la Repubblica, 2 febbraio 2026
Dominik Paris: “Mi ricarico per le Olimpiadi. Sulla Stelvio scendo senza pensieri”
La prima volta che è salito sul un podio di una gara di Coppa del mondo era il 29 gennaio 2011, secondo nella discesa libera di Chamonix. Da allora sono passati quindici anni, Dominik Paris nel frattempo ha avuto due figli, ha vinto ventiquattro gare nelle discipline veloci e, alle soglie dei 37 anni che compirà tra un mese, si prepara a rappresentare l’Italia alla sua quinta Olimpiade, sulla neve dura della pista Stelvio. Come il giovane talento Giovanni Franzoni e Florian Schieder, nella discesa di sabato ai Giochi Paris sarà nel primo sottogruppo, con pettorale compreso fra 6 e 15, mentre Mattia Casse sarà nel secondo. Intanto, ieri Paris ha fatto le prove generali, arrivando secondo nella libera sulla pista di Crans-Montana, più lenta rispetto a quella di Bormio, nell’ultima gara di Coppa del mondo prima di Milano Cortina. Prima di salire sul podio, si prende le pacche sulle spalle del cannibale Marco Odermatt, quarto alla fine. «Sono contento di essere arrivato davanti a uno svizzero, ma sarebbe stato meglio lasciarli dietro tutti e due!», scherza l’eterno ragazzo della Val d’Ultimo, felice del suo secondo posto, spostandosi lungo la batteria delle telecamere e dei registratori dopo la gara.
Lo svizzero che le è arrivato davanti qui a Crans è Franjo Von Allmen. Vi rivedrete fra pochi giorni a Bormio, e quella invece è casa sua. Sulla Stelvio lei ha vinto sette volte.
«Sulla Stelvio posso scendere senza pensare troppo, ed è la cosa più bella. Conosco il posto e conosco la pista. So come affrontarla e come muovermi. Devo solo cercare di avere subito buone sensazioni».
E questa bella prestazione a Crans, che sensazioni le dà?
«Oggi non ho fatto una gara perfetta, ma molto meglio di altre quest’anno. Ho commesso meno errori, finalmente. Questo podio arriva proprio nel momento giusto. Sono passati dieci mesi dalla vittoria nel superG di Kvitfjell, in Norvegia. Questo risultato mi dà sicuramente più fiducia, anche se il distacco dal primo è alto. Adesso c’è l’appuntamento più importante della stagione».
I complimenti di Odermatt le hanno fatto piacere?
«Certo. Nel nostro sport, i complimenti ce li facciamo sempre dopo le gare. Ognuno cerca di dare il suo massimo. Sugli sci si corre contro l’orologio, non uno contro l’altro. Sono cose che impari col tempo».
Rispetto a quando era un ragazzino e affrontava le prime gare, in cosa è cresciuto?
«Con gli anni si impara a gestire tutto. Da giovane cerchi solo di avvicinarti al limite, vai sempre all’attacco. Quando sei più esperto invece provi a fare le cose nel modo giusto, cerchi sempre di più la precisione».
È questo che insegna ai giovani azzurri che rappresenteranno con lei l’Italia ai Giochi, a partire da Giovanni Franzoni?
«Aspetto che siano loro a chiedermi consigli, e quando lo fanno glieli do volentieri. Anche per me è una bella cosa potermi confrontare con loro, che hanno un altro punto di vista. Non si finisce mai di imparare, davvero. E la voglia di vincere non diminuisce, aumenta».
Qui a Crans ha pensato di potere vincere?
«Un pensiero l’ho fatto, quando ho guardato lo schermo e ho visto Marco dietro di me. Ma sapevo che sopra c’era ancora Franjo e batterli tutti e due sarebbe stata durissima. Comunque ho fatto una bella gara. Non sono riuscito a fare bene il lancio, ma dall’entrata del muro in giù ho fatto il mio meglio. Potevo stringere di più nel finale, sembravo veloce ma non bastava. Sono felice, comunque. Sono in fiducia per le Olimpiadi. Sto benissimo e sono scorrevole. Quando scio come so, vuol dire che ci sono».
Lei ha appena rinnovato il contratto con il suo sponsor tecnico fino al 2028. Per quanto tempo ancora vorrà continuare a gareggiare?
«Non c’è fretta di fermarsi, e nemmeno di pensarci. Al futuro si pensa a fine stagione, adesso ci sono le gare».