La Stampa, 2 febbraio 2026
Piero Gros: "L’Ice in Italia? Ne farei volentieri a meno Ai Giochi punto su Franzoni, Paris outsider"
Piero Gros, una medaglia d’oro olimpica in slalom e una Coppa del mondo generale, talento e trasparenza, mette subito le mani avanti. «Non voglio polemizzare. Faccio i miei auguri agli azzurri perché i Giochi sono il sogno della vita per ogni sportivo. Una cosa però la devo dire».
Prego.
«La prima è sulla questione dei tedofori. Duemila anni fa si fermavano le guerre per seguire le Olimpiadi. Oggi, invece, proibiamo a un campione olimpico di sci nordico, Silvio Fauner (oro nella staffetta di Lillehammer 1994 in Norvegia con De Zolt, Albarello e Vanzetta), di portare la fiaccola perché è vicesindaco di un paese di montagna a due passi da Cortina. Lo trovo assurdo. A Torino non c’erano stati problemi...».
Cosa pensa della presenza dell’Ice in Italia?
«Ne farei volentieri a meno. Durante questi giorni di festa noi cittadini non possiamo essere blindati. Non vedo la necessità della loro presenza».
Lei ha partecipato a due Olimpiadi da atleta, a Innsbruck ’76 e a Lake Placid ’80. A undici da commentatore televisivo per lo sci alpino, infine è stato tra gli organizzatori di Torino 2006. Paragoni con Milano-Cortina 2026?
«Sono momenti e situazioni differenti. Milano-Cortina sarà un successo, perché noi italiani siamo bravi negli eventi. Hanno delocalizzato tutto, usato le piste di Coppa, un progetto che fa parte delle problematiche dello sport moderno. Bormio è perfetta per gli uomini, come Cortina lo è per le donne. Un’altra località di eccellenza è Livigno, una garanzia. Sono bravissimi, hanno sempre organizzato le gare di freestyle, sarà un grande spettacolo. Anche noi torinesi il primo giorno avevamo qualche problema con i volontari, è normale. Poi li abbiamo risolti. Sono stato “sindaco” dei volontari per quattro anni, sono andato nelle scuole, ho mostrato i filmati per diffondere i valori dello spirito olimpico. Detto questo, in questa edizione avrei evitato qualche spesa inutile».
A cosa si riferisce?.
«Alla pista di bob a Cortina. Parlo da privato cittadino e da sportivo. Sono scandalizzato dalla spesa, circa 200 milioni. Potevano usare l’impianto di Cesana o di Innsbruck, non dovevano ripetere l’errore del 2006. In più mi chiedo perché non pensano ad una pista per la velocità dello sci alpino. Noi a Sestriere abbiamo avuto due ragazzi che sono morti in pista per la mancanza di sicurezza. Matilde Lorenzi e Matteo Franzoso. Avrei preferito un tracciato fisso, invece di una pista di bob, specialità che conta 44 tesserati. E aggiungo: al posto di Predazzo avrebbero potuto usare il trampolino di Pragelato. Detto questo le Olimpiadi sono sempre belle, lo saranno anche queste».
Ci racconta le sue esperienze, a partire dal trionfo nello slalom dei Giochi ’76?
«Il 1976 ho vinto è stato il mio anno magico, ero nella rosa, tra i più forti. Le Olimpiadi non sono come la Coppa, lì ti giochi tutto in un giorno. Se vinci sei privilegiato, hai onori e gloria. Però anche partecipare è una grande soddisfazione perché essere scelto in squadra non è affatto facile. Le selezioni sono aperte a tutti ma solo i più forti ce la fanno, entrare nel nostro quartetto, quello della Valanga Azzurra, era un’impresa, il livello tecnico e agonistico era altissimo».
Come è cambiata la sua vita con l’oro?
«In realtà poco. Perché la vera svolta, per me, è arrivata quando sono stato convocato in Nazionale a 16 anni. Sono andato a fare i test atletici, poi il primo allenamento a Madonna di Campiglio e il gruppo militare. Ero un ragazzino e quel salto è stata una rivoluzione. Ho conosciuto un mondo nuovo, sono stati momenti bellissimi. Perché vivevi con i tuoi compagni, c’era competizione, un’esperienza incredibile».
In chi si rivede oggi?
«In Nazionale nessuno degli atleti assomiglia a me o a Gustavo Thoeni. Vinatzer non ha ancora vinto nulla e, dal mio punto di vista, ha più chance in gigante che in slalom. È evidente a tutti. Noi vincevamo la Coppa, andavamo forte. Certo, lui non parte favorito e forse è meglio. Può sciare con la mente libera. L’Olimpiade ti divora dal punto di vista della pressione. E poi oggi è molto difficile restare ai vertici. Prendiamo lo slalom, ogni gara ha un vincitore differente, a Kitzbuehel ha vinto Feller, a Schladming Kristoffersen. Per i Giochi ci sono anche Meillard, Pinheiro e Noel. Sono almeno quindici gli sciatori che possono vincere una medaglia».
Franzoni?
«Ha un bell’atteggiamento, mi piace. Ha una sciata morbida, fantastica. Potrebbe centrare la gara».
Paris?
«È un fuoriclasse. A Bormio, sulla sua pista, da lui mi aspetto di tutto. Ma le discese lunghe come la “Stelvio” si vincono da metà in giù e lui pagherà l’età. Deve restare lucido. Non ha più la freschezza e la spensieratezza di un atleta di 25 anni».
E le donne? Pronostici?
«È più complicato. Bisogna vedere se Goggia trova la giornata migliore e come sta la Brignone».
Come commenta la convocazione di Giada D’Antonio, la più giovane della spedizione azzurra a Milano-Cortina.? È stata una scelta corretta?
«Non seguo i punteggi, ma so bene che ci sono dinamiche all’interno della squadra che devono essere rispettate. E qualche ragazza sarà stata esclusa. Ma l’Olimpiade è importante ed è ovvio che la federazione e i tecnici abbiano voluto tentare il tutto per tutto. Il ragionamento è stato “non abbiamo chanches in slalom, allora mettiamo delle giovani”. L’obiettivo è salire sul podio».
Come va la programmazione del film “la Valanga Azzurra” di cui è stato protagonista? Avete ancora tanti eventi?
«Ne abbiamo ancora uno a Verona. Adesso ci fermiamo perché è giusto lasciare spazio alle Olimpiadi. E le dico...è ora che la Valanga vada in vacanza, ci vuole un po’ di relax anche per noi. Abbiamo bisogno di tempo per goderci le gare. Sarà uno spettacolo, tiferò per gli azzurri».