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 2026  gennaio 31 Sabato calendario

Marzio Barbagli: "Il sesso non c’entra monogamia e poligamia sono un fatto politico"

Chi pensa che ci sia un ordine naturale nel modo in cui l’essere umano si organizza per formare una famiglia, sbaglia di grosso. Non esiste una famiglia naturale. Come non esiste un concetto di monogamia per natura. Anzi, è piuttosto il contrario. La monogamia è un’eccezione. Come recita il titolo dell’ultimo saggio del sociologo Marzio Barbagli, professore emerito dell’Università di Bologna, accademico dei Lincei, membro della European Academy of Sociology, autore di una trentina di libri che spaziano dallo studio delle famiglie (Sotto lo stesso tetto. Mutamenti della famiglia in Italia dal XV al XX secolo, 1984), al fine vita (Il suicidio in Occidente e Oriente, 2009 e Alla fine della vita. Morire in Italia e altri paesi occidentali,2018) al sesso (Comprare piacere. Sessualità e amore venale dal Medioevo a oggi, 2020), solo per citare i più famosi. Sono tutti editi dal Mulino, come questo enorme lavoro di ricerca Monogamia. Storia di un’eccezione, una cavalcata attraverso lo spazio e il tempo lunga 548 pagine (di cui 132 di note, bibliografia e indice dei nomi). Il titolo può stupire e lo stupore dei lettori accolse, mezzo secolo fa, l’affermazione dell’antropologo inglese Jack Goody, che disse: «nelle culture umane è la monogamia ad essere rara, mentre è comune la poliginia». Dati alla mano: l’81 per cento delle culture studiate e conosciute sono poligamiche (un uomo con più mogli, anche se per essere precisi si dovrebbe definire poliginiche), solo il 18 per cento monogamiche e ancora più rare, solo in Tibet o in Polinesia, quelle poliandriche (una donna con più uomini). Eppure crediamo il contrario. Perché? Togliamo subito dal piatto l’ipotesi più facilona e cioè che la poligamia è accettata perché «non si può mangiare sempre lo stesso pesce», come rispose un marocchino a una signora inglese alla domanda delle sue molte mogli. Niente più che una battuta. I motivi veri sono altri e ben più interessanti e profondi, come spiega il sociologo Barbagli: «Chiariamo subito che ci sono diversi tipi di poligamia e di monogamia. La sorpresa nasce perché si è scoperto che gran parte della storia dell’umanità, per decine di migliaia di anni, gli uomini e le donne l’hanno trascorsa in famiglie poligamiche. La monogamia è una rarità nella lunga storia dell’uomo. Un’eccezione, quindi».
Perché parla di diversi tipi di poligamia?
«Ci sono stati almeno tre tipi diversi di poligamia. Quella dei sovrani e degli imperatori e dei principi. Quella delle aristocrazie e la poligamia generale che riguarda la grande maggioranza della popolazione».
Perché la poligamia è stata la forma prevalente?
«Partiamo dalla prima forma: il motivo principale è il desiderio e la necessità di allearsi con gli altri popoli. Sposare molte figlie o molte sorelle di sovrani nemici mi garantisce neutralità o amicizia. Il secondo motivo ha a che fare con lo status: quante più mogli e concubine io ho, tanto più importante sono. Il terzo motivo, che riguarda tutto il resto della popolazione, è un modo per affrontare la eventuale sterilità della prima moglie e un modo per avere più figli. Nelle società di cui stiamo parlando, visto anche l’alto tasso di mortalità infantile, il numero dei figli è una risorsa importante».
Cosa l’ha colpito di più studiando queste diverse forme di poligamia?
«Una delle cose più difficili da capire per noi è che la poligamia generale è un modo attraverso il quale, in situazioni particolari di agricoltura sottosviluppata, tipo in alcune zone dell’Africa subsahariana, gli uomini si servono delle donne come forza lavoro gratis. Gli storici economici distinguono tra agricoltura della zappa e agricoltura dell’aratro. Dove domina la zappa è stato dimostrato che la poligamia era più diffusa. Per esempio, fra i Kapauku della Nuova Guinea, l’ideale è accumulare più mogli possibili perché si prendono cura dei maiali, indicatore di ricchezza. Chi ha più mogli può produrre più maiali».

