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 2026  febbraio 03 Martedì calendario

Gli scrittori? Un branco di canari. Dalla Maraini a Mann, la passione degli autori per i cani

“C’è mai stato un buon autore che ha avuto un cane?” si è domandato sul New Yorker il norvegese Karl Ove Knausgård, lamentando la sua incapacità di scrivere con il suo cane tra i piedi. Una provocazione. Il “migliore amico dell’uomo” è sempre stato testimone privilegiato dell’ispirazione letteraria. Anton Cechov amava tenere sulle ginocchia la sua bassotta Quinine mentre scriveva – tanto da propiziargli il racconto La signora col cagnolino – mentre John Steinbeck sormontò la Route 66 a bordo della sua roulotte in compagnia di Charley, suo inseparabile barboncino, vedi Viaggi con Charley.
“Gli animali non ci chiedono parole, ma gesti. Non ci chiedono proclami, ma presenza. E forse, in quel semplice atto di rispetto, potremmo finalmente riconciliarci con la parte più autentica e gentile di noi stessi”: così scrive Dacia Maraini nel suo nuovo saggio Anche i cani a volte volano, in libreria per Solferino. La scrittrice – ultima all’appello di una nutrita bibliografia consacrata all’amore cinofilo – firma un pamphlet contro lo sfruttamento dei non-umani tra allevamenti intensivi e zoo e ricorda tra i suoi cani trovatelli Bionda: “Mi ha fatto da madre per anni. Mi ha protetta, curata, divertita e consolata”. Non sorprende questa intensità. Silvia Bortoli, storica traduttrice dal tedesco, nel suo Come il cane è arrivato tra noi ed è rimasto, uscito con Quodlibet, mette al centro una coppia con un marito minato dall’Alzheimer. Il loro inferno domestico di malattia e rassegnazione è mitigato dalla presenza di un cucciolo di Jack Russel. Helen Humphreys chiude il suo Cani selvaggi con un finale struggente: “Il cuore è una creatura selvaggia e in fuga. Il cuore è un cane che torna a casa”. Susanna Tamaro – che vive nella campagna umbra con i suoi “compagni di una vita” a quattro zampe – in L’amore di un cane ribadisce che la loro è “una resistenza affettiva che non è comprabile con niente”.
Se Paolo Cognetti definisce il suo border collie Lucky “il mio maestro zen, mi insegna cos’è la felicità”, Dino Buzzati – proprietario di boxer e bulldog – amava sentenziare che “il cane è la prova dell’esistenza di Dio”. Gertrude Stein addirittura armonizzava il ritmo della scrittura con il rumoreggiare del suo barboncino intento a bere l’acqua dalla ciotola. Lord Byron rischiò di contrarre la stessa rabbia che portò alla morte il suo terranova, alla cui memoria resta Epitaffio per un cane. Charles Dickens non si separava mai dal suo Timber, cocker spaniel bianco. Tra i cani che appaiono nelle sue pagine Bull’s Eye, il bull terrier di Oliver Twist. Arthur Conan Doyle affianca al suo celebre detective Sherlock Holmes il cagnolino Toby, alleato per scovare indizi e preferito all’aiuto della polizia londinese. Pablo Neruda ha dedicato innumerevoli versi ai suoi animali domestici, tra cui notoriamente Ode al cane. Come non ricordare “Oh nella notte il cane/ che abbaia di lontano” di Sandro Penna o Quindici stanze per un setter che Giovanni Giudici dedica a Scoop, suo cane da caccia, prigioniero in un appartamento milanese? In Flush. Biografia di un cane Virginia Woolf rende protagonista un cocker spaniel che vive con la sventurata poetessa Elizabeth Barrett.
Sono tanti i cani protagonisti di romanzi, riflesso implicito della passione dei loro autori. Da ricordare almeno Buck, l’husky che si ritrova nel Klondike per tirare le slitte dei cercatori d’oro ne Il richiamo della foresta di Jack London o Pallino, il cane che inizia a trasformarsi in un essere umano in Cuore di cane di Michail Bulgakov. O ancora Jack, abbandonato dal suo padrone protagonista di L’uomo e il cane di Carlo Cassola, o Bauschan, il bracco di Cane e padrone di Thomas Mann. Sebbene dentro a storie più vaste, memorabili anche Bendicò, il levriero “uno di famiglia” ne Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa; Blitz, il meticcio fedele compagno di Useppe ne La Storia di Elsa Morante; Ottimo Massimo, il bassotto che segue Cosimo Piovasco sugli alberi, legati da “un’intimità speciale”, ne Il Barone rampante di Italo Calvino.
Capostipite resta Argo nell’Odissea di Omero. Il cane, riconosciuto Ulisse nei panni di un mendicante dopo vent’anni di assenza, spira mentre lui prosegue il suo ritorno a casa a Itaca. Apologo sulla fedeltà che ha eco in tante opere come in I cani lo sanno di Andrea Scanzi, dedicato alle sue labrador, perché il cane “al contrario degli uomini riconosce sempre l’inganno e fiuta istintivamente la verità”, o come in Billy il cane di Alberto Rollo: “È stato prigioniero con noi del nostro sentimento del mondo”. Nel suo I cani del nulla, con la fida Gina nelle sue passeggiate serali, Emanuele Trevi sembra accomunare idealmente scrittori e cinofili: “Ci riconosciamo da lontano, perlustratori di giardinetti. Cerchiamo sostegno l’uno nell’altro, contro il mondo ostile”.