Corriere della Sera, 4 febbraio 2026
Vannacci dà l’addio alla Lega. Salvini: un traditore, come Fini
Se ne parlava da settimane, ora è ufficiale: dopo un anno e mezzo, Roberto Vannacci lascia la Lega e fonda un suo partito, Futuro Nazionale, che – assicura – si presenterà alle elezioni politiche del 2027. Quello che era il timore di più d’uno nel partito di Salvini – «Ci userà come un taxi facendosi eleggere alle Europee e poi se ne andrà» – è diventato realtà. Il generale, che lunedì sera ha avuto «un confronto franco», ovvero tosto, con il leader della Lega, era atteso oggi al consiglio federale del partito di cui è vicesegretario, ma non si è presentato. Preferendo annunciare che «il mio impegno, da sempre, è quello di cambiare l’Italia. Farla tornare un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo. Amo la mia patria e voglio continuare a combattere per lei stando lontano da impicci, compromessi di convenienza e inciuci. Proseguo per la mia strada da solo», con una destra che «non è quella moderata»: da oggi «Futuro Nazionale è una realtà».
Un movimento di «destra-destra», dice Vannacci, che intende occupare quello spazio lasciato libero, forse, da partiti che devono fare i conti con le responsabilità di governo. E Matteo Renzi attacca: «È la prima volta che la destra si divide. Se questo popolo di destra – che è lontanissimo da me, ma che in Italia esiste ed è più forte di quanto sembri – trova una rappresentanza autonoma, la Meloni e Salvini perdono le Politiche. A condizione che la sinistra stavolta si faccia trovare unita e non litighi come al solito».
Nella Lega c’è chi tira un sospiro di sollievo e chi ci resta male. Tra i primi, uno che non ha mai apprezzato toni e modi del generale, Luca Zaia. Tra i secondi molti leghisti duri e puri con Durigon, Borghi, ma soprattutto il leader, che sul generale aveva puntato per far crescere il suo partito e che adesso dice che «nessuno è indispensabile, la Lega sarà più forte», sicuro che «nessuno lo seguirà» e netto: «Mai nessuna alleanza con loro».
Prima, c’era stato un sfogo: «Arrabbiato? No. Deluso e amareggiato. La Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo», spalancandogli «le porte di tutte le nostre sedi» e offrendogli «l’opportunità di essere candidato con noi in ogni collegio alle elezioni europee, io come tanti altri leghisti l’ho votato e fatto votare», scranno dal quale ora gli viene chiesto di dimettersi. Ma il «traditore», così lo chiamano nella Lega, per Salvini ha fatto «come Fini e così finirà», ed è già stato espulso dal gruppo dei Patrioti di cui faceva parte a Bruxelles. Continua Salvini: «Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa. Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto. Ma la storia purtroppo spesso si ripete: quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini».
Dagli alleati molti no comment, mentre Maurizio Lupi approva: Vannacci era «incompatibile» con il centrodestra, si è fatta «chiarezza».