il Fatto Quotidiano, 3 febbraio 2026
Forza Italia, la lite dei morosi. “In 15 non pagano il partito”
Una dozzina di parlamentari, due viceministri, molti consiglieri regionali e un vicesegretario e presidente di Regione. Mentre Forza Italia esulta per il tesseramento che permetterà di finanziare in autonomia la campagna referendaria (250 mila iscritti in un anno, secondo i dati ufficiali), ai vertici del partito circola una lista di parlamentari che nel 2025 non sono in regola o non hanno versato personalmente la quota dei 900 euro mensili al partito. E che non lo hanno fatto nemmeno a dicembre.
Un vuoto che a luglio scorso aveva portato il partito ad approvare un bilancio con un disavanzo di 307 mila euro e il tesoriere Fabio Roscioli a minacciare provvedimenti in forma scritta nella sua relazione al bilancio: “Occorrerà adottare decisioni più rigorose per ottenere i pagamenti, anche facendo leva sulle norme interne al partito” per chi non paga. Cioè ineleggibilità e decadenza dagli incarichi.
Ora, tra i vertici di Forza Italia circola una lista di undici parlamentari che non hanno mai versato in prima persona nel 2025 sui 72 eletti tra Camera e Senato: uno su sette negli ultimi dodici mesi non ha mai pagato personalmente una quota o non ha raggiunto nemmeno la metà del dovuto al partito. Tra questi, 9 sono deputati e 2 senatori. Nella lista c’è il capogruppo Paolo Barelli che nel 2025 non ha mai versato, il suo vice Francesco Cannizzaro che personalmente ha donato 2.700 euro il 9 febbraio 2024, il presidente della Commissione Affari sociali Ugo Cappellacci (ultimo versamento da 4 mila euro l’8 maggio 2024), Giuseppe Castiglione (900 euro a gennaio), Andrea Gentile, Andrea Orsini, Annarita Patriarca (come Orsini in regola nel 2024, non nel 2025), Fabrizio Sala, Luca Squeri, Chiara Tenerini (ultima donazione a maggio 2024), Claudio Fazzone e Mario Occhiuto (2.700 a gennaio 2024).
A questi si aggiungono anche due viceministri non parlamentari (Sandra Savino che ha versato 2.800 euro ad agosto e Valentino Valentini) e il vicesegretario e presidente del Piemonte Alberto Cirio, il cui ultimo versamento risale al febbraio 2024 per 5 mila euro. Una fonte ai vertici del partito, inoltre, spiega che la maggior parte del disavanzo è prodotta dai consiglieri regionali, molti dei quali non pagano la quota, soprattutto nelle regioni del Sud dove Forza Italia è più rappresentata.
Tra i 14 parlamentari, viceministri e vertici di partito, però, non tutti devono essere considerati “morosi”. Alcuni di loro, come il capogruppo Barelli e il deputato lombardo Sala, non versano personalmente perché garantiscono al partito donazioni da altri investitori: “Contribuire al partito è un dovere e io l’ho sempre fatto regolarmente”, spiega Sala al Fatto.
Il problema, però, riguarda soprattutto i consiglieri regionali e alcuni parlamentari che sarebbero in uscita dal partito e quindi avrebbero smesso di pagare. Per alcuni di questi, spiegano le stesse fonti, presto potrebbe arrivare un invito formale a mettersi in regola visto che, oltre alla campagna referendaria su cui Forza Italia si è buttata pancia a terra essendo una antica battaglia berlusconiana, il prossimo sarà un anno importante per le casse del partito: ci sono le elezioni politiche e si dovrà finanziare la lunga campagna elettorale in vista delle urne del 2027.
Un segnale dovrà arrivare anche alla famiglia Berlusconi che anche quest’anno ha confermato i 600 mila euro di finanziamenti per il 2025: come gli anni precedenti, a giugno hanno versato 100 mila euro a testa i sei figli di Berlusconi. Tra i principali donatori negli ultimi dodici mesi c’è anche Letizia Moratti, che spera in un ruolo nazionale nella prossima legislatura (un ministero o addirittura la presidenza della Camera) ma anche il presidente di Enel, Paolo Scaroni, che tra gennaio e ottobre ha versato 85 mila euro agli azzurri. Forza Italia spinge per la sua riconferma ad aprile.