la Repubblica, 3 febbraio 2026
Usa contro Danimarca, per San Valentino il ghiaccio è bollente
Lo sport è così: ribalta tutto, guerra fredda e diplomazia. Ai Giochi non interessa tenersi lontano dai conflitti del mondo, anzi preferisce viverli e spesso sublimarli. Sarà un ghiaccio bollente quello di Santa Giulia a Milano il giorno di San Valentino tra Usa e Danimarca con la Groenlandia in panchina. E già perché il 14 febbraio non voleranno cuoricini. I predatori dell’isola perduta, contro i padroni della “terra verde”. Yankees contro Inuit. C’è chi la considera solo una partita di hockey e chi una prova generale di invasione con altri mezzi: intanto ti faccio gol e dimostro la mia superiorità. I primi del ranking mondiale contro gli ottavi. La storia ha le sue guerre, lo sport invece spesso ribalta supremazie e offre rivincite.
6 dicembre 1956, Melbourne, torneo olimpico di pallanuoto: l’Ungheria campione in carica incontra l’Urss. Un mese prima, il 4 novembre, le truppe sovietiche avevano invaso l’Ungheria e represso la rivolta. Il capitano magiaro Dezso Gjarmati gioca con modi bruschi, Valentin Prokopov dà dei fascisti agli ungheresi e con un pugno fa un occhio nero a Ervin Zador che come gli altri suoi compagni conosceva la lingua russa. Anche l’odio ha bisogno di una padronanza lessicale. Se ne dicono (e ne fanno) di tutti i colori. Passerà alla storia come la partita “dell’acqua piena di sangue”. Perché lo sbrego che ha Zador sul volto ha bisogno di 13 punti di sutura. Quattro gli espulsi, non bastasse scoppia anche una maxi-rissa sugli spalti dove ci sono 5.500 tifosi ungheresi inferociti e per poco i giocatori russi non vengono linciati. L’Ungheria vincerà 4-0 e si confermerà campione.
21 marzo 1969, mondiali di Stoccolma, sempre hockey su ghiaccio. I sovietici hanno stroncato la Primavera di Praga con i carri armati nell’agosto precedente. La nazionale cecoslovacca batte 2-0 l’Urss campione olimpica e conquista il titolo mondiale. Suchy e Cerny, i due marcatori, diventano eroi nazionali. Alla fine il pubblico grida un solo nome: “Dubcek, Dubcek”.
22 febbraio 1980, Giochi Invernali di Lake Placid, Usa. Sempre hockey su ghiaccio. L’orco è l’Urss, quattro titoli olimpici consecutivi e nel ruolo di vittime dovrebbero esserci gli Stati Uniti che hanno messo assieme una squadra di giocatori universitari e dilettanti. Mentre i russi sono dilettanti di stato e i loro campioni (Boris Mikhailov, Vjacheslav Fetisov e il portiere Vladislav Tretjak) dominano il ghiaccio. L’allenatore americano è Herb Brooks che fa finta di non sapere cosa scrivono i giornali. Non quelli di Mosca ma quelli del suo paese. Battere i sovietici? “A meno che il ghiaccio non si sciolga, ci si attende che i russi conquisteranno un altro titolo” scrive il New York Times. L’atmosfera è da guerra fredda: il presidente Jimmy Carter stava preparando il boicottaggio ai Giochi di Mosca come ritorsione all’invasione sovietica dell’Afghanistan e il confronto tra la miglior squadra del mondo e quella che per molti è un’armata Brancaleone si svolge in un’atmosfera piena di eccitazione. Finisce 4-3 per gli americani con il telecronista Al Michaels della rete Abc che inizia il conteggio: “Undici secondi, vi restano dieci secondi, stanno contando alla rovescia in questo momento? Morrow passa a Silk, restano cinque secondi di gioco. Credete nei miracoli? Sì”. Il gol decisivo lo segna il capitano Mike Eruzione (sua sorella sposerà il calciatore Giorgio Chinaglia) che si ritirerà poco dopo, a 25 anni: “Cos’altro posso chiedere alla vita?”. Nel 2004 esce il film Miracolo sul ghiaccio. Quando lo sport racconta la storia dalla parte di quelli che non vogliono essere vinti.
21 giugno 1998, Lione, fase a gironi della Coppa del Mondo di calcio, Usa-Iran. Tre anni prima il presidente Bill Clinton ha imposto nuove sanzioni e proibito ad aziende americane di avere contatti commerciali con la repubblica islamica. La polizia francese è in stato di allerta per il timore di attentati. L’ayatollah Khamenei aveva vietato ai suoi calciatori di avvicinarsi agli americani prima della partita. Finisce 2-1 per l’Iran con gol decisivo di Mehdi Mahdavikia, dodici stagioni in Bundesliga. E con gli abbracci in un clima di amicizia. “Abbiamo fatto più noi in 90 minuti che i politici in 20 anni”, è il commento di Jeff Agoos, terzino americano. Le due nazionali torneranno a incontrarsi il 29 novembre 2022 a Doha: fiori e doni addolciscono il pre-partita. Vincono gli Usa con gol di Christian Pulisic.
Da Miracolo sul ghiaccio a Miracolo a Milano? In attesa di Usa-Danimarca, la partita dei dazi che si giocherà a mazzate. Altro che San Valentino On Ice.