denunciate a piede libero: hanno dai 19 ai 47 anni e dovranno rispondere a vario titolo di travisamento, porto di armi improprie, resistenza e violenza a pubblico ufficiale.
In giornata è invece atteso l’esito dell’udienza di convalida per i tre arrestati: oltre al 22enne Angelo Simionato (avrebbe fatto parte del gruppo che ha pestato il poliziotto Alessandro Calista), in carcere ci sono il 31enne Pietro Desideri e il 35enne Matteo Campaner. La procura ha chiesto per tutti la custodia cautelare in carcere. E un’anticipazione della dialettica che vedrà contrapposte accusa e difesa nei prossimi mesi si è avuta ieri in Corte d’appello nel corso del processo a carico di undici giovani – molti dei quali legati ad Askatasuna – per il tentato assalto all’Unione industriali del 18 aprile 2022, in risposta alla morte di due studenti durante l’alternanza scuola-lavoro. E in aula si è parlato anche dei disordini e delle tensioni nate dallo sgombero di Askatasuna. Secondo l’avvocato Claudio Novaro, «da tempo a Torino» il confronto con il dissenso si basa solo sulla «coercizione in una prospettiva muscolare e non negoziale come accadeva in passato». Il pm Paolo Scafi si è soffermato sul nuovo reato di lesioni a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni: «Chi lo ha inventato sa come gira il mondo. E lo abbiamo visto il 31 gennaio». Oggi partirà invece il giro di interrogatori preventivi per 18 attivisti di Askatasuna indagati per le mobilitazioni per la Palestina: la procura ha chiesto i domiciliari. E il 13 aprile si aprirà l’appello del processo che vede 28 militanti storici rispondere di associazione a delinquere, accusa caduta in primo grado.
E mentre l’inchiesta della Digos va avanti, ieri gli agenti del reparto mobile di Torino hanno ricevuto la visita del capo della polizia Vittorio Pisani, che ha poi incontrato anche i sindacati. Tra le richieste avanzate durante il confronto c’è il riconoscimento di Torino come questura di prima fascia: «Come sottolineato anche dal procuratore generale Lucia Musti, questa città è da considerarsi la capitale dell’antagonismo e dell’anarco-insurrezionalismo. È da trattare, anche a livello di prevenzione e repressione, con risorse, organici, mezzi e strumenti adeguati alla specificità del contesto».