repubblica.it, 2 febbraio 2026
Costa Rica, conservatrice Fernàndez è la nuova presidente:“Ora cambiamento profondo e irreversibile”
"È nostro compito costruire la terza repubblica. Il mandato che mi ha conferito il popolo sovrano è chiaro: il cambiamento sarà profondo e irreversibile”, ha detto la presidente eletta del Costa Rica, Laura Fernàndez, da un palco allestito all’esterno di un hotel di San Josè, dove si sono riuniti centinaia di suoi sostenitori. La candidata del partito di destra al governo ha ottenuto una netta vittoria al primo turno delle elezioni presidenziali: con il 69,4% dei seggi scrutinati, ha raccolto il 49,61% dei consensi, superando ampiamente la soglia del 40% necessaria per evitare il ballottaggio.
A grande distanza il candidato socialdemocratico Álvaro Ramos, che si è fermato al 32,12% dei voti, secondo i dati diffusi dalla Corte suprema elettorale. Fernàndez, 39 anni, considerata espressione della destra “trumpiana”, ha così migliorato le previsioni dei sondaggi pre-elettorali, che la davano al 44%.
Fernàndez ha annunciato nel suo primo discorso dopo la vittoria un “cambiamento profondo e irreversibile” per fondare “la terza repubblica” e ha promesso all’opposizione che il suo governo sarà improntato al “dialogo e alla conciliazione”.
In Costa Rica, con il termine “seconda repubblica” si indicano i cambiamenti politici avvenuti dopo la guerra civile del 1948, come ad esempio l’abolizione dell’esercito e la stesura di una nuova Costituzione politica. Fernàndez, che assumerà la carica l’8 maggio prossimo, non ha specificato i cambiamenti che intende promuovere nella “terza repubblica”, ma durante la sua campagna elettorale ha promesso di riformare il potere giudiziario e altre istituzioni dello Stato, mentre i leader del suo partito hanno riconosciuto che uno degli obiettivi è quello di riformare la Costituzione politica per consentire la rielezione consecutiva.
La sua agenda prevede l’adozione di misure ispirate alla strategia del leader salvadoregno Nayib Bukele, tra cui la costruzione di una megaprigione e l’imposizione dello stato di eccezione nelle zone controllate dai narcotrafficanti. Mentre le opposizioni temono una concentrazione di potere simile a quella salvadoregna, Bukele ha già inviato le sue congratulazioni. Il risultato consoliderebbe la recente ondata di vittorie della destra in America Latina.