Corriere della Sera, 3 febbraio 2026
Informatori, confidenti, amici: nei «file» la rete di Epstein. E spunta un «figlio segreto»
Jeffrey Epstein ha avuto un figlio, del quale ancora oggi non si sa nulla? È ciò che suggeriscono due email datate 21 settembre 2011, una delle quali firmata «Sarah». Ovvero Sarah Ferguson, l’ex moglie di Andrea Mountbatten-Windsor, che infatti nei due messaggi dice di «averlo sentito dal Duca di York». Ma cosa? «Hai avuto un maschietto». Pochi minuti dopo, la seconda email: «Non sapevo neppure che aspettassi un bambino». Nessun dettaglio su chi potesse essere la madre, né c’è una risposta del finanziere pedofilo.
È solo uno delle centinaia dei nuovi retroscena che emergono dai 3 milioni e più di pagine degli «Epstein Files» divulgati il 30 gennaio. Il finanziere, morto in carcere nell’agosto del 2019, teneva una corrispondenza quotidiana con Steve Bannon, potente consigliere di Donald Trump, con il quale discuteva dei più svariati argomenti, dalla politica in giù; ma anche con Terje Rød-Larsen, il diplomatico norvegese che fu tra i negoziatori degli accordi di Oslo e gli garantiva contatti di alto livello tanto in Medio Oriente quanto a Mosca.
Epstein riusciva ad ottenere memo riservati del governo britannico da Peter Mandelson, e accoglieva nella sua magione newyorchese l’ex ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire. L’incontro con quest’ultimo è confermato da due mail inviate dal finanziere nel 2018. Un altro ex ministro d’Oltralpe, Jack Lang, è finito nella bufera per i suoi stretti legami con Epstein. Stretti al punto che sua figlia, Caroline, nel 2016 fondò una società offshore con il finanziere. «Fui ingenua», dice ora a Mediapart, mentre l’ex titolare della Cultura sostiene che «all’epoca non si poteva sapere dei suoi crimini» (ma la prima condanna di Epstein risale al 2008).
Da un memo dell’Fbi del 2017, che raccoglie le informazioni di una fonte ed è segnato «Segreto//Nessuna diffusione all’estero», si legge che Epstein sarebbe stato «il gestore delle ricchezze di Vladimir Putin». Epstein arriva addirittura a scrivere – in una mail inviata nel 2013 all’ex premier israeliano Ehud Barak – che «Putin mi ha chiesto di incontrarlo. Gli ho detto di no». Quanto ci sia di vero, nel documento del Bureau e nel resto dei files, è impossibile da stabilire. Sui social rimbalzano palesi falsi, a partire da una foto generata con l’Ai in un cui posano Ghislaine Maxwell, Epstein, Bill Clinton, Bill Gates, Jeff Bezos e un adolescente Zohran Mamdani con la madre Mira Nair. Il post è stato visualizzato centinaia di migliaia di volte.
Di vero, invece, c’è il fatto che le identità e le fotografie di decine di vittime sono state diffuse per errore. Il dipartimento di Giustizia ha arruolato oltre 500 avvocati per censurare tutti i dati sensibili, ma il Wall Street Journal, spulciando nelle carte, ha scoperto che i nomi di 43 vittime non sono stati oscurati. Tra queste anche donne che erano minorenni quando subirono gli abusi. Il New York Times ha trovato una quarantina di fotografie di 7 ragazze nude e con il volto visibile, ritratte in alcuni casi sull’isola di Epstein. Il ministero ha ripubblicato i documenti con le opportune censure solo dopo la segnalazione del quotidiano.
Donald Trump, intanto, insiste sulla sua totale estraneità. Ieri, su Truth, ha scritto: «Non solo non ero amico di Epstein, ma, in base alle informazioni appena diffuse, Epstein e un “autore” bugiardo e viscido di nome Michael Wolff hanno cospirato per danneggiare me e/o la mia presidenza. Inoltre non sono mai andato sull’isola infestata di Epstein, mentre quasi tutti questi Democratici Corrotti ci sono andati». In effetti, non ci sono prove che il presidente sia mai stato sull’isola. Ma la sua lunga – e documentata – amicizia con Epstein è più che nota. Tanto che nel 2002, a una rivista, disse: «Conosco Epstein da 15 anni, è un uomo fantastico».
Ieri, al Congresso, la Commissione vigilanza della Camera ha respinto la richiesta di Bill e Hillary Clinton di testimoniare sui loro legami con Epstein. La coppia rischia un’accusa per oltraggio.
Nel frattempo, le prime ricadute italiane: sui messaggi tra Epstein e Steve Bannon, in cui quest’ultimo nel 2019 scriveva di «essere concentrato a raccogliere fondi per Salvini», il Pd annuncia un’interrogazione parlamentare: «È inaccettabile che ci sia anche solo un’ombra sul vicepremier senza che venga fatta piena chiarezza». Dura la replica della Lega: «Non abbiamo mai chiesto né ricevuto finanziamenti. Siamo di fronte a gravi millanterie».