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 2026  febbraio 03 Martedì calendario

Chiusa la stagione di caccia, il bilancio degli incidenti è di 13 morti e di 34 feriti

Tra il 1° settembre dello scorso anno e il 31 gennaio, periodo canonico della stagione di caccia, si sono registrati 13 morti per attività connesse all’attività venatoria, a cui vanno aggiunti 34 feriti. Due delle persone che hanno perso la vita e 11 di quelle rimaste ferite non avevano alcun legame con la caccia e si sono semplicemente trovate sulla traiettoria diretta o di rimbalzo dei proiettili, perché stavano camminando nei boschi o nei prati in campagna. I cacciatori morti sono invece 10, mentre 23 sono quelli rimasti feriti. Sono i dati diffusi come ogni anno dall’Associazione vittime della caccia (Avc), che monitora gli incidenti connessi con l’attività venatoria sulla base delle notizie diffuse dagli organi di informazione e tiene il drammatico bilancio che accompagna questa pratica. 
Dai numeri dei Avc emerge anche che la Sardegna è la regione in cui si è registrata la maggiore incidenza, con 9 casi (di cui 4 morti), seguita dal Piemonte con 7 (2 i morti), dalla Toscana con 6 (3 i morti) e dalla Calabria con 4 (nessun morto).  I numeri sono in calo rispetto alla stagione 2024-2025, quando vi furono 21 morti e 37 feriti, e rispetto anche alle stagioni precedenti. Ma restano comunque elevati. 
«Al numero delle vittime umane – sottolinea Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali e anche della Leidaa – vanno aggiunti i milioni di animali brutalmente uccisi e il danno incalcolabile arrecato al nostro patrimonio naturalistico, che dal 2022 è formalmente tutelato anche dalla Costituzione nell’interesse delle future generazioni. La caccia è una pratica barbara e desueta, per fortuna già in declino, che dev’essere solo fermata». 
La parlamentare fa notare che questi episodi riguardano solo i cacciatori legali e non l’attività illegale dei bracconieri che si svolge durante tutto l’arco dell’anno. «Questi ultimi sono incoraggiati anche agli attacchi ai limiti previsti dalla legge sulla caccia del 1992 – dice l’esponente di Noi Moderati – e dal declassamento della tutela di una specie iconica come il lupo. Questo quadro non è degno di un paese civile. Servirebbe abolire la caccia. Servirebbero maggiori controlli sulle tante forme di illegalità nel mondo venatorio, che le forze dell’ordine contrastano con meritorio impegno e non li ringrazieremo mai abbastanza. La lobby dei cacciatori è sempre più ristretta, la stragrande maggioranza degli italiani osteggia la caccia. Nei palazzi della politica è tempo di prendere nota».
Anche la Lega per la protezione degli uccelli (Lipu) chiede di fare un passo indietro sulla riforma dell’attività venatoria affidato ad un disegno di legge che porta le firme dei capigruppo della maggioranza. «Bisogna archiviare in modo definitivo la lunga stagione della caccia selvaggia» sottolinea Lipu in una nota, ricordando anche lo studio realizzato con l’Università di Milano che dimostra come le date della migrazione riproduttiva degli uccelli siano anticipate rispetto ai dati ufficiali Ue. Sulla base di quest’ultimo era stata avanzata nelle settimane scorse la richiesta di revisione dei calendari, per evitare che le migrazioni avvengano nel pieno della stagione venatoria e non alla fine della stessa.  
«Il tempo dei fucili è finito – commenta Alessandro Polinori, presidente di Lipu-BirdLife Italia – La natura ha bisogno di un’altra attenzione, un’altra visione, un cambio di rotta. Alle Regioni chiediamo di rivedere i calendari venatori, in modo che escludano rigorosamente la caccia alle specie in sofferenza e siano rispettosi dell’anticipata e certificata migrazione prenuziale degli uccelli. Alla presidente Meloni e al suo governo chiediamo invece il ritiro del disegno di legge Malan, ponendo così fine ai tentativi, anacronistici e inopportuni, di rilanciare una caccia che non può più esistere».