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 2026  febbraio 03 Martedì calendario

Gli artisti dei Grammy tra dediche ai migranti e battute su Trump. E lui minaccia denunce

L’utilizzo dei galà di premiazione (in questo caso quello dei Grammy Awards) da parte degli artisti per lanciare messaggi politici è quasi un format. Ma era invece finora inedita, quantomeno per la sua virulenza, una reazione come quella del presidente Donald Trump che su Truth ha subito minacciato di scagliare gli avvocati contro il conduttore della serata Trevor Noah, «chiunque egli sia», definendolo un «totale sfigato» nonché un «patetico e incapace presentatore idiota».
E dire che Noah non aveva osato neppure troppo. Aveva solo detto che la rapper Nicki Minaj (che qualche giorno fa si era definita la «sostenitrice numero uno di Trump») non era presente alla serata perché impegnata a discutere di temi importanti con il presidente – e segnatamente di chi avesse il sedere più prominente. E aveva commentato il premio per la miglior canzone dell’anno, andato a Billie Eilish: «Wow! È il Grammy che tutti gli artisti desiderano, almeno quanto Trump desidera la Groenlandia, il che ha senso, voglio dire, perché l’isola di Epstein non c’è più e ha bisogno di una nuova isola per passarci il tempo con Bill Clinton!». Una battuta che Trump, il quale ha sempre negato, senza mai essere smentito, di aver frequentato l’isola del finanziere pedofilo, ha preso malissimo. Come deve aver preso malissimo anche il fatto che Bad Bunny abbia vinto il premio per il miglior disco. Il presidente nel suo post su Truth sui Grammy non cita l’artista portoricano, ma, quando quest’ultimo era stato scelto per esibirsi al Superbowl in programma per l’8 febbraio, aveva dichiarato, annunciando che lui non sarebbe andato allo stadio: «Non ho mai sentito parlare di lui. Non so chi sia. È una decisione ridicola».
Alla serata dei Grammy Bad Bunny l’ha «ripagato» iniziando così il suo intervento: «Prima di ringraziare Dio, dirò: “Via l’Ice”». Per poi dedicare il premio ricevuto «a tutte le persone che hanno dovuto lasciare la loro patria per seguire i loro sogni». Ancora più diretta, sul palco, Billie Eilish che, dopo aver detto che «nessuno è clandestino in una terra che è stata rubata», ha concluso con un «Fuck Ice!». Lo stesso messaggio, nella più educata variante «Ice Out», compariva anche sulle spille indossate da Carole King, Margo Price, Justin Bieber, Joni Mitchell e molti altri artisti, mentre qualcuno, come Mark Ruffalo e Natasha Lyonne, ha preferito la spilla «Be Good» (Siate buoni), in omaggio a Renee Good, uccisa a Minneapolis dagli agenti dell’Ice. Poi, nel corso della serata, Olivia Dean ha detto: «Sono su questo palco come nipote di un nonno migrante (la cantante inglese ha origini caraibico-guyanesi, ndr) e sono il frutto del suo coraggio». Shaboozey, con le lacrime agli occhi, ha ringraziato sua madre, originaria della Nigeria. E Justin Vernon (Bon Iver) aveva invece appuntato sul bavero un fischietto, a sostegno dei cittadini di Minneapolis che avvertono i vicini dell’arrivo degli agenti dell’Ice.
Ma, tra tanti potenziali bersagli, Trump – che ha scritto su Truth che «i Grammy Awards sono il PEGGIO e sono praticamente inguardabili» – se l’è presa in particolare con il conduttore: «Noah ha detto, IMPROPRIAMENTE per quanto mi riguarda, che io e Clinton abbiamo passato del tempo sull’isola di Epstein. SBAGLIATO! Non posso parlare per Bill, ma io non ci sono mai stato». E poi, dopo aver fatto riferimento ai suoi avvocati e a vari soggetti contro cui ha agito legalmente, il presidente ha concluso così il suo post: «Preparati, Noah, sto per divertirmi un po’ con te» Firmandosi: «Il presidente D.J.T.».