Corriere della Sera, 3 febbraio 2026
Niscemi, 137 edifici da abbattere. Il procuratore: non faremo sconti
Ci sono le scuole che riaprono, i bambini che giocano, c’è pure il sole e nel piazzale dell’istituto risuonano le parole incoraggianti della dirigente scolastica Licia Salerno: «Questo è il giorno della rinascita, dopo il buio c’è il sole, dopo la tempesta l’arcobaleno…». Davanti a lei centinaia di alunni, sfollati e non, che cantano in coro l’inno di Mameli, Supereroi e Vivere a colori. L’atmosfera è bella.
Un chilometro più in là, al primo piano del Comune di Niscemi, c’è invece chi ricorda il disastro e le responsabilità degli uomini che l’hanno causato rendendo così la cittadina molto più grigia. È il procuratore di Gela, Salvatore Vella, che ha parlato della sua inchiesta: «Andremo a capire se l’evento era prevedibile, come sembra emergere da diversi documenti, e se era anche prevenibile». Promette che non farà sconti: «Non ci fermeremo qualunque sia il livello dei soggetti coinvolti. Non guarderemo in faccia a nessuno anche di fronte a responsabilità apicali».
Il fatto che non ci sono ancora indagati nel suo fascicolo significa poco: «Non resterà così per lungo tempo». Vella parla della volontà della procura di accertare le cause «di un evento enorme, che non ha eguali sul territorio europeo». E già delinea i due filoni d’indagine: «Ragioneremo sul fronte frana, su quello che oggi è un dirupo e ieri era una zona di Niscemi, e guarderemo anche al carico edilizio che si è creato sul pianoro».
L’inchiesta penale, per disastro colposo e danneggiamento a seguito di frana, avrà a che fare con case e palazzi ma anche con la gestione delle acque piovane e reflue. «Ci avvarremo della collaborazione di tre consulenti tecnici, professori del Dipartimento di Scienza della terra dell’Università di Palermo».
I pm sono già partiti con le acquisizioni: «Documenti cartacei, immagini, foto satellitari che saranno messe a disposizione dall’Agenzia spaziale italiana». Per processare la grande mole di informazioni, riguardante un trentennio (dal 1997, l’anno della prima frana), verrà usata anche l’intelligenza artificiale, contestualmente alle indagini tradizionali. È già stata pianificata l’audizione di vari testimoni. Domanda: anche quella del ministro Nello Musumeci? «Non lo possiamo anticipare». Così, il procuratore. Vella appare molto determinato a far luce su un disastro che parla di oltre 1.300 sfollati, di 5 edifici crollati, 4 in bilico, 137 inagibili, 3 scuole chiuse e 323 alunni trasferiti. Alcune cifre sono destinate a peggiorare: «Quelle case che vedete sopra la frana vanno demolite o precipiteranno», ha preannunciato Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile. «Entro 50 metri dal costone crollato non rientrerà più nessuno: le costruzioni o crolleranno da sé o saranno rase al suolo», gli ha fatto eco Renato Schifani, governatore della Sicilia. Tradotto: quei 137 edifici considerati inagibili potrebbero essere abbattuti. Ma l’orizzonte non è tutto nero: «In questo momento la fascia di sicurezza di 150 metri, individuata come precauzionale, tiene al sicuro i cittadini e questo è il risultato prioritario che bisogna raggiungere – ha aggiunto Ciciliano – ma ci sono case che potrebbero essere restituite ai cittadini quando si sarà fatto un controllo preciso sul movimento della frana». Ha precisato che sta rallentando, una piccola luce nel buio. L’altra sono i quasi 3 mila bambini e ragazzi tornati sui banchi di scuola. Sembrano felici. Ma gli psicologi attivati dall’azienda sanitaria avvertono, attraverso la dirigente Antonella Campo: «Il cambiamento improvviso degli spazi e delle abitudini può generare paura e disorientamento, soprattutto nei più piccoli». Il sostegno coinvolgerà anche dirigenti scolastici, insegnanti e genitori.