corriere.it, 3 febbraio 2026
Boss veneto del narcotraffico catturato in Colombia, tradito da un tatuaggio sul petto. I carabinieri: «Prima del blitz faceva il bagno tranquillo nella sua piscina»
«Prova a prendermi» era il film di Steven Spielberg, dove Leonardo Di Caprio sfuggiva a Tom Hanks per mezzo mondo fino alla cattura. Alla fine anche per Lorenzo Dei Meneghetti, dopo tre anni, la latitanza è finita. Come documentato dalle immagini captate con il drone della polizia colombiana, il 48enne chioggiotto si era rifatto una vita in Colombia, a Ciénaga, a pochi chilometri dalla città di Santa Marta, e passava le giornate nella grande piscina della sua villa. Ma i carabinieri del nucleo investigativo di Venezia e l’Interpol non hanno mollato l’osso e hanno continuato a cercarlo per eseguire la condanna definitiva a quasi 10 anni che pendeva su di lui dal febbraio 2023 per aver fatto parte di una banda che gestiva un traffico internazionale di stupefacenti dall’estero al Veneto. Pian piano il cerchio si è ristretto e l’hanno trovato proprio in Colombia: la certezza che fosse lui l’ha data un nome tatuato sul petto e venerdì scorso è scattato il blitz dei militari con la polizia del luogo. «Non ha detto nulla di particolare, ma era sicuramente stupito – racconta il generale Marco Aquilio, comandante provinciale dei carabinieri veneziani – D’altra parte poco prima faceva tranquillo il bagno in piscina».
Ma prima del blitz, va raccontata anche la storia della fuga, partita pochi giorni prima dell’udienza in Corte di Cassazione sull’associazione per delinquere dedita allo spaccio di droga. Dei Meneghetti – grazie alla ricostruzione fatta dai carabinieri con telecamere e tracce varie – era partito in treno ed era arrivato fino al confine con la Francia. Da lì si era diretto poi a Marsiglia, dove era riuscito a salire su una nave mercantile diretta ai Caraibi: come abbia fatto è ancora oggetto di indagini, ma potrebbe essersi imbarcato come lavoratore o aver pagato. Sbarcato a Guadalupe, invece che prendere l’aereo ha pensato di confondersi tra i passeggeri di una nave da crociera, di quelle che fanno il tour per le isole caraibiche: nel frattempo aveva cambiato identità ed era diventato Fanel Crirstel, romeno. Nella tappa di Trinidad&Tobago, però, dopo essere sceso per un’escursione organizzata, non era più risalito. Era il 5 marzo 2023 e ne avevano parlato anche i media locali di quel turista romeno sparito nel nulla, c’erano stati gli appelli social da condividere: «Missing, please share». E il 14 marzo si erano tutti tranquillizzati quando era stato ritrovato. «Salvo e in buone condizioni», scriveva TTT News, una tv dell’isola.
Ma il viaggio del latitante non era finito qui ed è proseguito fino in Colombia, dov’è stato arrestato quattro giorni fa. «Abbiamo seguito le tracce di denaro, i trasferimenti dall’Italia da parte di persone a lui vicine – afferma soddisfatto il procuratore capo reggente Stefano Ancilotto – È stato un lavoro lungo e faticoso, ma meticoloso, grazie anche alle autorità colombiane. A breve sarà estradato». «Non abbiamo mai mollato – aggiunge Aquilio, affiancato dal comandante del nucleo investigativo Giuseppe Battaglia – Quando abbiamo ristretto la zona in cui poteva essere, abbiamo mandato alcuni dei nostri uomini, rimasti lì otto giorni, condividendo le informazioni». Ora ci saranno ulteriori indagini per capire chi se avesse aiuti o appoggi.
Legato alle mafie di Italia, Tunisia e Albania
La notizia ha avuto un’eco enorme anche in Colombia, rilanciata dal capo della polizia William Oswaldo Rincón Zambrano, che l’ha definito «un boss del narcotraffico in Sud America». «È nella lista dei più ricercati in Italia, ha mantenuto legami con le mafie italiana, tunisina e albanese – sottolinea – Era uno dei principali facilitatori del narcotraffico tra Europa e America Latina».