Lei scrive che Montesquieu pensava che in Asia nascessero più donne e in Europa più uomini. Per questo gli uomini potevano avere più donne.
«Sappiamo che non è vero e anche il grande Montesquieu sbagliava. Però lo squilibrio nel numero tra uomini e donne ha in certi casi favorito la poligamia generale in Africa. Pensiamo al periodo della tratta degli schiavi: specie all’inizio, veniva portati via soprattutto gli uomini e rimanevano molte più donne disponibili. A ciò vanno aggiunti alcuni tabù di molte società per cui le donne non possono avere rapporti sessuali in certi periodi della vita: durante il ciclo mestruale e durante la menopausa. Per ovviare al problema un uomo doveva avere più donne. Ed era spesso la stessa donna a pregare il marito di prendere un’altra moglie, per fare altri figli e per poter avere altri rapporti sessuali».
A noi adesso pare un’aberrazione. Esiste ancora?
«In certe culture direi di sì. Sono credenze in cui mi sono imbattuto anche in altri miei studi».
Altri stupori rispetto alla poligamia?
«La cosa più incredibile è che gli europei ancora oggi pensano che il motivo della poligamia sia che gli uomini vogliono avere molte donne, per avere molti rapporti sessuali. Non c’entra nulla: dove un uomo aveva migliaia di donne non poteva neppure conoscere il nome di ognuna o trascorrere una notte l’anno con ciascuna se non nel corso di trent’anni. Il sesso non c’entra niente».
E la monogamia quando nasce?
«Viene attribuita alla nascita del cristianesimo, ma in verità nasce in Grecia e a Roma, cinquecento anni prima di Cristo. Durante l’Impero Romano vengono emanate molte leggi che proibiscono a un uomo di avere più mogli. È consentito però il divorzio, anche da parte delle donne. Quindi questa è una monogamia seriale, in cui posso sposare un’altra persona dopo che ho divorziato».
E la monogamia cristiana?
«È l’unica che prevede un matrimonio indissolubile. Mi ha colpito che nasce con difficoltà teoriche e teologiche da parte dei padri della Chiesa, perché nell’Antico Testamento gran parte dei potenti sono poligami. Si deve quindi giustificare perché prima era legittimo avere più mogli e dopo non più. In sostanza si arrampicano sugli specchi. La posizione più famosa è quella di Sant’Agostino per il quale la poligamia nel passato era una concessione di Dio perché bisognava popolare la terra, allora poco abitata. Quindi non avevano più mogli per lussuria, ma per procreare. Popolato il mondo, avere più donne è peccato, per la visione della sessualità nella Chiesa».
Come riesce la monogamia ad affermarsi?
«È un processo lungo e tortuoso, che dura secoli. In verità la monogamia indissolubile dura molto poco, perché già con la riforma protestante viene introdotto il divorzio e quindi parliamo di monogamia seriale: un partner alla volta, con la possibilità di cambiarlo durante la vita. Si ricordi la battaglia furiosa in Italia per il divorzio: si scontravano due concezioni culturali di far famiglia del tutto diverse».

Qualcuno potrebbe obiettare: e la legge di natura dove la mettiamo?
«Non la mettiamo. Il dibattito sulla legge di natura risente molto delle preferenze ideologiche, ma che non ci aiutano a chiarire cosa succede. Nel caso della Chiesa, è una religione, quindi ha credenze legittime però con la natura non c’entrano».
E poi ci sono le altre forme di legame: omosessuali, poliamorose…
«Qui si vede chiaramente come evocare la legge di natura nasconda una preferenza ideologica e religiosa, ma non scientifica. Il matrimonio tra due persone dello stesso sesso, in vigore in 39 paesi nel mondo, è una forma di monogamia ma la più distante che si possa immaginare da quella indissolubile cristiana. È questo il futuro? Non credo, perché i non eterosessuali sono appena il 4 per cento della popolazione. Nel libro metto bene in evidenza l’importanza della cultura, non della natura. Il poliamore è ancora meno diffuso, sia geograficamente che come percentuale nella popolazione. Ma quello che dominerà nel futuro sarà la monogamia seriale della convivenza senza matrimonio, in cui ci si può accasare e riaccasare senza neppure dover divorziare».
In tutto questo racconto rimane per me il grande mistero delle donne. Lei riporta molti esempi in cui non solo approvavano la poligamia ma la promuovevano.
«È comprensibile che se nasci in un sistema ti pare normale che sia così. Spesso erano le prime mogli a spingere il marito a prenderne altre per condividere il lavoro, per alleviare il carico. Questo inizia a cambiare tra fine Settecento e inizio Ottocento. A differenza di quello che avviene nelle due Americhe, la spinta alla monogamia viene da vari fattori: in Giappone dal fascino dell’Occidente da parte della classe dirigente. In India e in Cina l’elemento fondamentale sono le donne, che si battono contro la poligamia e il concubinato. Si associano, si battono per l’affermazione di vari diritti, tra cui anche il divieto di poligamia. È il frutto delle battaglie sull’eguaglianza».