Il Messaggero, 2 febbraio 2026
Più pensioni di invalidità pesa l’invecchiamento (non l’addio al Reddito)
L’aumento degli assegni di invalidità negli ultimi anni non dipende dall’addio a Reddito e pensione di cittadinanza e dalla loro sostituzione con l’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro. Ma è una diretta conseguenza dell’inverno demografico. A dirlo è l’Inps, che in un documento visionato da Il Messaggero prova a smentire, numeri alla mano, quanto circolato nelle ultime settimane dopo un’analisi della Cgia di Mestre. Allo scorso 31 dicembre 2024 il numero delle pensioni di invalidità erogate in Italia ammontava a 4,3 milioni, di cui quasi 900mila sono prestazioni previdenziali (per chi ha versato contributi) e circa 3,4 milioni sono di natura civile (puramente assistenziali e basate sul reddito). La crescita delle prestazioni civili rispetto al 2020 è stata del 7,4%, mentre quelle previdenziali sono diminuite del 14,5%.
Secondo la Cgia di Mestre «l’abolizione del Reddito ha lasciato vulnerabile una fascia della popolazione caratterizzata da difficoltà occupazionali strutturali» e «l’aumento delle pensioni di invalidità civile potrebbe aver rappresentato per molte famiglie l’unica forma concreta di sostegno economico disponibile».
«Dimostrare una correlazione diretta – prosegue l’Ufficio studi della Cgia – risulta impraticabile, il dubbio che vi sia stata una qualche connessione tra i due fenomeni rimane, in particolare al Sud». Il numero delle prestazioni nel Mezzogiorno è infatti salito oltre la media nazionale, all’8,4%, con un boom del 7,4%, in particolare, tra 2022 e 2024. Il tutto mentre il Reddito di cittadinanza, diffuso maggiormente proprio al Sud, veniva eliminato progressivamente proprio nel corso del 2023.
Il Mezzogiorno ha i tre quarti della popolazione del Nord, ma conta 500mila invalidi civili in più del Settentrione. L’importo annuale più alto, pari a 2,73 miliardi, viene corrisposto alla Campania. E, in questo quadro, le truffe sulle false pensioni di invalidità sventate dalla Guardia di Finanza valgono decine di milioni l’anno.
L’età avanzata, però, come evidenziato dall’Inps è un fattore determinante nell’accesso alle prestazioni di invalidità civile. Gli ultraottantenni rappresentano stabilmente circa il 35% dei beneficiari delle prestazioni di invalidità erogate ogni anno. Ma tra il 2020 e il 2024 il loro numero netto, visto l’invecchiamento generale, è salito del 16,5%, da poco meno di 4 milioni a 4,6 milioni. Non solo, l’aumento maggiore delle prestazioni non si è registrato nelle Regioni con più ex percettori del Reddito in assoluto (Campania e Sicilia), anche se è stato superiore alla media nazionale in Puglia (tra le Regioni con più beneficiari, negli scorsi anni, del vecchio sostegno varato dal governo Conte I).
In ogni caso tra 2022 e 2023 il numero delle pensioni di invalidità civile liquidate ai percettori o gli ex percettori del Reddito di cittadinanza è cresciuto del 23,5%, ma tra 2023 e 2024 (anno dell’effettivo progressivo smantellamento del sussidio) il numero è calato del 2,6%. Tutti questi dati, secondo l’Istituto, «confermano che l’aumento delle pensioni di invalidità civile è progressivo e coerente con l’andamento demografico».
Insomma, per l’Inps non ci sarebbe «nessun utilizzo distorsivo o strumentale delle prestazioni di invalidità per aumentare la ricchezza familiare dopo la fine del Reddito», né tantomeno un diretto «effetto di sostituzione tra le due misure». L’aumento delle pensioni di invalidità civile sarebbe solo «una risposta fisiologica del sistema di welfare all’evoluzione demografica del Paese». Niente “furbetti” del Reddito o post-Reddito, insomma. I tecnici dell’Istituto concludono spiegando che «le dinamiche strutturali di natura demografica e sanitaria meritano approfondimenti specifici separati», invece di scaricare tutte le colpe «su politiche di breve periodo di contrasto alla povertà e inclusione lavorativa».
Dal 2019 a novembre 2024 i controlli mirati della Guardia di Finanza sulle truffe legate al Reddito di cittadinanza sono stati 75.910 e hanno portato a individuare 62.215 persone sospettate di aver percepito o richiesto indebitamente il beneficio, per oltre 665 milioni di euro. Secondo l’Inps, però, tra aprile 2019 e dicembre 2023 la spesa complessiva per Reddito e pensione di cittadinanza ha superato quota 34,5 miliardi. Insomma, le truffe sono valse meno del 2% della spesa. Il paragone con altre misure statali è significativo. Sulle agevolazioni edilizie (incluso il Superbonus 110%) il “contatore” dei crediti inesistenti sequestrati secondo la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate è arrivato a oltre 9,3 miliardi (a oltre il 4% della spesa totale, pari a quasi 220 miliardi).