Corriere della Sera, 3 febbraio 2026
Mosca «riattiva» l’allarme atomico. «Senza trattato tutti in pericolo»
A meno di un improbabile ripensamento trumpiano dell’ultima ora, l’era del controllo degli armamenti nucleari si chiude ufficialmente giovedì prossimo. Quel giorno scade infatti, senza rinnovo, il Trattato New Start tra Russia e Stati Uniti, che dal 2010 fissa a 1.550 per parte il numero massimo di testate atomiche schierate da ognuna delle due Superpotenze.
Non è contento soprattutto il Cremlino, che lancia un monito: «Non voglio dire che lasciar cadere l’accordo significhi un’immediata catastrofe e che subito inizierà una guerra nucleare, ma dovrebbe metterci tutti in allarme», ha detto Dmitrij Medvedev, che sedici anni fa da presidente della Russia firmò il New Start a Praga con Barack Obama.
In genere a suo agio nel ruolo di testa d’ariete e uso ad abbandonarsi a sbotti sgangherati e minacciosi, si sussurra anche etilici, Medvedev, numero due del consiglio per la Sicurezza, questa volta esprime un messaggio ufficiale urbi et orbi del vertice russo. Con studiata liturgia, infatti, ha convocato nella sua dacia per un’intervista non solo la Tass e il blog di guerra WarGonzo, ma anche l’agenzia Reuters.
«L’orologio corre e ora ovviamente accelererà», ha dichiarato Medvedev, riferendosi al Doomsday Watch, il simbolico cronografo dell’Apocalisse che segnala la vicinanza di un conflitto termonucleare. Ma ha subito toccato il tasto della moderazione, precisando: «Non siamo interessati a un conflitto globale. Non siamo pazzi».
A prescindere dall’andamento dei rapporti con Mosca, Donald Trump non ha mai amato il New Start. Un po’ perché odia qualsiasi cosa sia stata negoziata e firmata da Obama, sua nemesi per quel Nobel per la Pace, che lui insegue come inafferrabile chimera. Un po’ perché nell’idea di Trump ogni nuovo negoziato nucleare dovrebbe comprendere anche la Cina, terza potenza atomica, sia pure molto indietro rispetto a Mosca e Washington dal punto di vista del numero di testate operative. Ma Pechino continua a rifiutarsi di partecipare a ogni trattativa che abbia come scopo finale la limitazione del suo arsenale atomico. Il mese scorso, nell’intervista al New York Times, alla domanda sul New Start, Trump è stato fatalista: «Se scade, scade, vuol dire che ne faremo uno migliore».
Interessante, tuttavia, è che il miglioramento dei rapporti con Putin, che ha segnato il primo anno della seconda presidenza Trump, sia per il momento rimasto circoscritto all’Ucraina e alle potenziali ricadute di un accordo di pace, come per esempio lo sfruttamento dell’Artico. Ma non è servito a far progressi sul New Start, dove Trump ha totalmente ignorato la disponibilità del Cremlino a continuare a rispettare il Trattato, anche in assenza di un rinnovo formale. Nell’intervista, Medvedev non ha risparmiato i soliti strali all’Europa, governata a suo avviso da un «branco di idioti», che avrebbero rovinato la loro economia nel tentativo fallito di sconfiggere la Russia. Quanto alla guerra in Ucraina, l’ex presidente ha detto che la Russia ha «aumentato rapidamente i propri volumi di produzione dei droni dall’inizio dell’operazione speciale e ora l’industria della difesa lavora come un’orologio».
Sull’Ucraina il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha confermato che domani e dopodomani si terrà ad Abu Dhabi un nuovo round di trattative tra Russia, Ucraina e Stati Uniti. Il primo ciclo negoziale si era svolto sempre nella capitale degli Emirati Arabi il 23 e 24 gennaio, ma nonostante alcuni progressi si era bloccato sul Donbass, la regione orientale che Putin vorrebbe annettersi per intero, comprese le parti che oggi i suoi soldati non controllano. Al tavolo di Abu Dhabi, lo ha annunciato ieri la Casa Bianca, sarà presente anche l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff.